Economia

Tommaso Padoa Schioppa

Conti pubblici. Rating fermo per l'Italia secondo "Standard & Poor's"

03-10-2007

L'Italia, secondo l'agenzia di rating Standard & Poor's, non raggiungerà l'obiettivo di riduzione del debito nel 2010 anche se il rating del Paese non subirà variazioni a causa della Finanziaria del prossimo anno. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg.
La società di valutazione del rating osserva che il governo Prodi, che aveva a sua disposizione circa undici miliardi di euro, lo 0,7% del pil, come conseguenza della crescita delle entrate e di alcuni risparmi di spesa, ha preferito utilizzarli per finanziare tagli fiscali alle imprese ed all' Ici, anziché dirottarli per la riduzione del deficit e del debito. Oltre a questo - si fa osservare - queste disponibilità sono servite ad aumentare la spesa nel comparto del welfare e dell' occupazione. S&P rileva a questo punto che la debolezza del governo risultante dai sondaggi, assieme ai ritardi accumulati nella riduzione strutturale della spesa ed alla "poco maneggevole" gestione della coalizione, "fanno sì che sia improbabile che nella corrente legislatura venga posta in atto qualsiasi significativa riforma strutturale della spesa". Proprio le scarse prospettive su questo versante - precisa l' agenzia di rating - sono alla base della decisione presa nell' ottobre del 2006 di tagliare ad 'A+' la valutazione sul debito sovrano della Repubblica Italiana. Infine, S&P sottolinea che il ritardo nell' attuazione della riforma pensionistica "indica che Prodi sta incontrando difficoltà nel far approvare anche questa proposta frutto di un compromesso".



IN CALO DEFICIT-PIL NEL PRIMO SEMESTRE DEL 2007 - Il deficit pubblico nei primi sei mesi del 2007 si è attestato all'1,9% del Pil, rispetto al 2,8% del primo semestre 2006. Lo comunica l'Istat.

AVANZO II TRIMESTRE 2%, MASSIMO DA 2000 - Nel secondo trimestre 2007 il saldo tra entrate e uscite nei conti pubblici è positivo e dunque si registra un "accreditamento" del 2% (era dello 0,2% nel corrispondente trimestre del 2006). Lo comunica l'Istat sottolineando che si tratta del risultato migliore dall'ultimo trimestre del 2000, periodo che scontava però l'operazione straordinaria legata all'assegnazione delle licenze Umts.

ENTRATE II TRIMESTRE +5,3% - Nel secondo trimestre del 2007 le entrate totali sono aumentate in termini tendenziali del 5,3% con un'incidenza sul Pil del 46,9% (46,5% nel corrispondente trimestre del 2006). Lo dice l'Istat. Le entrate correnti registrano un aumento del 5,3% dovuto alla crescita delle imposte dirette (+4,4%), delle imposte indirette (+4,5%) e dei contributi sociali (+8,8%). In quest'ultimo caso - spiegano all'Istituto - sono conteggiati i trasferimenti delle imprese al fondo Tfr dell'Inps. Le entrate in conto capitale fanno invece registrare una diminuzione in termini tendenziali dello 0,9%.

SALDO PRIMARIO PRIMI 6 MESI SALE A 3% - Il saldo primario nei primi sei mesi del 2007, rispetto al Pil, risulta positivo e pari al 3%, in crescita rispetto all'1,8% dei primi sei mesi del 2006. Lo comunica l'Istat sottolineando che nel secondo trimestre il saldo primario è risultato positivo e pari a 27.398 milioni di euro, con un'incidenza sul Pil del 7,2% (+5% nel corrispondente trimestre del 2006). Il saldo corrente (risparmio) nei primi sei mesi di quest'anno è risultato positivo per l'1,1% (+0,5% nel secondo semestre 2006), mentre nel secondo trimestre è stato pari al 5,3% (+3,9% nel corrispondente trimestre del 2006).

SPESA II TRIMESTRE +1,1% - Nel secondo trimestre 2007 le uscite totali sono aumentate in termini tendenziali dell'1,1%. Lo comunica l'Istat sottolineando che il rapporto tra uscite e Pil é sceso al 44,9%, dal 46,3% del corrispondente trimestre del 2006. Le uscite correnti nel secondo trimestre 2007 hanno registrato un aumento del 2%: il saldo è dovuto all'effetto combinato della diminuzione dei redditi da lavoro dipendente (-6,1%) e dalle altre uscite correnti (-0,7%) e all'aumento delle prestazioni sociali in denaro (+5,3%), dei consumi intermedi (+3%) e degli interessi passivi (+11%). La diminuzione delle uscite per redditi di lavoro dipendente è spiegabile dal fatto che nel corrispondente periodo del 2006 c'era stato un aumento legato a diversi rinnovi contrattuali. Le uscite in conto capitale sono invece diminuite in termini tendenziali dell'8,8%: questo calo è il saldo tra l'aumento degli investimenti fissi lordi (+3,2%) e la diminuzione delle altre uscite in conto capitale (-24,7%).

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