Cultura

L'Ambasciatore a Washington, Giovanni Castellaneta

L'ambasciatore Castellaneta sulla sospensione dei corsi AP Italian. Una sfida per gli italo-americani

di Giovanni Castellaneta*

11-01-2009

La diffusione della lingua e della cultura italiane nel mondo è uno degli obiettivi prioritari della nostra politica estera ed impegna cospicue risorse umane e finanziarie da parte del nostro governo.
Gli undici Uffici consolari negli Stati Uniti, i Dirigenti scolastici, i Direttori degli Istituti di Cultura sono quotidianamente impegnati per promuovere interventi per l'inserimento nelle scuole locali di corsi di italiano, l'organizzazione di corsi di formazione per gli insegnanti, l'organizzazione di manifestazioni culturali a sostegno della nostra lingua. Un lavoro tenace e costante, che si svolge con l'aiuto indispensabile della nostra comunità e delle Associazioni italo-americane, che hanno un ruolo fondamentale a fianco delle Autorità diplomatico-consolari e che qui desidero ringraziare.


I risultati non mancano. Negli Stati Uniti l'Italiano è al quarto posto tra le lingue più studiate a livello scolastico, con oltre 120.000 studenti. Negli ultimi dieci anni si è registrato un incremento del 60 per cento dei corsi di italiano a livello di College. Sono 250 le Università americane che dispongono di corsi o Dipartimenti di italiano; 80.000 gli studenti della nostra lingua a livello universitario. L'Italia è al secondo posto nell'Unione Europea, dopo la Gran Bretagna e prima della Spagna, per numero di studenti americani ospitati: 25.000 all'anno a partire dal 2005.


Appare quindi in piena controtendenza la notizia della sospensione per l'anno scolastico 2009-2010 dei corsi ed esami AP in lingua e cultura italiana da parte del College Board, dopo soli tre anni dal loro avvio nel 2006.
Due sono le cause di questa battuta d'arresto: l'ancora scarso numero di partecipanti e le difficoltà di copertura delle relative spese. Essi sono ovviamente correlati tra loro perché un numero elevato di studenti per l'AP di italiano consentirebbe al College Board di rientrare almeno parzialmente da tali spese. Il nocciolo del problema è dunque non tanto e non solo di trovare i finanziamenti, quanto piuttosto di accrescere il numero dei corsisti per l'AP nella nostra lingua.


E' questa la sfida che intendiamo affrontare. Ma questa sfida non può essere vinta senza il fondamentale coinvolgimento dell'intera nostra comunità presente negli Stati Uniti, dai 25 milioni di cittadini americani che hanno origini italiane e che rappresentano l'8 % dell'intera popolazione degli USA.
E' a loro che il resto degli americani guarda per avvicinarsi di più al nostro Paese, nei gusti, nelle mode, nella cd. "Italian way of life". E nella lingua.
Oggi, negli Stati Uniti, l'Italiano si sta trasformando da lingua "etnica" a lingua "di cultura". Essa ha valicato i ristretti confini domestici delle famiglie italiane di emigranti, dove spesso si tramandavano di padre in figlio sue forme dialettali. Oggi l'italiano è considerata una lingua di "élite" che esercita una grande attrattiva per tutti coloro che, per il suo tramite, intendono aprirsi all'immenso patrimonio culturale, artistico e di civiltà del nostro Paese.
Propiziatori di questo passaggio, di questa trasformazione di mentalità, siete voi, cari Lettori di "America Oggi", le vostre famiglie e, soprattutto, i vostri figli, giustamente orgogliosi della loro "americanità" ma anche interessati di scoprire le loro più lontane origini acquisendo la più importante chiave di lettura a questo scopo: parlare l'italiano. Un loro "drappello" ha recentemente partecipato alla Prima Conferenza Mondiale dei Giovani residenti all'estero, svoltasi a Roma lo scorso dicembre. Li ho incontrati qui a Washington ed ero emozionato nel vederli sinceramente interessati a saperne di più sull'Italia di oggi. In alcuni, l'italiano era ancora stentato, ma tutti mi hanno assicurato: "Vogliamo continuare a studiare l'italiano, vedrà Ambasciatore, la prossima volta che ci incontreremo come lo parleremo bene!".


Sono fiducioso che questa tendenza si rafforzerà sempre più e che, anche grazie all'impegno ammirevole dell'intera comunità italo-americana, saremo in grado di avvicinare all'AP di italiano molti altri giovani di questa comunità che, a loro volta, potranno "contagiare" altri studenti americani in questo percorso.
Dobbiamo quindi considerare la sospensione di un anno dell'AP di italiano un'occasione per riflettere, insieme, sulla sfida che ci attende e per renderci conto che ciascuno di Voi, cari Lettori, può "fare la differenza", chiedendo informazioni sull'Advanced Placement Program ai Vostri Uffici consolari (anche tramite internet), ai Comites, alle scuole, parlandone con i Vostri figli, contattando le Associazioni (la NIAF, l'OSIA, UNICO, l'Italian Language Foundation, l'AATI tra le altre) che già tanto fanno e continueranno a fare per la promozione della nostra lingua in questo Paese.


Da parte mia, posso assicurare il massimo sforzo del Governo italiano e della rete diplomatico-consolare negli Stati Uniti per una pronta riattivazione dei corsi e degli esami di AP in lingua e cultura italiana. Lo stesso Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si è personalmente impegnato alla causa dell'AP, ribadendone l'importanza nel contesto più generale delle eccellenti relazioni bilaterali tra i nostri due Paesi. Sento quindi di intepretare in pieno il suo pensiero nel ringraziare l'associazionismo italo-americano per l'impegno a favore dell'insegnamento della nostra lingua e per la ripresa dell'AP di italiano, e nell'incoraggiare tutti Voi, cari Lettori, ad associarvi a questa causa.
Ringrazio anche "America Oggi' per l'interesse che da sempre dedica sulle sue pagine a questo importante tema.


*Ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti

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