Dall'Italia

Il presidente degli industriali italiani, Luca Cordero di Montezemolo

"Modello Sicilia in tutta l'Italia". Estorsioni. Per Montezemolo importante la scelta della Confindustria isolana

03-09-2007

ROMA. Una decisione "importante, coraggiosa", che non sarà limitata alla sola Sicilia. Così il presidente degli industriali italiani, Luca Cordero di Montezemolo, definisce l'iniziativa della Confindustria siciliana di espellere gli imprenditori che pagano il pizzo. Una scelta che secondo la vedova di Libero Grassi evidenzia "segnali di cambiamento" e che, anche ieri, ha trovato larghi consensi politici, a cominciare dal candidato leader del Pd, Walter Veltroni.

Controcorrente, però, il ministro Di Pietro: "Un grosso errore", dice. "È una decisione - afferma Montezemolo al Tg1 - che dimostra attenzione al bene comune, al senso civico e certamente questo non sarà solo un aspetto siciliano, ma cercherà di contribuire con comportamenti coerenti al miglioramento del vivere in questo Paese, a far sì che diventi un Paese normale. Non riguarderà solo la Sicilia".

E sulla richiesta di inviare l'esercito, il presidente di Confindustria afferma: "Io credo che mai come in questo momento i cittadini e gli imprenditori chiedono uno Stato presente, autorevole, uno Stato che garantisca sicurezza, uno Stato che ripristini il vivere civile. Al Sud, fare l'imprenditore oggi è un atto di eroismo. Bisogna che insieme all'impegno degli imprenditori e dei cittadini ci sia anche un grande impegno anche dello Stato, perché garantire la sicurezza assieme alle infrastrutture e ai servizi sociali rappresenta le priorità di qualunque Stato".

Walter Veltroni plaude all'iniziativa di Confindustria: l'espulsione di chi si piegherà al pagamento del pizzo, dice, "è una cosa importante, che va sottolineata come una scelta coraggiosa e innovativa". Contro la mafia, aggiunge, "non dobbiamo abbassare la guardia. La mafia, in Sicilia, può uccidere o decidere di non farlo. Ma non vuol dire che va al mare. Continua ad esercitare il suo controllo, a costringere commercianti e imprenditori a pagare il pizzo. Il nostro Paese deve affrontare questo tema come un impegno comune. La lotta contro la mafia deve vedere il Paese unito".

Altri consensi arrivano dal ministro Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi ("È un segnale forte per la legalità che spero si estenda in tutto il Paese"), e dal Pdci ("Finalmente un gesto forte e coraggioso di rottura col passato", commenta Orazio Licandro, segretario del partito in Sicilia).

Di diverso avviso dicevamo Di Pietro, che sul suo blog definisce l'iniziativa di Confindustria "un grosso errore, un controsenso". Secondo il leader dell'Italia dei Valori, infatti, "vanno eliminate le cause, anche politiche, che determinano la forza della mafia, prima di chiedere il conto a chi ne è vittima. Al posto degli imprenditori che pagano il pizzo vanno espulsi gli imprenditori che con la mafia fanno affari, in Sicilia come al Nord, e che alla mafia devono le loro fortune. Quando Montezemolo ne proporrà l'espulsione mi congratulerò con lui". Pina Maisano, vedova dell'imprenditore Libero Grassi ucciso a Palermo nel 1991, ricorda che quando suo marito "denunciò pubblicamente le richieste del racket, l'allora presidente di Confindustria Palermo disse che Libero voleva solo farsi pubblicità e che non gli risultava che a Palermo gli imprenditori pagassero il pizzo".

Per questo, "la decisione sull'espulsione degli imprenditori che foraggiano la mafia pagando il pizzo mostra segnali di cambiamento anche nella confederazione industriali in Sicilia. Spero sia venuta l'ora di un cambiamento reale".

Un appello alle Istituzioni affinché il sistema imprenditoriale siciliano venga sostenuto con una "efficace azione di supporto, di controllo del territorio e di promozione e tutela dell'economia sana" arriva da Confcooperative e Legacoop, mentre l'Ance - l'associazione dei costruttori di cui Andrea Vecchio è presidente a Catania - chiede un incontro al presidente della Repubblica e al ministro dell'Interno affinché le imprese dei costruttori "non vengano lasciate sole". Lo Stato deve garantire "controlli e tutele maggiori sui territori inquinati dalla mafia", osserva l'Ance, che chiede "un piano straordinario per l'ordine e la sicurezza pubblica in queste aree, che tuteli tutte le imprese che vi operano".

 

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