Dal Mondo

Afghanistan. Altro attacco agli italiani. Ferito un alpino

di Vincenzo Sinapi

03-09-2007

ROMA. A sole 24 ore dall'ultimo attentato, militari italiani ancora nel mirino in Afghanistan. Questa volta si è trattato di un conflitto a fuoco: il bilancio è di un ferito, non grave. Ma la tensione ormai e alle stelle, l'allerta al massimo livello.

È avvenuto in serata, nella valle di Musahi, a circa 15 chilometri a sud di Kabul. Scarne le notizie fornite dal comando del contingente italiano di Isaf, la missione Nato in Afghanistan. Si sa solo che nei confronti di una pattuglia, impegnata in una "normale attività di perlustrazione", sono cominciati a piovere colpi di arma da fuoco. Gli italiani hanno risposto. Durante lo scontro, un alpino (il 5/o Reggimento ha il compito di contribuire alla sicurezza nell'area di Kabul) è stato "lievemente ferito" alla coscia destra. Il militare è stato subito soccorso e le sue condizioni, fanno sapere dal Comando del contingente, "non destano preoccupazioni".

Il ministro della Difesa, non appena appresa la notizia del ferimento, ha telefonato al comandante del V Reggimento Alpini, il colonnello Alfonso Massimo De Fonzo, responsabile del contingente italiano nella capitale afgana. Una telefonata, sottolineano alla Difesa, finalizzata ad acquisire informazioni di prima mano sulla dinamica dell'attacco e, soprattutto, notizie sulle condizioni di salute del militare ferito. "Niente di serio", viene ribadito.

Il ferimento dell'alpino avviene a 24 ore dall'attentato nei confronti di un'altra pattuglia, in quest'ultimo caso però a Farah, nell'Afghanistan occidentale. Un attentato compiuto con un ordigno ‘a pressione' posto sulla strada, che è saltato al passaggio di un veicolo blindato Vtlm: tre i feriti, di cui due saranno presto rimpatriati, mentre il terzo riprenderà le sue attività dopo un periodo di convalescenza ad Herat, il quartier generale italiano nell'ovest. La speciale blindatura del mezzo e stata probabilmente fondamentale ad evitare conseguenze più gravi.

È un luogo molto pericoloso, alla periferia di Kabul, e tristemente noto agli italiani: un posto maledetto, dove il 26 settembre dell'anno scorso, nell'ennesimo attentato, morirono i caporal maggiori Giorgio Langella e Vincenzo Cardella.

I militari di Italfor, ormai da tempo, hanno cercato di arginare la violenza degli estremisti con delle "offensive umanitarie" condotte in quell'area e nell'adiacente distretto di Chahar Asyab. Attività di ricostruzione e di consegna di aiuti umanitari che, se da un lato sono servite ad acquisire il consenso della popolazione e dei leader locali, dall'altro non hanno evidentemente arginato gli "atti ostili" contro le forze straniere. 007 -

Gli investigatori del contingente e gli uomini del Sismi sono già al lavoro per ricostruire la dinamica dell'attacco e cercare di capire chi possa averlo ‘ispiratò. Si tratta, comunque - sottolinea una fonte di intelligence - di un evento "che non ci sorprende". La pericolosità della valle di Mushai è ormai nota a tutti e, sia ad Herat come a Kabul, "sono ricorrenti - scrivono gli 007 italiani nell'ultima relazione al Parlamento - le segnalazioni di piani ostili" contro i militari della Nato. Italiani compresi.

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