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Abu Mazen

Ultima sfida di Abu Mazen. Hamas fuori dalle elezioni

di Carlo Bollino

03-09-2007

GERUSALEMME. Per avere diritto di partecipare alle prossime elezioni politiche, occorre che ciascun partito palestinese riconosca lo Stato di Israele: è l'ultima sfida del presidente Abu Mazen (Mahmud Abbas), che ha modificato la legge elettorale introducendo una clausola che, di fatto, potrebbe estromettere Hamas anche dalle prossime votazioni generali. Il decreto, approvato già da alcuni giorni, è stato ufficializzato soltanto ieri, in coincidenza con la venuta a Ramallah dell'Alto commissario per la politica estera dell'Unione Europea, Javier Solana.

"Noi continuiamo a sostenere il presidente Abu Mazen e il governo palestinese nel campo finanziario e della sicurezza" ha puntualmente assicurato il leader europeo imprimendo così, forse suo malgrado, un avallo internazionale anche alla clamorosa riforma. La nuova legge è stata già bollata come "illegale" dal portavoce di Hamas, Fawzi Barhoum, secondo il quale Abu Mazen "non ha le competenze per convocare elezioni politiche anticipate, e neppure per modificare le procedure elettorali, poiché il solo organo legittimato a farlo è il parlamento palestinese". Un parlamento che Hamas controlla ma che non riesce a convocare da mesi, e la costituzione palestinese prescrive che in questi casi spetti al presidente legiferare sotto forma di decreti: "Quando il parlamento riuscirà poi a riunirsi - ha puntualizzato ieri Abu Mazen - i miei decreti potranno anche essere bocciati".

Nel frattempo vale la sua legge. E quella che ha appena decretato, potrebbe costituire una pietra tombale per le aspirazioni politiche di Hamas. La prima condizione per le forze politiche che intendono partecipare alle prossime elezioni, infatti, è che esse riconoscano il ruolo dell'Olp come "unico rappresentante del popolo palestinese", e che di conseguenza accettino tutti i trattati da essa sottoscritti.

A cominciare dagli accordi di Olso del 1993 che per la prima volta riconoscevano lo Stato d'Israele. Hamas non solo non fa parte dell'Olp (in cui Fatah costituisce la fazione dominante, anche se non l'unica), ma si ostina a non riconoscere nessuno degli accordi raggiunti con Israele, di cui nega ancora il diritto all'esistenza. La riforma però non si ferma a questo. Con il chiaro intento di rafforzare il peso politico di Fatah, il sistema elettorale é diventato interamente proporzionale: imponendo il voto unicamente su liste nazionali, vengono così ridimensionate le aspirazioni dei piccoli partiti e si evita al tempo stesso qualunque separazione, anche solo elettorale, fra Striscia di Gaza e Cisgiordania.

Nel 2006 i palestinesi avevano votato con un sistema misto, e metà dei seggi parlamentari vennero assegnati secondo il calcolo maggioritario: fu esattamente questo a consentire la vittoria di Hamas, che nei collegi uninominali della Striscia conquistò un'insperata maggioranza.

Ora la riforma taglia via anche questa prospettiva, pur nella remota possibilità che Hamas accetti le nuove regole del voto. Resta solo da capire a quali elezioni Abu Mazen stia pensando: sebbene il consiglio centrale dell'Olp lo abbia infatti autorizzato sin da metà luglio ad indire il voto anticipato, appare difficile che in questo momento il presidente palestinese abbia interesse ad annunciare elezioni generali.

Convocare il voto prima di essersi assicurato il controllo della Striscia di Gaza, provocherebbe infatti fra i palestinesi una disastrosa frattura, territoriale e politica, che sembra invece uno di quei pericoli che la radicale riforma di Abu Mazen (forse in modo tortuoso e paradossale) tenta proprio di scongiurare.

 

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