Economia

Mutui. Fmi: in calo la crescita mondiale. Wall St rimane volatile

di Roberto Petrucci

23-08-2007

NEW YORK. Il Fondo Monetario Internazionale rivede al ribasso le stime di crescita mondiale per il 2007 per la crisi dei mutui americani mentre il mercato scommette sul taglio dei Fed Funds Usa al massimo per la riunione del Board monetario del 18 settembre.
Wall Street continua a essere volatile malgrado la partenza al rialzo a seguito dell'accordo con cui Countyrwide Financial ha venduto 2 miliardi di dollari di azioni privilegiate a Bank of America: anzi, proprio il numero uno del leader americano dei mutui, Angelo Mozilo, lancia l'allarme sul rischio recessione dell'economia perché il mercato immobiliare continua a perdere terreno e non riesce a recuperare.
La crisi finanziaria Usa, partita dal comparto subprime, "avrà un certo impatto" sulla crescita mondiale al punto che le stime del 2007 saranno riviste al ribasso, dal 5% attuale "leggermente al di sotto del 5%". È il direttore generale Rodrigo de Rato ad anticipare le decisioni dell'Fmi, precisando di non vedere "nulla di drammatico". È in corso, aggiunge, "una correzione molto importante sui mercati del credito all'interno di una situazione buona dell'economia mondiale" e che "si mantiene su un buon ritmo malgrado le perturbazioni. I fondamentali dell'economia restano buoni" a livello globale e anche nel caso degli Stati Uniti. Apprezzamento per l'operato delle Banche centrali che "hanno agito in modo decisivo e appropriato" e che devono "mantenere alta la vigilanza".
In quanto ad Eurolandia, il viceministro italiano dell'Economia Roberto Pinza ha detto che "non c'é alcuna ragione per la Bce di aumentare i tassi in un momento in cui non ci sono fenomeni pericolosi di surriscaldamento dell'economia". "La Bce - ha proseguito Pinza - ha tutti gli elementi per decidere in modo ragionevole". In particolare, secondo il viceministro dell'Economia, "bisogna tenere conto di un dato: il denaro in Europa costa circa 2 punti percentuali in meno rispetto agli Stati Uniti", il problema però è che "gli Usa hanno bisogno disperato di afflussi di denaro dall'estero, perché non producono più risparmio interno e quindi sono portati a rialzare i tassi di interesse per facilitare gli investimenti in denaro statunitense".
Intanto i future sui Fed Funds Usa continuano a dare per scontato un taglio dei tassi a settembre, mentre Citigroup, nel suo Global Economic Outlook, si spinge fino a ipotizzare una manovra da 25 punti nel terzo trimestre (al 5%) e poi una seconda più pesante nell'ultima parte del 2007, fino al 4,5%. "Il peggioramento delle condizioni finanziarie - si legge nel rapporto - ha messo le condizioni per un allentamento del costo del denaro da parte della Fed". I mercati "stanno prezzando - osserva Anne Beth Bovino, analista di Standard & Poor's - il taglio dei tassi".
Malgrado le aspettative, non è detto che il presidente della Banca centrale statunitense, Ben Bernanke, possa alla fine sposare la linea morbida. Gli istituti centrali di mezzo mondo, come Cina, Australia e Sud Africa, si avviano a muoversi nella direzione opposta per contenere la spinta dell'inflazione. La stessa Bce, nella nota con la quale mercoledì ha reso noto il maxi-rifinanziamento a tre mesi da 40 miliardi di euro, ha rimarcato che "la posizione del consiglio direttivo sulla politica monetaria resta quella espressa dal presidente lo scorso 2 agosto", quando il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aveva usato l'espressione "forte vigilanza", che di solito indica un rialzo a breve, dei tassi d'interesse.
Per qualche operatore di Wall Street, tuttavia, la Fed potrebbe intervenire a breve ancora sul tasso di sconto (già portato dal 6,25% al 5,75% la scorsa settimana) invece che sui Fed Funds, puntando quindi sulla correzione morbida dei mercati.

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