Dall'Italia

Rita Bernardini

"Napoletani uguale camorra". E' bufera per le dichiarazioni 'razziste' della Bernardini

Anna Laura Bussa

17-08-2007

Nel corso di una conferenza stampa Rita Bernardini , segretario dei Radicali Italiani, ha associato Napoli ed i Napoletani alla Camorra con un'affermaizone destinata a creare molta polemica

ROMA. Si sente parlare troppo in dialetto napoletano nei locali del centro di Roma "vicino ai palazzi della politica", quindi è probabile che la camorra cerchi di riciclare qui il suo denaro sporco. A fare l'equazione 'napoletano uguale camorra' è il segretario di Radicali Italiani Rita Bernardini in una conferenza stampa sulla droga. E il suo parallelismo fa andare su tutte le furie parlamentari, personaggi dello spettacolo e imprenditori nati all'ombra del Vesuvio.

A cominciare dal sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino che definisce quelle della Bernardini "accuse generiche e razziste". E dal prefetto di Roma Achille Serra secondo il quale a Roma invece "é tutto sotto controllo" e l' affermazione della Bernardini "é pesante e priva di fondamento".

Anche un'altra napoletana 'doc' come Alessandra Mussolini interviene e tira fuori le unghie: "La criminalità non ha razza o lingua particolare - dichiara - basta con il luogo comune che il napoletano sia criminale o camorrista". Un commento analogo a quello del capogruppo del Prc alla Camera Gennaro Migliore che invita Bernardini "ad ascoltare meno gli accenti e a concentrarsi di più sul contrasto alla criminalità". L'accusa di "razzismo" arriva invece dall' attrice Marisa Laurito e dal deputato di An Italo Bocchino che dà la colpa anche "al caldo d'agosto". Esattamente come il senatore Udc Rocco Buttiglione: "E' colpo di sole agostano". Il presidente della DCA Cirino Pomicino ironizza invece chiedendo al segretario radicale se per caso quando sente dialetti del nord non le vengano in mente reati come le truffe finanziarie ("ad ogni dialetto il suo reato"). E sceglie la strada dell'ironia anche il capogruppo Udc al Senato Francesco D'Onofrio che riconosce una maggiore diffusione del dialetto da quando il Napoli è tornato in serie 'A'. Alzano la voce contro la Bernardini gli imprenditori napoletani a Roma che suggeriscono un'altra 'equazione': "Dire che tutti i napoletani sono camorristi è come dire che tutti i politici sono dei ladri...".

Ma il presidente del Centro storico di Roma Giuseppe Lobefaro ammette che "il pericolo esiste" e non solo nella capitale. I politici diventano bersaglio anche del cantante Gigi D'Alessio: "Perché invece di lanciare accuse contro i napoletani non risolvono i problemi?". L'ex patron del Napoli Roberto Ferlaino si limita a ricordare che il "napoletano è una lingua parlata anche dal nostro presidente della Repubblica che sicuramente non può essere accusato di essere un camorrista...". Mentre prende più sul serio l'equazione 'napoletano-camorra' Francesco Giro (FI) che chiede l'intervento dei magistrati romani e la convocazione del Comitato per l'ordine e sicurezza. Anche il leghista Roberto Cota invita la Bernardini a rivolgersi alle forze dell'ordine perché la sua denuncia "altrimenti èsolo una boutade". Un appello condiviso dall'Udeur che chiede di fare "nomi e cognomi" e non "accuse generiche". Antonio Martusciello (FI) parla di "caduta di stile quasi nazista".

Mentre Francesco Pionati (Udc) invita l'ex tesoriera radicale e chiedere scusa ai napoletani. Stefano Pedica (Idv), infine, ne chiede le dimissioni. Unica voce fuori dal coro quella di un altro deputato dell'Idv, il capogruppo alla Camera Massimo Donadi che definisce "un po' rudi" le espressioni, ma riconosce che la denuncia "ha un suo fondamento". Al termine di una giornata di fuoco che l'ha vista bersaglio trasversale, Rita Bernardini ha preso carta e penna e in una nota ha corretto il tiro: "Mai fatto l'equazione napoletani - camorristi", ha puntualizzato, respingendo "al mittente le accuse si razzismo". Ma la segretaria di Radicali italiani ha ribadito che il "problema del riciclaggio esiste e non solo a Roma" come "confermano gli esiti di numerose recenti inchieste condotte dalla magistratura romana".

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