La politica

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano

Napolitano davanti al CSM: riservatezza e no ai giudizi impropri negli atti

23-07-2007

ROMA. Giorgio Napolitano ha presieduto la seduta del Csm che, dopo sette mesi e un pronunciamento del Tar e del Consiglio di Stato ha condotto in porto la "sofferta" nomina di Vincenzo Carbone a primo presidente della Corte di Cassazione.

Un caso che richiama, ha detto il capo dello Stato, più in generale l'esigenza che il Csm affronti con rapidità e in spirito di larga condivisione la nomina dei responsabili degli uffici giudiziari. Napolitano, inoltre, ha chiesto al Csm di riflettere sul proprio ruolo e sulla opportunità di non interferire in modo diretto con i lavori del Parlamento e l'attività del governo, utilizzando in modo improprio il potere di esprimere pareri e il ricorso previsto dai regolamenti all'inserimento di questioni pungenti all'ordine del giorno del plenum.

Bisogna cercare di lavorare, ha detto Napolitano nella sua funzione di presidente di diritto dell'organo di autogoverno dei giudici, "ogni qualvolta sia possibile usando le procedure ordinarie".

Napolitano non lo dice, ma numerosi sono stati i pareri di Palazzo dei Marescialli su provvedimenti delicati come il ddl sulle intercettazioni, lo scorso anno, e soprattutto la riforma dell'ordinamento giudiziario in questi ultime settimane.

La seduta del plenum ha dato l'occasione a Napolitano per fare conoscere, sia pure attraverso un riferimento implicito la sua opinione sul cosiddetto caso Forleo, ovvero sulle discusse affermazioni della Gip di Milano nelle ordinanze con le quali ha chiesto alle Camere di usare intercettazioni di parlamentari (tra cui Massimo D'Alema, Piero Fassino, Nicola Latorre e Luigi Grillo) nell'inchiesta sulle scalate a Bnl e Antonveneta. "Desidero rinnovare ‑ ha detto ‑ il richiamo alla massima serenità e riservatezza nello svolgimento di tutte le funzioni proprie dell'autorità giudiziaria; in particolare il richiamo a non inferire in atti processuali, valutazioni e riferimenti non pertinenti e chiaramente eccedenti rispetto alle finalità dei provvedimenti. In tal senso già mi espressi nel mio intervento del 6 giugno e mi duole dovermi ripetere".

Una frase che rivela l'amarezza del presidente per il mancato accoglimento di un richiamo ad una questione di principio che considerava del tutto pacifica.

L'intervento di ieri, dice che il capo dello Stato, segue con eguale severità e attenzione i problemi e le vicende sia del mondo politico che del mondo giudiziario. Il problema delle nomine dei capi degli uffici, ha detto, va affrontato con rapidità e autorevolezza perché così si dà forza e autorevolezza agli stessi nominati, che devono affrontare problemi difficili nella gestione quotidiana degli uffici "specie in riferimento all'individuazione dei corretti metodi e delle condotte da seguire nello svolgimento delle singole indagini".

Inoltre, i capi nominati in questo spirito, conclude Napolitano, potranno esercitare più agevolmente "il doveroso potere di sorveglianza sui comportamenti dei singoli, al fine di evitare situazioni" in cui vengono prese decisioni "incomprensibili all'opinione pubblica e il cui rilievo è spesso esasperato dalla risonanza mediatica".

I cronisti hanno pensato a un possibile riferimento alle inchieste dei pm Woodcock e De Magistris. Il primo titolare dell'indagine su 'Vallettopoli' ed il secondo che avrebbe, secondo indiscrezioni mai confermate, iscritto nel registro degli indagati il presidente del Consiglio.

L'intervento di Napolitano ha chiuso la seduta. Il presidente ha salutato tutti formulando gli auguri di buone vacanze e assicurando che ci sarà occasione per sviluppare insieme una approfondita riflessione.

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