Economia

Wall Street continua a trascinare in basso i mercati finanziari di tutto il mondo

17-08-2007

ROMA. Ancora una giornata sofferta per la Borsa di New York. La crisi dei mutui subprime appare sempre meno passeggera e gli effetti sembrano anzi estendersi a catena anche sui titoli di società non strettamente finanziarie. I principali indici di Wall Street hanno così perso progressivamente terreno e, nonostante le pur ridotte iniezioni di liquidità della Fed, sono arrivati a perdere ben oltre il 2%. S&P 500 e Nasdaq hanno azzerato l'intero guadagno del 2007, mentre per tutti e tre gli indici, compreso il Dow Jones, il calo rispetto al record segnato appena un mese fa, il 19 luglio, é stato di circa il 10%. Solo più tardi quello che sembrava un crollo annunciato è stato arginato dalle misure messe in atto da Nyse per evitare ribassi eccessivi. Ad innescare le perdite è stato l'annuncio da parte di Countrywide Financial, il maggiore operatore statunitense nel comparto del prestito immobiliare, di aver chiesto ed ottenuto, spinto dalla necessità di maggiore liquidità, la disponibilità di una linea di credito per 11,5 miliardi di dollari da un pool di 40 banche. Proprio ieri Countrywide era stata definita sull'orlo della bancarotta da un analista di Merrill Lynch, mentre Moody's ha deciso oggi tagliare a Baa3 il rating sulla società, facendola indietreggiare di tre scalini rispetto al precedente A3. Il mercato ha reagito facendo crollare il titolo Countrywide del 16% a 17,99 dollari. Ma la crisi ha investito anche General Motors, che ha perso 1,78 dollari a 29,76 dollari. Il titolo della società automobilistica è stato penalizzato anche in questo caso dalla scelta di Moody's e di Fitch di ridurre il rating sulla società di prestiti controllata da GMAC (di cui GM detiene il 49%). In calo anche Home Depot, gruppo del 'fai da te' per la casa, che ha perso 32 centesimi scendendo a 33,04 dollari. A pesare sul titolo sono stati questa volta i dati macroeconomici resi noti oggi, tutt'altro che incoraggianti: le nuove costruzioni ad uso abitativo a luglio hanno infatti registrato un calo del 6,1% a 1,381 milioni di unità, un dato ben peggiore delle attese degli economisti che puntavano si 1.400 milioni di unità avviate nel corso del mese. Un livello di attività edilizia così basso non si riscontrava da dieci anni ed anche i permessi edilizi sono diminuiti ai minimi da un decennio, a 1,373 milioni di unità. Come già nei giorni passati, la Fed ha tentato di arginare le perdite rifinanziando il mercato con due iniezioni successive di liquidità, la prima da 5 miliardi e la seconda da 12 miliardi di dollari. Gli effetti sugli indici di New York sono stati tuttavia ridotti e dopo una brevissima ripresa i cali sono stati incontenibili, oltre cioé il 2%. In breve tempo il Dow Jones è arrivato a toccare i 12.600 punti, circa il 10% in meno rispetto alle quotazioni record del 19 luglio scorso, oltre i 14.000 punti. Il Nyse, la società che gestisce gli scambi al New York Stock Exchange, ha così deciso di intervenire introducendo limiti al trading con l'obiettivo di frenare il calo. Le misure, adottate proprio quando gli indici hanno superato flessioni del 2% (sfiorando nel caso del Nasdaq addirittura il -3%), permettono di congelare le proposte di negoziazione quando i cali superano una soglia di 'tolleranza'. Verso le 20.20 italiane gli indici hanno così decisamente ridotto le perdite: il Dow Jones segna 12.765,87 punti (-0,74%), lo S&P 500 1.402,59 punti (-0,29%), mentre il Nasdaq è a 2.443,59 punti (-0,61%).

Wall Street arriva a un passo dal baratro, per i timori legati a mutui subprime e carenza di liquidita', ma risale nel finale fino a sfiorare la parita' sulle voci di una possibile riunione straordinaria della Federal Reserve con l'obiettivo di taglio dei tassi d'interesse. Gli indici, che sfiorano perdite del 3%, riprendono quota in scia al balzo dei titoli finanziari: il Dow Jones cede appena lo 0,12% (a 12.845,78 punti) e il Nasdaq perde lo 0,32% (a quota 2.451,07), mentre lo Standard & Poor's 500 inverte la rotta e chiude addirittura in positivo a dieci minuti dalla fine (+0,32% a 1.411,27 punti) degli scambi. La crisi dei mutui subprime appare sempre meno passeggera e gli effetti sembrano anzi estendersi a catena sui titoli delle societa' non strettamente finanziarie, al punto che, dopo lo S&P's 500, anche il Nasdaq azzera i guadagni 2007, staccandosi del 10% dai massimi del 19 luglio scorso. Alla partenza tesa segue uno scivolone dei principali indici di Borsa, che perdono progressivamente terreno, malgrado le iniezioni di liquidita' della Fed per 17 miliardi. Solo piu' tardi quello che sembrava un crollo annunciato e' arginato, solo parzialmente, dalle misure messe in atto per due volte dal Nyse introducendo limiti al trading con l'obiettivo di frenare il calo. Le misure, prese proprio quando gli indici superano flessioni del 2% (sfiorando nel caso del Nasdaq addirittura il -3%), permettono di congelare le proposte di negoziazione quando i cali superano una soglia di 'tolleranza'. Al termine della seduta il New York Stock Exchange registra il record assoluti di scambi, pari al volume di 5,7 miliardi di azioni. A innescare le perdite e' l'annuncio da parte di Countrywide Financial, il maggiore operatore statunitense nel comparto del prestito immobiliare, di aver chiesto e ottenuto, spinto dalla necessita' di maggiore liquidita', una linea di credito per 11,5 miliardi di dollari da un pool di 40 banche. Mercoledi' la societa' era stata definita sull'orlo della bancarotta da un analista di Merrill Lynch, mentre Standard&Poor's, Moody's e Fitch hanno deciso ieri di tagliare i rating. Il mercato ha reagito facendo crollare il titolo Countrywide fino a un massimo del 20%, per terminare a 18,95 dollari (-10,99 dollari). La riscossa, su voci di interventi della Fed, parte dai finanziari, dai titoli piu' penalizzati dell'ultimo mese: Bear Stearns vola del 12,88% (a 116,44 dollari), Jp Morgan sale del 6,74% (a 45,47 dollari) e Lehman Brothers guadagna il 6,17% (a 54,75 dollari), mentre e' piu' contenuto il rialzo di Goldman Sachs (+3% a 169,85 dollari). La crisi subprime investe anche General Motors, che perde il 2,44% (a 30,77 dollari). Il titolo della casa automobilistica e' penalizzato anche in questo caso dalla scelta di Moody's e di Fitch di ridurre il rating sulla societa' di prestiti GMAC, di cui GM detiene il 49%. In calo anche Home Depot, gruppo del 'fai da te' per la casa, che cede l'1,62% (a 32,82 dollari). A pesare, in questo caso, sono i dati macroeconomici resi noti ieri, tutt'altro che incoraggianti: le nuove costruzioni a uso abitativo a luglio registrano un calo del 6,1% a 1,381 milioni di unita', un dato ben peggiore delle attese degli economisti. che puntavano a 1.400 milioni di unita' avviate nel corso del mese. Un livello di attivita' edilizia cosi' basso non lo si riscontrava da dieci anni e anche i permessi edilizi sono diminuiti ai minimi da un decennio, a 1,373 milioni di unita'.

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