Cultura

Gaspare Barbellini Amidei

Una vita tra cultura e notizia. Morto Barbiellini Amidei

12-07-2007

ROMA. Se ne è andato all'improvviso, all'età di 72 anni, Gaspare Barbiellini Amidei e il mondo politico e il mondo giornalistico piangono il maestro e l'amico. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso tutta la propria tristezza e il sindaco di Roma Walter Veltroni ha ricordato la persona splendida che era. Giancarlo Mazzucca, direttore di QN con cui Barbiellini collaborava, ha parlato delle telefonate di mattina per ricevere critiche e consigli: "L'ho sempre considerato prima di tutto un uomo di cultura, tanto che lo chiamavamo professore, ma era anche un grande giornalista con il senso della notizia". La morte del giornalista e scrittore, nato a Marciana all'Isola dell'Elba il 26 novembre 1934, ha colto tutti di sorpresa: sempre pronto a prendere posizione (l'ultimo editoriale di due giorni fa è stato in favore del referendum), Barbiellini Amidei è stato costantemente schierato in difesa di quell'insieme dei valori tradizionalmente cristiani.

Il suo essere profondamente liberale lo ha anche spinto, agli inizi degli anni '70, su mandato del direttore del Corriere della Sera Piero Ottone, a vincere le riserve di Pier Paolo Pasolini per avviare la collaborazione con il quotidiano di via Solferino. Lo stesso ruolo ha avuto con Goffredo Parise, Alberto Moravia, Natalia Ginzburg. ''Ho convinto molti artisti, musicisti, scienziati e filosofi a farsi in qualche modo giornalisti nei reportage, in articoli di fondo e commenti di prima pagina - ha ricordato una volta - Non solo affrontavano argomenti di attualità ma trasformavano in fatti, per il grande pubblico delle edicole, temi culturali di solito destinati a una ristretta area di lettori". Era un intellettuale moderno che non aveva perso il contatto con l'ultima generazione, portando avanti quel discorso sui giovani intrapreso anche da scrittore con alcuni saggi, da I nostri ragazzi (1982) a Ragazzo dove vai? (1990). E infatti il grande critico Carlo Bo, proprio per questa sua attenzione, rivendicò per lui, il ruolo di guida e di suggeritore, proprio in quanto giornalista: "Guida può sembrare eccessivo, tanta è ormai la nostra abitudine al superficiale, al gratuito, al rifiuto di responsabilità appena maggiori. Ma in questo caso significa soltanto rispettare quelli che sono i proposito di Barbiellini... richiamare e restituire la funzione di giornalismo ai suoi veri compiti, ai suoi veri doveri".

Questa sua visione illuminata del giornalismo lo ha portato alla vice direzione del Corsera, poi alla direzione del Tempo dove è succeduto a Gianni Letta, conquistandosi nel tempo un ruolo di opinionista sulla terza pagina del Corriere, autore di articoli di fondo (l'ultimo è di due giorni fa su QN), partecipando alle più popolari rubriche e trasmissioni in radio e in televisione. Tanti i saggi legati spesso alla sua esperienza di professore ordinario fuori ruolo di sociologia della comunicazione. Si misurò anche con la narrativa, come dimostra il romanzo Storia di Lei (1986) il cui protagonista, Francesco, non a caso redattore del Corriere della Sera, cerca di riconquistare l'amore della sua donna, Cecilia e per farlo riesamina anche i rapporti con le donne con cui la ha tradita.

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