La politica

Referendum: effetto Walter

di Alessandra Chini

10-07-2007

ROMA. "Se mi aspettavo di più da Veltroni? No. Ho registrato un passo in avanti significativo perché, mentre in passato lo avevo sentito esitare sulla valutazione del risultato del referendum, ieri l'ho visto sostenerlo". Il ministro della Difesa Arturo Parisi, il giorno dopo il botta e risposta con Walter Veltroni sul referendum, prova a smorzare le polemiche. Poco dopo aggiungerà che "il Pd non può permettersi troppe risposte o posizioni diverse a una domanda così importante", ma le sue parole sono ben diverse da quelle di lunedì.
In effetti, l'attacco di Parisi al sindaco di Roma era stato oggetto di parecchie critiche, soprattutto da esponenti del Pd. "Parisi fa della coerenza un suo costume di vita - ironizza il numero due dell'Ulivo alla Camera Gianclaudio Bressa - per questo sono sicuro che chiederà anche a Romano Prodi di firmare il referendum elettorale...". Sulla stessa lunghezza d'onda il diessino Marco Filippeschi, della segreteria della Quercia, per il quale è evidente che l'uscita di Parisi "non è legata al referendum ma piuttosto al 14 ottobre, Parisi si decida...". Ma c'é anche chi, come il ministro Giovanna Melandri, del comitato referendario, prova a calmare gli animi. "Non voglio entrare in questa polemica - fa sapere - voglio solo prendere atto positivamente che c'é stata una grande crescita nella raccolta delle firme in queste ultime ore, il che dipende da diversi fattori, non ultimo, credo, dalla convinzione con cui il sindaco di Roma ha sostenuto le ragioni dei referendari, che sono quelle di una grande riforma".
In effetti anche il comitato conferma che l"effetto Walter' ha inciso sulle firme. "Da quando Veltroni ha fatto lunedì lo show - assicura il costituzionalista Stefano Ceccanti - il comitato referendario è invaso di telefonate di elettori del centrosinistra che vogliono firmare e allestire banchetti". Il rush finale è appena iniziato, ma a giudicare dal clima che ieri si respirava al convegno organizzato dal comitato, la 'quota salvezza' dovrebbe essere vicina. "Non mi chiedete più a quanto stiamo - scherzava il presidente Giovanni Guzzetta con i cronisti - sennò poi ve ne andate il vacanza fino al 24 luglio (il termine ultimo per la raccolta ndr.)". Dopo l'impegno costante di An nella raccolta delle firme ieri anche Alessandra Mussolini assicura quella di Azione Sociale. "Bisogna dare una scossa - afferma - a questo vergognoso stallo parlamentare creatosi sulla riforma della legge elettorale".
Di contro la Lega scende in campo per dire, con Roberto Maroni, che si sta organizzando perché "se ci sarà il referendum non venga garantito il quorum". Ostile al referendum e in particolare contro i ministri impegnati a favore della consultazione popolare c'é anche il Guardasigilli Clemente Mastella che minaccia: "Se nella coalizione qualcuno non rispetta l'impegno preso sulla bozza Chiti si rompe la coalizione". Ma a controbattergli ci pensa Guzzetta per cui la posizione di Mastella "é esattamente ciò che noi vogliamo colpire, cioé un partito di 534 mila elettori che può impedire qualsiasi decisione ad una maggioranza che ne rappresenta 19 milioni". "A casa mia - ironizza - non si chiama democrazia ma oligocrazia, un termine molto vicino a oligarchia...".

 

 

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