Dal Mondo

Gerusalemme. Sangue nel venerdì di preghiera

di Carlo Bollino

11-08-2007

GERUSALEMME. Il giovane palestinese ha ridisceso a piedi "Hanotsrim street" raggiungendo a passo veloce il cuore della città vecchia. Forse aveva un piano pronto da tempo, forse ha deciso di agire all'ultimo istante, comunque lo ha fatto in un attimo: giunto davanti alla scuola ebraica  "Ateret Cohanim" con un rapidissimo scarto si è lanciato addosso alla guardia che presidiava l'ingresso sfilandogli la pistola dalla fondina. Poi ha aperto il fuoco.

Mentre riecheggiava per l'ennesima volta il canto del muezzin nel venerdì di preghiera, dentro Gerusalemme est è scoppiato l'inferno: un collega del vigilante si è lanciato all'inseguimento dell'assalitore sparando all'impazzata tra la folla. Il giovane, fuggendo, ha risposto al fuoco. Dopo aver voltato fra decine di vicoli, giunti vicini a un affollatissimo mercato, la guardia ha infine raggiunto il palestinese ferendolo prima alle gambe, poi al petto, e infine crivellandolo di colpi quando ormai era a terra, morto. Sotto gli occhi terrorizzati dei passanti, dieci dei quali sono rimasti feriti da proiettili vaganti.

È accaduto ieri mattina, poco dopo le 11:30 in quel dedalo di viuzze e di storia della vecchia Gerusalemme dove il quartiere musulmano e quello cristiano si toccano, e dove sorge anche la scuola di religione ebraica ultranazionalista "Ateret Cohanim", probabile obiettivo dell'attacco. A pochi metri da qui c'é la porta di Jaffa davanti alla quale esattamente un anno fa (era ancora una volta il 10 agosto), un altro giovane palestinese assalì in preda a un raptus di odio che sembra identico a quello descritto ieri mattina, il volontario italiano Angelo Frammartino, uccidendolo. Ma si tratta solo di una tragica coincidenza poiché fra i due episodi non vi è alcun collegamento.

Il palestinese ucciso ieri non aveva documenti addosso. La polizia lo descrive giovane, fra 18 e 20 anni, ma sebbene non se ne conosca ancora l'identità, i servizi di sicurezza non hanno dubbi sulla "matrice nazionalista e terroristica" del suo gesto. "Stavo passeggiando con mio figlio nella città vecchia quando mi sono venuti incontro, correndo, quel giovane arabo e dietro lui una guardia armata" racconta Sarkis Ishanya, ferito alla gamba da un proiettile. "Quelli sparavano - prosegue - e io mi sono buttato a terra trascinando mio figlio dentro un negozio di tappeti".

A quell'ora le viuzze della città vecchia erano gremite di gente, soprattutto turisti giunti in Israele in questa prima estate senza guerra. Altri testimoni che hanno assistito alle ultime fasi del drammatico conflitto a fuoco, hanno protestato contro la guardia israeliana che avrebbe infierito sul palestinese continuando a sparare nonostante fosse ormai a terra, ferito e ormai incapace di nuocere. Ma il comandante della polizia del distretto di Gerusalemme, Ilan Franco, ha tagliato corto: "Abbiamo ricostruito l'accaduto attraverso le immagini delle telecamere di sicurezza - ha dichiarato ai giornalisti - abbiamo la prova che la guardia ha agito con estrema professionalità". Nella città vecchia anche in vista della festività ebraica di oggi, giorno di shabat, è stato proclamato lo stato di massima allerta.

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