Economia

Il ministro Tommaso Padoa-Schioppa

Padoa-Schioppa: "Niente nuove tasse, tregua fiscale". "L'obiettivo del 2% di crescita più ambizioso di due mesi fa"

28-08-2007

Avanti con il risanamento dei conti pubblici ma niente tasse in arrivo. Il ministro dell'Economia invita a non abbandonare la strada intrapresa, "a tenere la rotta": "se la strada è giusta darà i suoi frutti"

TELESE. Avanti con il risanamento dei conti pubblici ma niente tasse in arrivo: la prossima finanziaria sarà di "tregua fiscale". Il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, invita a non abbandonare la strada intrapresa, "a tenere la rotta": "se la strada è giusta darà i suoi frutti", anche perché "nessun Governo a un anno dalle elezioni vincerebbe di nuovo". Certo è che i problemi gravi dell'Italia non si risolvono nemmeno in cinque anni, ma in dieci". "La prossima Finanziaria dovrà reperire le risorse necessarie a coprire spese non iscritte nella legislazione, ma inevitabili: certamente non ci saranno nuove entrate, sarà una Finanziaria di tregua fiscale. Agiremo attraverso il contenimento delle spese", ha spiegato il ministro senza fornire cifre sull'entità della manovra. I 21 miliardi di cui parlano alcuni quotidiani si riferiscono alla ‘tassonomià delle spese eventuali contenuta nel Dpef, nel quale vi sono indicate le esigenze per una ipotetica copertura delle richieste. Padoa-Schioppa si è quindi augurato che la prossima finanziaria sia "snella con collegati, con l'accordo dell'opposizione", assicurando che cercherà di evitare la fiducia sulla Legge di Bilancio, che "sottrae spazio al Parlamento".

Sul fronte della pressione fiscale, dal palco dei dibattiti alla Festa dell'Udeur ("L'unica festa di partito a cui posso partecipare perché settembre non è un mese per il ministro dell'Economia per andare in giro", ha detto), Padoa-Schioppa ha osservato come su chi rispetta le regole "il carico fiscale è eccessivo: stime, non nostre, parlano di 100 miliardi di imposte evase all'anno".

Taglio della spesa e recupero dell'evasione sono quindi, secondo il ministro, le strade da seguire. Agli imprenditori che chiedono una riduzione delle tasse (un calo dell'Ires in cambio di una riduzione degli incentivi. Operazione che sarebbe a costo zero, come ha detto il vice ministro dell'Economia, Vincenzo Visco), il ministro non risponde, non si sbilancia pur non dicendosi contrario. Ma li incalza e, rivolgendosi a Diego Della Valle, "chiede quanta riduzione del carico tributario ha fruttato alle loro imprese il taglio del cuneo fiscale.

Quest'anno per le imprese è stato straordinario: la riduzione del carico fiscale non ha precedenti. Soffermiamoci su questo prima di mettere in cantiere altro". Nel corso del dibattito, poi, Della Valle ha chiesto a ministro maggiore chiarezza sul futuro dell'economia del Paese sia per le imprese sia per le famiglie. Una richiesta che è "giustificata", anche se - ha replicato Padoa-Schioppa - "una certezza sul futuro nessun imprenditore né in Italia né in nessun altro paese l'avrà mai".

Proprio in tema di crescita del pil, Padoa-Schioppa ha osservato come "l'obiettivo del 2%" per quest'anno è ora "più ambizioso di due mesi fa". Nel secondo trimestre, infatti, l'economia ha rallentato e "ci vorrebbe un recupero" nei prossimi trimestri per centrare il target fissato. Per sapere se le turbolenze registrate sui mercati finanziari avranno effetto sulla crescita italiana - ha osservato - ci vorrà ancora del tempo. "In tre-quattro settimane stime aggiornate di crescita. Al momento ci sono due ipotesi sugli effetti delle turbolenze estive: secondo la prima, sono stati colpi di tuono cui non è seguita né pioggia, né grandine, non ce li dobbiamo aspettare, le banche centrali hanno reagito prontamente e tutto continuerà; la seconda è che il colpo è stato un avvertimento della condizione di squilibrio dell'economia mondiale che non può durare più a lungo". Ora "non si può sapere quale risposta sia quella giusta: in queste settimane sono stato strettamente in contatto con i colleghi ministri delle Finanze americano, europei, con la Bce, con il presidente dell'Eurogruppo. L'incertezza è tuttora diffusa".

Padoa-Schioppa si è infine soffermato su uno dei dibattiti che ha infiammato gli ultimi giorni, cioé la tassazione delle rendite finanziarie. Argomento sul quale, precisa, "non mi posso esprimere: la discussione è aperta. Ritengo che la discussione all'interno della coalizione e del governo debba essere meno pubblica - ha però puntualizzato il ministro - È naturale che ci siano diversi punti di vista, questo non é patologico. La discussione non è vantaggiosa perché poi escono vincitori e sconfitti".

Contrario a un aumento delle imposte sulle rendite per le Fondazioni si è detto il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, che ha spiegato: "Le fondazioni investono la propria liquidità". Aumentare le tasse sulle rendite, significa "far calare le erogazioni. Se si decidesse di far salire le imposte dal 12,5% al 20%, le Fondazioni dovrebbero sborsare altri 90 milioni, oltre 200 che pagano, e questo implicherebbe minori erogazioni a favore di azioni sociali".

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