Visti da New York

Al, apri quella porta o taci!

di Stefano Vaccara

07-07-2007

Al Gore dopo aver entusiasmato, ipnotizzato con quel suo documentario da Oscar, ora comincia a stufare. L’ex vicepresidente capace nel 2000 di vincere il voto popolare e perdere la Casa Bianca, non può continuare a cercare di convincerci che i nostri figli vedranno la fine del mondo a meno che... “we the people” cominciamo a  “turn around” il global warming che causerebbe i cambiamenti climatici che sciolgono i ghiacciai etc etc e ripeterci che dobbiamo agire subito per influenzare i governi etc etc etc.

Al Gore è stato bravissimo finora. “Earth Live”, il concerto planetario che si sta suonando nei cinque continenti mentre scrivo, è una favola, soprattutto perché si canta e si balla anche a Shanghai.  Senza l’attivo coinvolgimento del gigante che non tornerà più a dormire, qualunque nuova strategia globale per il clima è semplice utopia. Come afferma Sunshine, una mia amica cinese che lavora per l’Onu ed è super impegnata ad organizzare una conferenza sullo sviluppo sostenibile da tenersi tra due anni proprio in Cina, quest’ultima “non può restare il problema ma diventare la soluzione”. Ma per convincere cinesi e resto del mondo, la musica degli appesantiti Duran Duran, Genesis e Police non basta. Abbiamo bisogno di nuovi leader che cambino i bottoni nella stanza. Leader da eleggere, ora.

Al Gore oggi ha fatto pensare il mondo facendolo cantare, ora cambi marcia. Quel nome Al suona da sempre tra il futuristico e l’inquietante, almeno per me. E’ colpa del film di Kubrick “2001: a Space Odyssey”. Quella terrificante scena,  il computer “Hal” che si rifiutava di aprire la porta.... Porca miseria, apri quella maledetta porta Al, comincia a correre e riprenditi la Casa Bianca. Sei stato bravissimo negli ultimi anni trasformandoti da politico legnoso col sorriso da venditore di detersivi, a paladino della Terra capace di mobilitare per lei giovani e vecchi.  Ma basta così, lo show è durato abbastanza. Mettiti a correre sul serio. Sei onestamente convinto dei pericoli di cui ci terrorizzi da due anni? Allora rischia tutto e tenta di essere eletto a leader necessario del governo più potente, non abbiamo bisogno di perder altro tempo per convincere qualcuno che sarebbe messo lì proprio per rubarci quel tempo. Perché altrimenti, caro Al Gore, se continui a tener la porta d’ingresso al potere chiusa perché “Tipper and I have decided so...”, allora piantala subito, hai stufato! L’uomo che 7 anni fa prese più voti di Bush e che potenzialmente potrebbe già essere il candidato politico più popolare della terra, non può chiedere alla gente comune di agire senza lui assumersi per primo le sue responsabilità. Sfonda la porta della Casa Bianca Al, raccogli la sfida e dai la possibilità di votare per chi potrebbe restituire l’immagine perduta dell’America al Mondo, rimettendola nelle condizioni per cominciare a salvarlo. Oppure taci e non spaventarci più.

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Ciao Antonio

Salutiamo il console generale italiano, Antonio Bandini, che lascia New York dopo quattro anni di mandato. Bravo Antonio, sei stato un efficace diplomatico nella sostanza e non solo nella forma, e grazie anche alla tua super compagna di vita Consuelo. A pagina 4 troverete una precisa descrizione del modo in cui Bandini ha saputo condurre il suo lavoro. Qui mi preme aggiungere come i veri amici si riconoscono quando non ripetono soltanto quanto sei bravo, ma quando sanno anche criticarti. Antonio Bandini è stato un amico e supporter dell’Italia e degli italiani a New York perché ha saputo tanto lodare quanto evindenziare difetti, non accettandoli ma spronando a cambiare. Questo in vari campi. L’esempio più importante, almeno per chi scrive, è quando Bandini ha messo in chiaro che il messaggio di una certa “nuova storia”, degli italiani brava gente sempre e comunque, come si era tentato di propagandare qualche anno prima, con lui non sarebbe passato. Basta ricordare gli interventi del Console  Bandini nel ricordo degli anni tremendi delle leggi razziali e dell’Olocausto.  Bandini per chi scrive è stato un bravo console perché ha saputo difendere gli interessi dell’Italia in America senza edulcorarne il carattere o alimentando leggende, ma descrivendola per quella che è. Ciao Antonio, a New York lasci ciò che hai seminato, un campo d’italianità genuina.

svaccara@aol.com

 

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