Cultura

Extraordinary Rendition di Jim Threapleton

Festival del cinema/La tortura sbarca a Locarno

08-08-2007

LOCARNO. La violazione delle leggi internazionali, la disapplicazione della Convenzione di Ginevra, la violenza e la tortura, con tanto di apposito studiato sistema di condizionamento, come modo di combattere i terroristi o quelli chi si ritengono tali. La Storia ieri come oggi: nulla appare cambiato in Extraordinary Rendition di Jim Threapleton presentato al Concorso internazionale del Festival del Cinema di Locarno. La pellicola, ispirata a fatti reali del dopo 11 settembre 2001, che è un pugno nello stomaco e ha uno stile incalzante e claustrofobico deve il suo nome al programma della Cia per trasferire illegalmente dei 'combattenti terroristi' nei Paesi dove la tortura è autorizzata. Alle ricerche per poter girare ha contribuito Amnesty International mettendo in contatto Omar Berdouni (l'attore principale che interpreta Zaafir) con Maher Arar un informatico canadese detenuto in Siria per oltre 10 mesi e sottoposto a un simile trattamento.

Nel film (soli 77 minuti) è tutto più sfumato e ambiguo: un uomo, un islamico militante che poi si capisce essere un professore universitario che si occupava anche di terrorismo nelle sue lezioni, viene rapito a Londra e caricato su un aereo. Arrivato in un luogo sconosciuto (gli autori hanno spiegato che era la Giordania) viene interrogato da uomini con pronuncia inglese e americana, tanto che non si capisce di che nazione siano gli agenti segreti che lo hanno imprigionato. In particolare viene interrogato da un uomo colto, preparato e che lo sottopone a delle violenze preordinate per gettarlo nello sconforto, poi per ridargli fiducia, quindi per spaventarlo a morte secondo una tecnica collaudata. Il prigioniero cede e firma una confessione, viene ancora picchiato e torturato ma alla fine è rilasciato.

E allora cerca di rimettere insieme la sua esistenza andata in pezzi. Si capisce che ha preso parte a manifestazioni di musulmani e che ha un rapporto con il fratello che doveva andare in Pakistan e India ma niente di più. E' invece chiaro che si ipotizza la creazione di una sorta di base di Guantanamo per gli islamici sospetti in Europa. Threapleton non si sottrae alle domande: "E' un dramma umano che richiede risposte urgenti, è uno scandalo che nasce da una situazione politica ma io ho voluto affrontare la cosa anche dal punto di vista artistico per contribuire al necessario dibattito. Chi interrogava era una persona apparentemente normale, preparata, con una famiglia, dei figli, forse non voleva comportarsi così. E' un dramma quasi surreale". "Sono stato molto contento di girare il film, per me è stato un obbligo morale anche perché sono marocchino - sottolinea Berdouni -. Ho parlato con chi ha subito cose come queste, ho discusso con Arar anche se gli ho ricordato cosa ha passato, ma è stato necessario per essere credibile".

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