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Libia. Oggi verdetto per il medico e le infermiere bulgare

16-07-2007

IL CAIRO. Ore di ansia e di speranza per le cinque infermiere e il medico bulgari condannati a morte in Libia con l'accusa di avere volontariamente contagiato oltre 400 bambini con il virus dell'Aids: un accordo di indennizzo per oltre 400 milioni di dollari alle famiglie delle vittime, confermato ieri, potrebbe aprire le porte del carcere in cui gli imputati sono rinchiusi dal 1999. Domani si riunirà a Tripoli il Consiglio superiore delle istanze giudiziarie, un organo politico che dipende direttamente dal ministero della Giustizia, per esaminare la sentenza della Corte Suprema libica che mercoledì ha confermato la condanna a morte.

Il Consiglio ha il potere di commutare la pena capitale in ergastolo - da scontare in patria in base a un trattato di estradizione - o anche di annullarla.

Ieri le infermiere e il medico hanno presentato una domanda di "grazia e clemenza" allo stesso Consiglio. E c'é cauto ottimismo a Parigi e nell'Unione Europea per un buon esito della vicenda che ha sconvolto l'opinione pubblica europea e americana, ricordando processi simili all'epoca dell'Unione sovietica, quando le deficienze del regime venivano imputate a individui, meglio se a stranieri.

Le infermiere Kristiana Valtcheva, Nassia Nenova, Valia Tcherveniachka, Valentina Siropulo e Snejana Dimitrova e il medico Ashraf Jumaa Hajuj, di origine palestinese, sono accusati di aver inoculato deliberatamente il virus dell'Aids a 438 bambini di Bengasi, 56 dei quali sono morti. Tutti gli imputati si sono dichiarati innocenti e hanno denunciato di avere confessato sotto tortura.

Alcuni dei bambini avevano contratto la malattia prima dell'arrivo dei bulgari nell'ospedale di al Fatih. Al massimo, dicono gli osservatori, potrebbero essere accusati di negligenza. L'accordo sugli indennizzi, raggiunto grazie alla Fondazione Gheddafi, presieduta dal figlio di Gheddafi, Seif al Islam, prevede un milione di dollari di compensazione per ciascun bambino. Una cifra non indifferente in un Paese dove il reddito nazionale pro capite annuo per i 5,8 milioni di abitanti è poco più di 5 mila 500 dollari. Le famiglie delle vittime hanno detto che un accordo simile sarebbe stato considerato come una rinuncia da parte loro alla richiesta della pena capitale per i bulgari. Ma non è ancora chiaro chi pagherà questi indennizzi e quanto in effetti andrà alle famiglie.

Seif al Islam ha detto al quotidiano francese Le Figaro che gli indennizzi verranno da contributi internazionali come cancellazione del debito della Libia.

 "I Paesi interessati sono Bulgaria, Slovacchia, Croazia e Repubblica ceca", ma un accordo simile "non è ancora stato raggiunto" con l'Ue, ha affermato. La first lady francese, Cecila Sarkozy, ha compiuto una visita a sorpresa la scorsa settimana in Libia, dove ha incontrato per 90 minuti il leader Moammar Gheddafi, nella sua tenda dove ama ricevere gli ospiti, e i detenuti bulgari e i bambini malati.

Secondo analisti, la Libia sta facendo di tutto per rendere drammatica la situazione e trarne così il massimo beneficio. In cambio del perdono, Tripoli, che vuole uscire dall'isolamento, spera di poter entrare in un trattato di partnership con l'Ue e i Paesi del Nord Africa.

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