Le poesie

Il dialetto

di Nino Del Duca

07-12-2008

Per commentare un fatto che è successo
o illustrare un'idea che è sorta in mente
ognuno usa un linguaggio dfferente.

C'è chi si esprime con parole astruse
per sfoggiare, orgoglioso, il suo sapere,
e chi, avendo le idee molto confuse,
confonde i fatti (e mischia fischi e fiaschi)
per cui sarebbe meglio il suo tacere,
poi c'è chi offende le orecchie della gente
parlando molto, senza dire niente.

Qualcuno pensa che, nel comunicare,
dobbiamo sempre, in ogni circostanza,
usare solamente le parole
e le  frasi che formano il linguaggio
della lingua ufficiale. - È naturale
che se si tratta di leggi o scienze esatte,
è meglio usare parole e locuzioni
catalogate nel vocabolario
per evitare qualche incomprensione.

Ma, se applicato con pedanteria
(criticando anche l'uso del dialetto)
questo concetto è alquanto riducente.

Il linguaggio non è una cosa statica
si appropria, senza fare distinzioni,
di vocaboli nuovi oppure antichi
per adeguarsi a nuove situazioni.

Ora è assai in voga la parola "inciucio"
che sintetizza l'odierna confusione.
Non è "italiano" (è presa dal dialetto)
ma, a detta dei politici, è perfetta.

I dialetti, rispetto all'italiano,
non formano un'antitesi.  Contengono
nel loro insieme, un patrimonio immenso
di storia patria che ci raffigura.
Usarli è un modo giusto ed efficace
per preservarlo, un gesto di cultura.

Io parlo in modo semplice, alla buona.
Quello che penso sulla nostra vita,
sui fatti lieti e le vicende amare,
lo dico in un linguaggio rallegrato
dal suono dolce e lieve di parole
che il mondo canta, quando vuol sognare.

Sento che è giusto, (ma lascio ai semiologhi,
certamente di me più competenti,
l'onere di spiegarne le ragioni),
così come mi sento rallegrato
quando ascolto una frase in siciliano,
in romanesco, sardo, milanese...
Tutti i dialetti, per me, sono una musica
ineggiante all'Italia, al mio Paese.


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