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Il Papa in Austria

Il Papa in Austria: "L'Occidente è in crisi"

di GIovanni Chirri

08-09-2007

MARIAZELL. L'Occidente è in crisi perché "rassegnato a considerare l'uomo incapace di verità". Ma "abbiamo bisogno di verità", altrimenti non distinguiamo più il bene dal male, come accade quando le conquiste della scienza diventano "ambigue" e la scienza stessa diventa una "terribile minaccia".

È vero che in passato la fede ha portato a "intolleranza", ma quella che il pellegrino Ratzinger viene a proclamare dal centro dell'Europa è la fede "del bambino e del crocifisso", non si impone con la "forza", non "disprezza" le altre religioni. Tanto che il Papa rilegge i dieci comandamenti come un elenco di "sì", non divieti, ma chiamata alla libertà dell'uomo per la sua realizzazione vera.

A Mariazell che compie 850 anni, il santuario della Stiria ai piedi delle Alpi orientali dove ogni anno si arrampicano un milione di pellegrini, Benedetto XVI si cala nelle domande del nostro tempo, nei dubbi di tanti cristiani, molti dei quali hanno abbandonato la Chiesa. Ed è convinto di portare un messaggio che tutti, anche i non credenti, possano ascoltare, un messaggio molto lontano dall'immagine che tanti, anche nell'Austria che sta visitando, hanno del cattolicesimo: un elenco di "no" imposti all'uomo, una serie di precetti, una morale difficile e incompresa. Invece il cristianesimo "é di più e qualcosa di diverso da un sistema morale", è "amicizia con una persona", Gesù. È da questa amicizia che nascono i comandamenti del decalogo, che sono "sì" alla vita, alla verità, alla famiglia, all'amore responsabile, alla solidarietà. Tanto che la sera, celebrando i vespri con i benedettini e i fedeli di Mariazell, rilegge i consigli evangelici di poverà, castità ed obbedienza come espressione della verità dell'amore incondizionato e gratuito di Dio: "in mezzo a tutta la cupidigia, a tutto l'egoismo del non sapere aspettare, alla brama di consumo, in mezzo al culto dell'individualismo - spiega - noi cerchiamo di vivere un amore disinteressato per gli uomini". È questa capacità di amore che papa Ratzinger vorrebbe vedere nei fedeli, e alla fine della messa affida solennemente un "mandato" missionario ai rappresentanti dei circa 3.000 consigli parrocchiali eletti in marzo nella Chiesa austriaca.

Una Chiesa che tenta il risveglio dopo gli anni difficili della crisi di credibilità per le dimissioni dell'arcivescovo di Vienna Groer, molestatore di ragazzi, e dopo la forte contestazione di "Noi siamo Chiesa" movimento nato proprio in Austria.

Nel Paese cerniera tra popoli diversi, i cattolici sono in teoria il 72,7 per cento ma nei fatti i legami con la fede si sono affievoliti, come in tutti i paesi della vecchia Europa che il Papa tedesco vorrebbe ancora capace di "futuro". Mentre "é diventata povera di bambini, vogliamo tutto per noi stessi e non ci fidiamo troppo del futuro. Ma priva di futuro - ammonisce Benedetto XVI - sarà la terra solo quando si spegneranno le forze del cuore umano e della ragione illuminata dal cuore...".

A chi ha interesse ad ascoltarlo senza precomprensioni o pregiudizi, il messaggio lanciato ieri a Mariazell spiega bene quale forza spinga il teologo acuto e intellettuale raffinato catapultato sul trono di Pietro, a prendere in mano la croce del pellegrino e, a 80 anni, dedicarsi all'impresa di annunciare la fede in Cristo anche per le strade e nelle piazze, probabilmente forzando il suo carattere e la sua naturale riservatezza. Ma, come ha riferito il direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi "il Papa è contento per la grande partecipazione alla messa di questa mattina". Oggi intanto, - nell'Austria che ama per la musica oltre che per i suoi ricordi di bimbo tedesco che passeggiando con i familiari sconfinava in Stiria, - ha senz'altro apprezzato la musica sacra intonata nel santuario e la copia dello spartito di Haydn che gli hanno regalato i vescovi austriaci.

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