Economia

Nella foto, una delle vetrine di Saks Fith Avenue dedicate allo spumante italiano nel giugno del 2005.

Spumante. Gli americani preferiscono le bollicine italiane

di Riccardo Chioni

03-09-2007

NEW YORK. Gli americani amano sempre di più pasteggiare con spumanti o gustarseli al bar, sempreché le bollicine siano italiane.

È il trend che si è imposto recentemente tra le abitudini quotidiane degli americani e che segna un momento di gloria per i vini spumanti italiani. Non solo gli italiani sono tornati alla ribalta, sono riusciti subito a conquistare il gusto di un vasto pubblico di estimatori che sta lievitando su tutto il territorio statunitense.

Lo dimostra l'incremento delle importazioni sia in quantità, con una lodevole percentuale del 25 per cento, che nei valori con un + 22.7, in base ai dati resi noti dal Dipartimento del Commercio statunitense relativi ai primi sei mesi del 2007.  In cifre, le importazioni di vini spumanti fino a giugno hanno raggiunto 5,6 milioni di litri, con un valore di 32.9 milioni di dollari, mentre il fenomeno delle bollicine Made in Italy dilaga da costa a costa.

Lo conferma l'Ice di New York che ha raccolto il fermento degli operatori del settore, i quali registrano una domanda al consumo in forte crescita. "Ci sono dei fattori che contribuiscono al successo dei vini spumanti italiani - spiega Aniello Musella, direttore dell'Ice -. Uno è dovuto al fatto che non è più il vino delle celebrazioni, delle occasioni ed è diventato di uso comune nel quotidiano degli americani".

Da testimonianze raccolte in ambienti commerciali specializzati emerge che uno dei fattori di spinta ai vini spumanti è da attribuire all'elevata richiesta di cocktail, sempre più in voga tra gli americani, tra cui primeggia il "Bellini" e poi lo "Spritz", il "Mimosa" e il "Fragolino" che hanno tuti un ingrediente in comune: vini spumanti.

"Un altro elemento del positivo andamento dei vini spumanti italiani - sottolinea Musella -  è sono le grosse azioni di marketing e di promozione effettuate dai produttori italiani e dai loro importatori americani".

Il posto d'onore spetta al Prosecco. "È sicuramente quello più richiesto e conosciuto, grazie anche ad una campagna publicitaria mirata su riviste specializzate e su quella a larga diffuzione" spiega Musella.

Mark Tuker, direttore del marketing di Mionetto Usa, sostiene che tra le varie ragioni legate all'aumento delle vendite c'è il fatto che "gli americani stanno scoprendo che non sono vini da occasione particolare e che possono diventare di uso comune, anche perché questi vini di alta qualità sono disponibili a prezzi ragionevoli".

Anche nei ristoranti i vini spumanti italiani stanno raccogliendo ragguardevoli successi. Marco Proietti, general manager del ristorante Bella Blu nella Upper East Side di Manhattan è sbalordito dalla crescente popolarità.

"La vendita dei vini spumanti italiani è aumentata del 30 per centro negli ultimi quattro mesi" racconta Proietti e aggiunge che la tendenza dei consumatori americani a preferire cocktail a base di spumanti, tra cui il classico "Bellini" è in forte ascesa.

Anche al dettaglio viene rinnovato l'interesse per gli spumanti italiani. Peter Knowles di Garnet Liquor, uno dei più noti punti vendita di vini a Manhattan riferisce che nel suo esercizio il Prosecco è uno dei vini più venduti.

"Gli spumanti italiani - sostiene Knowles - sono dei best seller per due ragioni: alta qualità e prezzo ragionevole" e dice che i suoi clienti amano bere Prosecco in particolare per occasioni e festività. Secondo Knowles "il Prosecco è un prodotto unico e non può essere paragonato ad altri vini spumanti".

Lo strepitoso successo delle bollicine Made in Italy è in parte da attribuire anche a servizi e reportage proposti nel corso degli ultimi mesi sulle pagine di numerose pubblicazioni a stelle e strisce, come il New York Times, Wine Spectator, Wine Business Monthly ed altre ancora. La stampa indica tra i maggiori fattori di crescita della domanda di vini spumanti italiani i cocktail molto popolari che vedono affermarsi il "Cosmopolitan" per esempio, come per scacciare la negatività nei confronti dei rosé da parte degli americani che li consideravano scadenti e destinati ad un consumatore di basso reddito.

Un altro fattore da non sottovalutare dall'alto dei podio di primi della classe è anche la limitata disponibilità di Champagne, in rapporto alla domanda globale "L'offerta di Champagne ha dei limiti oggettivi con un'offerta che non riesce a coprire la domanda. Questo - spiega Musella - ha creato un gap tra offerta e domanda che viene colmato dai vini spumanti italiani di livelli qualitativi molto alti e molto accreditati presso il consumatore, coniugati con un prezzo accessibile".

L'Ice dal canto suo prosegue le sue azioni mirate con attività di degustazione che si svolgono anche presso la sede all'angolo tra Madison Avenue e 67th Street con una quindicina di operatori di settore.

I dati del Dipartimento del Commercio Usa rivelano inoltre che l'Italia mantiene una posizione molto rilevante nell'importazione di vini fermi con una quota del 30 per cento.

"Per quanto riguarda il successo dei vini italiani più in generale - precisa Musella - va tenuta in considerazione la varietà del prodotto che può vantare il nostro Paese, rispetto ad esempio all'Australia che ha delle tipologie molto standard".


 

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