La politica

Romano Prodi

Mercoledì vertice per tastare il polso della maggioranza

21-09-2007

ROMA. Ora dipende solo da Romano Prodi. Nel Partito democratico è forte la consapevolezza di essere sull'orlo del baratro e tutti guardano a Palazzo Chigi.

Del resto non è sfuggito a nessuno, nel giorno del caos al Senato, il silenzio dei big di Ds e Margherita. L'Ulivo è il bersaglio preferito dagli alleati e, soprattutto, i leader sono impegnati nella costruzione del Pd perché, è la frase che circola, i governi durano al massimo cinque anni mentre i partiti, male che vada, qualche decennio.

Insomma, Ds e Margherita non hanno intenzione di farsi travolgere da un eventuale naufragio del governo. Se Mastella e Di Pietro minacciano l'ammutinamento, se Dini e Bordon minacciano di far naufragare la nave, deve essere il capitano a prendere il timone. Il premier sembra aver preso la situazione di petto e convoca per mercoledì a Palazzo Chigi segretari di partito e capigruppo parlamentari.

Il vertice, spiegano dallo staff del Professore, é una normale riunione per fare il punto sulla Finanziaria. La realtà è che si tratta di una verifica vera e propria sulla tenuta della maggioranza. Perché dopo quello che è successo giovedì, riflettono molti senatori dell'Unione, votare la manovra al Senato in queste condizioni sarebbe un suicidio. Prodi ne è consapevole.

Aprendo il Consiglio dei ministri, il premier non nasconde la sua preoccupazione per quanto successo giovedì a Palazzo Madama (pur sottolineando che la spallata della Cdl è andata a vuoto), per le fibrillazioni che hanno come protagonisti Dini, Mastella, Di Pietro e settori liberal del Pd. Per questo chiede ai ministri coesione e maggiore senso di responsabilità. Per questo, raccontano nell'Ulivo, il vertice di mercoledì servirà a Prodi per tastare il polso della sua maggioranza, per confermare se c'é la reale volontà di continuare assieme.

Non a caso Massimo D'Alema avverte: con la manovra siamo chiamati alla prova. Insomma, la sensazione è che si sia quasi arrivati all'ultima spiaggia. O Prodi e Tommaso Padoa-Schioppa riescono, con la Finanziaria, a dare una svolta decisiva, a compattare i dieci o undici partiti che ormai sostengono il governo, oppure il rischio di un incidente è altissimo.

Il premier, osservano nel Pd, deve dare prova di grande protagonismo perché Ds e Margherita non possono più fare miracoli. In effetti il gruppo dell'Ulivo al Senato sta perdendo pezzi. La riunione di mercoledì sera (alla vigilia del dibattito sulla Rai) ha avuto toni durissimi, con l'area liberal che non voleva assolutamente acconsentire alle richieste della sinistra radicale sulla Tv di Stato. È forte il sospetto che, se la barra si sposta troppo a sinistra, Dini possa decidere di far saltare il banco, facendo da battistrada per Mastella e anche Di Pietro.

Insomma, se scatta il ‘liberi tutti', nessuno è più in grado di controllare la situazione e anche il Pd ne sarebbe danneggiato.

A questo si aggiungono i mal di pancia, ma ormai sono diventate coliche vere e proprie, del resto della coalizione. Rifondazione comunista, Pdci e Verdi tornano ad attaccare gli alleati con toni sempre più duri: i veri pericoli arrivano dal centro, dai movimenti e dagli intrighi fuori e dentro il Pd. L'Italia dei valori chiede un Prodi bis con meno ministri. Mastella dice chiaramente quale sarebbe la conseguenza di una crisi: "Noi saremo leali, ma se Prodi salta è evidente che noi potremmo anche battere nuova moneta".

Mercoledì non sarà dunque una ‘normale riunione'. Il governo dovrà gettare le basi e creare le condizioni per mangiare il panettone. E la battuta sul governo, fatta dal presidente della Camera Fausto Bertinotti durante un convegno sulla precarietà, fotografa perfettamente la situazione: "Siamo tutti un pò precari".

 

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