Dall'Italia

Giulio Andreotti

In ottomila per ascoltare Andreotti: applausi per il “divo” Giulio

Francesco Bongarrà

23-08-2007

RIMINI. Anche se questa volta non parla di quella politica di cui è un protagonista da quando esiste la Repubblica, al Meeting di Cl Giulio Andreotti fa sempre il pieno. Erano almeno in ottomila ad ascoltare il ‘divo Giuliò nell’immenso auditorium della Fiera di Rimini: quello che fino ad ora si è riempito completamente solo per la Messa inaugurale con il Cardinale Bertone e per l’incontro teologico sulla ricerca della Verità; lo stesso dove solo poco più di un quarto delle sedie è stato utilizzato per il confronto sulle riforme istituzionali tra il ministro Vannino Chiti ed il governatore lombardo Roberto Formigoni. Il ‘divo Giuliò al Meeting non se lo perde proprio nessuno. Forse perché Andreotti qui è una presenza praticamente costante. C’é da sempre, ammette lui stesso raccogliendo l’applauso della platea di un incontro sui ‘Testimoni della verità nell’Italia in guerra dove parla al fianco di un anziano sacerdote che fu cappellano delle Fiamme Verdi partigiane. “Per me - ammette il senatore a vita, elegantissimo in un completo scuro, cravatta in tinta e camicia con i gemelli - il Meeting è una specie di certificato di esistenza in vita, e io sono ancora qui, a 88 anni, a questa manifestazione indovinata”. E lì partono gli applausi del popolo di Cl, pronto a sottolineare ogni battuta del senatore: a partire da quella scaramantica sulla vita e la morte. “Ho la fortuna - dice - di fare politica da un periodo lungo di tempo che mi auguro possa allungarsi ancora. Perché se è vero che quando uno muore si dice che passa a vita migliore io resto sempre convinto che questa nostra vita sia sempre la migliore...”. Ma se c’é una cosa che ad Andreotti non va giù è l’anticlericalismo ‘tout court’: a partire dalla proposta di Paolo Cento di abolire i privilegi fiscali accordati alla Chiesa cattolica dal Concordato, passando per gli attacchi alla scuola cattolica lanciati dal socialista Enrico Boselli. “Molte volte vedo Boselli in Tv: mi pare che non dorma la notte perché preoccupato della scuola cattolica. Certa faziosità fa male. Alcuni - sottolinea, con il suo celebre sorrisino - dovrebbero fare una cura a Chianciano per essere più sereni nelle proprie valutazioni”. Poi si parla di Resistenza: di quegli anni in cui il Paese si é diviso in due, ma anche della fase iniziale del fascismo. “Mi sa - rileva - che la legione più affollata è quella degli ‘antifascisti retrodatatì, che si sono iscritti al fascismo quando non c’era già più. La verità è che, pur se c’erano gli oppositori, Piazza Venezia era sempre piena e quelle grida di approvazione che si levavano quando lui si affacciava al balcone non erano fotomontaggi dell’Istituto Luce”. Comunque, rileva, ricordare “serve a tutti, ai vecchi ed ai giovani”. Ammonisce che la storia “non devono giudicarla i tribunali con le loro sentenze di assoluzione e di condanna: il giudizio sulla storia lo devono dare gli storici ed i cronisti”. E ribadisce la necessità di essere obiettivi nella memoria. “Se si va al museo di Via Tasso a Roma - sostiene - si ha l’impressione che in Italia durante la Resistenza ci fossero solo i comunisti. E questo non è vero; è vero solo che i comunisti sono stati più bravi nel conservare le documentazioni e nell’esporle. Perché a Roma per salvare gli ebrei si sono aperti pure i conventi di clausura: è stato uno sforzo globale di un’intera città”.

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