La politica

Piero Fassino e Francesco Rutelli

Fassino e Rutelli contro Berlusconi: "Sconfessi Bossi"

di Alessandra Chini

28-08-2007

ROMA. Resta aspro lo scontro tra Unione e Cdl sulla minaccia leghista di sciopero fiscale. Dopo la ‘chiamata alle armi' di domenica, Umberto Bossi aggiusta il tiro ("macché fucili, sarà rivolta contro il fisco ingiusto rispettando le leggi") e lancia lo "sciopero delle lotterie". Intanto però, l'Unione - a partire dai leader di Ds e Dielle, Piero Fassino e Francesco Rutelli - chiama in causa Silvio Berlusconi, chiedendogli di sconfessare l'alleato leghista, da sempre considerato il più fedele. Se il Cavaliere non prende le distanze - è il ragionamento - significa che è d'accordo con la Lega.

La risposta degli azzurri, affidata al coordinatore Sandro Bondi, non si fa attendere: Bossi, magari con parole forti ma dettate dal contesto del comizio, ha dato voce a uno stato di insofferenza dei cittadini che può "gravare sul futuro del Paese". E Fabrizio Cicchitto afferma che il Senatur "ha chiarito" oggi il senso delle sue parole e bolla le critiche come "strumentali". A distanziarsi nella Cdl è invece l'Udc con il leader Pier Ferdinando Casini, che accusa: "Certe dichiarazioni rafforzano Prodi".

Il leader del Carroccio, d'altro canto, nel giorno in cui il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa annuncia una Finanziaria di "tregua fiscale", non arretra. Respinge l'accusa di aver utilizzato un linguaggio violento e lancia una nuova iniziativa: lo sciopero delle lotterie, una delle maggiori fonti di introito per lo Stato. La prima mossa è di Fassino e Rutelli che, in tarda mattinata, affidano a una nota congiunta il loro richiamo a Berlusconi. "Quando qualche frangia della nostra coalizione - osservano - ha pronunciato parole inaccettabili, noi non abbiamo esitato a condannarle anche a prezzo di inevitabili conseguenze politiche, chiediamo a Berlusconi di fare altrettanto così da isolare chi vorrebbe appiccare pericolosi incendi politici".

"Visto che fanno tanto i sottili, strumentalmente, sulle mie parole - è la replica piccata di Bossi - vengano a spiegare loro alla gente incazzata perché ci sono tante tasse, vengano loro a calmare la rabbia che monta cittadini". Ma il leader leghista sembra in qualche misura anche registrare le sue parole di domenica.

"La rivolta fiscale - puntualizza - non si fa certo con le armi: è la rivolta stessa l'arma migliore che c'é e noi non faremo certo a lor signori il favore di cadere nella provocazione. Macché fucili? Noi proseguiamo nel nostro programma di rivolta contro il fisco ingiusto rispettando le leggi". A partire dallo sciopero del lotto, appunto. Nella polemica, Forza Italia sceglie di stare accanto al Carroccio. "La singolare richiesta avanzata da Fassino e Rutelli - attacca Bondi - suona strumentale e viziata da una grave sottovalutazione dello stato d'animo e delle tensioni sociali che gravano sul futuro del nostro Paese".

Non sono solo i leader dei due partiti del Pd, comunque, ad andare all'attacco di Bossi: da un estremo all'altro dell'Unione la presa di posizione è unanime. Il ministro delle Riforme Vannino Chiti avverte il centrodestra: così "il dialogo può diventare impraticabile", mentre il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, dà al Senatur del "cattivo maestro" che "incita alla sottrazione e al non rispetto delle leggi". E c'é anche Francesco Caruso, il deputato no global sotto accusa nei giorni scorsi per aver dato degli "assassini" a Marco Biagi e Tiziano Treu per le loro leggi sul lavoro. "La Cdl - osserva - è ipocrita: pensate se avessi detto io quello che ha detto Bossi, come minimo mi avrebbero fucilato...". E, comunque, a chi nel centrosinistra lo ha citato in relazione all'esternazione di Bossi manda a dire: "Non mi paragonate a lui che è razzista e xenofobo, la mia unica colpa è quella di essere sincero".

Il Carroccio, intanto, fa ovviamente quadrato intorno al proprio leader. Il coordinatore Roberto Calderoli attacca Casini per le sue critiche al Senatur: "È geloso dei nostri sondaggi...".

E anche l'ex ministro del Carroccio Roberto Maroni sorride: "fucili no, ma qualche calcione ben assestato a chi ha fatto quel che ha fatto in molti vorrebbero darlo...".

 

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