Dall'Italia

Pompe di benzina

Carburante. Per il Ministero ''L'innalzamento dei prezzi in parte deriva dall'andamento del mercato"

08-08-2007

ROMA. ''L'innalzamento dei prezzi'' dei carburanti ''in parte deriva dall'andamento del mercato internazionale'' ma il ''permanere di prezzi alti, come ormai noto puo' essere attribuito, nella sostanza, principalmente all'esistenza in Italia, di un forte oligopolio petrolifero''. E' quanto rileva, in una nota sui 'carburanti e fisco', il sottosegretario all'Economia e alle Finanze Alfiero Grandi sottolineando che sul fronte fiscale, invece, ''l'Italia non e' certo il paese europeo dove'' la tassazione e' ''piu' alta''.

"Anziché analizzare i fenomeni e prendere atto che gli aumenti riguardano il cosiddetto 'prezzo industriale' di benzina e gasolio, si preferisce da più parti disinformare l'opinione pubblica attribuendo tali aumenti alle imposte che gravano su benzina e gasolio, ed allo Stato il ruolo di 'speculatore'", prosegue Grandi ribadendo che per quanto riguarda "la misura della tassazione, l'Italia non è certo il Paese europeo dove essa è più alta". Sulla benzina la Penisola si "colloca al decimo posto in Europa, mentre per quanto riguarda il gasolio auto, si colloca all'ottavo posto"  a fronte di paesi come la Francia e la Germania rispettivamente al "quarto ed al secondo posto".

La fiscalità italiana è "quindi perfettamente in linea con le medie europee" e quel 'quid' (58,5% il peso delle tasse in Italia sulla verde contro la media del 57,8% di Eurolandia e del 55,5% dell'intera Ue) in più che si rileva "é dovuto principalmente alla maggiore Iva derivante dal più alto costo industriale praticato in Italia".

Grandi punta così il dito sui petrolieri: "ben diverso è il confronto sul prezzo industriale" spiega infatti sottolineando che quelli in Francia e in Germania sono rispettivamente più bassi del "15,3% e del 15,7%" per la benzina. E dell'11,5% e del 12,2% per il gasolio. "Non si tratta di una differenza riscontrata una volta tanto" ma - aggiunge - di "una costante, pur con diverse oscillazioni nel corso del tempo".

"Questa è la vera anomalia, non altre. Il maggior prezzo industriale italiano rispetto ai principali Paesi europei è una costante del mercato petrolifero del nostro Paese". Si tratta - prosegue - di una "anomalia" che "crea un danno certo al nostro sistema produttivo".

"Occorre individuare le cause e porvi rimedio, senza indugi: continuando con le liberalizzazioni del settore, già intraprese dal Governo" afferma ancora Grandi, sollecitando l'apertura alla grande distribuzione: "non è un caso - dice - che in Francia e Germania, dove la grande distribuzione organizzata ha una forte quota di mercato (in Francia oltre il 50%) i prezzi industriali sono di molto inferiori rispetto a quelli italiani. In Italia, invece, il peso delle grandi compagnie è superiore al 90% e solo da poco, nel nostro Paese, iniziano a farsi spazio piccoli operatori indipendenti, che tutti, regolarmente, praticano prezzi inferiori alle grandi compagnie".

Grandi punta il mirino anche sul fatto "che i prezzi consigliati alla pompa siano pressoché identici per tutte le compagnie: non c'é concorrenza" dice precisando che   "nella maggior parte del tempo considerato la differenza tra il prezzo massimo e quello minimo consigliato è intorno al centesimo di euro, solo per un breve periodo raggiunge i 4 centesimi di euro per la benzina, mentre per quanto riguarda il gasolio auto non supera mai i 2,2 centesimi di euro".

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