Analisi e commenti

Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan

Il pragmatismo di Erdogan e le paure del popolo turco

di Marta Teitelbaum

22-07-2007

La scommessa delle elezioni legislative turche che si svolgono oggi sembra già vinta. Il grande favorito è il Akp (Partito della Giustizia e dello Sviluppo) del primo ministro Recep Tayyip Erdogan che ha anticipato il voto in seguito alla crisi nata intorno all'elezione del presidente della Repubblica.

Il conservatore islamico Abdullah Gül, il candidato di Erdogan alla presidenza, cha aveva il sostegno dal Parlamento, responsabile della nomina del presidente, era osteggiato profondamente all'opposizione laica che in Turchia gode dell'appoggio dell'esercito. I laici rimproverano a Gül le sue posizione, secondo loro, troppo integraliste e temono soprattutto una "islamizzazione" del Paese.

Queste paure non sono del tutto infondate visto che all'origine l'Akp era un partito apertamente islamico. In questi anni alla testa del governo però, Erdogan si è dimostrato assai moderato sul piano della religione.

E tuttavia, i difensori della laicità, i seguaci puri e duri del "padre della nazione" Mustafa Kemal, che nel 1923 guidò il processo di democratizzazione e di laicità dei turchi, continuano ad essere diffidenti nei confronti dell'Akp.

Le gigantesche manifestazioni e le pressioni dello Stato maggiore dell'esercito della primavera scorsa avevano spinto Gül a ritirarsi e al premier a convocare elezioni anticipate dopo le quali il sistema di scelta del presidente potrebbe essere modificato a favore di uno scrutinio a suffragio universale diretto.

Nella gestione della crisi Erdogan ha dimostrato una volta ancora quello che lo caratterizza e che costruisce la sua forza: il pragmatismo.

Se una gran parte del popolo turco ha comunque fiducia in Erdogan, questo si deve soprattutto ai risultati ottenuti dal governo sul piano economico, (crescita del Pil attorno al 7 per cento), alla stabilità e a una serie di riforme istituzionali che mirano a soddisfare le esigenze dell'Unione europea in vista di un'eventuale e assai ipotetica entrata della Turchia nel "Club dei 27".

L'alternativa al partito islamico moderato è essenzialmente quella del partito laico Chp (il Partito Repubblicano del Popolo) guidato da Deniz Baykal, capo dell'opposizione. A differenza dell'Akp, che ha abbandonato almeno in parte l'ideologia per adattarsi alla realtà, il Chp conserva ancora un discorso molto ideologico che riguarda la laicità e il nazionalismo. I dubbi di una parte dei turchi nei riguardi del Chp provengono dalla loro cattiva gestione del potere, dalla corruzione e dall'instabilità che regnava quando erano al governo. Un terzo partito, il Mhp (Partito di azione nazionalista), ultranazionalista e populista, potrebbe questa volta entrare in Parlamento.

Per gli elettori turchi, la scelta è rappresentata essenzialmente dai due principali partiti e si manifesta in alcune questioni forse più complesse dall'apparente dicotomia Stato religioso-Stato laico malgrado il fatto che questo soggetto sia stato al centro di polemiche e della crisi che ha portato alle elezioni. Il partito islamico guidato da Erdogan non propone uno stato integralista islamico nel senso proprio della parola e in questi anni è riuscito ad avviare riforme importanti, a dare stabilità e cambiare le proprie posizioni. Inoltre, è l'unico partito apertamente pro-europeo. S

e l'Europa è stata comunque assente dal dibattito questo si deve probabilmente alle difficoltà che trova Erdogan nelle discussioni con la Ue e anche al fatto che forse l'entusiasmo della gente sulla questione è considerevolmente sceso. Il Chp e il Mhp propongono un'alternativa laica ma molto più nazionalista, e anzi talvolta antieuropeista. Se i turchi sceglieranno di dare la maggioranza a Erdogan avranno, anche indirettamente, fatto anche una scelta in favore dell'Europa. Bisogna vedere cosa farà l'Europa della loro scelta.

 

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