Dall'Italia

Il sindaco di San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli

Processo S.Giuliano. Tutti assolti per il crollo della scuola

di Rodolfo Calò

14-07-2007

LARINO (CAMPOBASSO). Si è concluso con una contestata assoluzione di tutti i sei imputati il processo per il crollo della scuola elementare molisana di San Giuliano di Puglia dove, nel terremoto dell'ottobre 2002, morirono 27 bambini ed una maestra. La lettura della sentenza di primo grado, pronunciata nella vicina Larino, è stata accolta da proteste dei genitori delle piccole vittime che hanno inveito contro i legali degli imputati e innescato quasi un'ora di tensioni, tenute a freno dai Carabinieri che hanno scortato l'allontanamento di giudice e avvocati.

La pubblica accusa aveva chiesto condanne fra i dieci ed i cinque anni di reclusione per due tecnici, tre imprenditori ed il sindaco di San Giuliano di Puglia, Antonio Borrelli, che nel crollo perse una figlia. La difesa aveva perorato l'assoluzione, giunta con formula piena, lasciando senza colpevoli il crollo della scuola "Jovine".

Una vicenda che commosse l'Italia ed il mondo: durante le febbrili ore di scavo, in quel 31 ottobre di cinque anni fa, le maestre tentavano di calmare i piccoli intrappolati fra le macerie facendo cantare loro canzoni e recitare preghiere; pianti e lamenti sempre più flebili di bambini agonizzanti si udirono per ore, prima di spegnersi.

È stata respinta la tesi accusatoria che la scuola sarebbe stata costruita così male, violando molte norme edili, che sarebbe crollata anche senza il terremoto, che peraltro non fece cadere alcun altro edificio della zona.

La difesa, per sostenere che il sisma fu l'unica causa del crollo, ha fatto anche leva sulla circostanza che l'allora sindaco Borrelli non avrebbe certo voluto far correre rischi a sua figlia Antonella. L'accusa, per tutti, era di omicidio colposo plurimo, lesioni colpose plurime e disastro colposo (per i due tecnici c'era anche il concorso in falso ideologico): in pratica il pm Nicola Magrone aveva sostenuto che gli imputati avevano agito con tanta negligenza, imperizia ed incapacità professionale da rendere la scuola ‑ già prima del sisma ‑ "al limite del collasso" per la gracilità delle sue strutture portanti. Anche i parenti delle vittime erano convinti della colpevolezza di Borrelli e degli altri imputati: il dipendente comunale responsabile della pratica per la sopraelevazione, Mario Marinaro, il progettista e direttore dei lavori, Giuseppe Laserra, gli imprenditori edili Carmine Abiuso, Giovanni Martino e Giuseppe Uliano, che però sono per ora giudicati innocenti. Nell'hotel adibito a palazzo di giustizia, perché il tribunale di Larino è troppo piccolo per contenere l'interesse di pubblico e media, oltre ad insulti e urla sono volate anche sedie e tavolini di plastica.

"Li avete ammazzati due volte", é stato urlato, mentre ancora il giudice leggeva la sentenza. Le madri delle vittime si erano presentate indossando collane con immagini dei loro 'angelì e una di loro è svenuta per strada. Bisognerà ora attendere le motivazioni della sentenza, previste comunque già prima dei canonici tre mesi, per sapere come è stata accolta la tesi difensiva. Intanto il procuratore capo di Larino Magrone ha detto che valuterà in seguito se presentare appello o meno. Questo è stato il suo ultimo processo in cui, proprio nell'udienza di oggi, è avvenuto un simbolico incidente: è caduto il cartello con la scritta "La Legge è uguale per tutti", male affisso sopra al giudice.

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