Economia

Gov. Banda d'Italia, Draghi

Finanziaria. Duello di dati tra Banda d'Italia e Mistero dell'Economia

di Corrado Chiomito

12-10-2007

ROMA. Duello di dati in punta di fioretto tra ministero dell'Economia e Banca d'Italia. Ieri, il dicastero guidato da Padoa-Schioppa ha replicato, dati alla mano, alle accuse del governatore di aver segnato un rallentamento nel risanamento dei conti. Cifre e tabelle usate con l'accortezza di uno spadaccino. Al quale subito ha risposto con fermezza e precisione la Banca d'Italia. Con la stessa arma: le tabelle del deficit per confermare che "il percorso di riduzione dell'indebitamento netto nel biennio 2007-08 appare lento".

Le opinioni rimangono quindi differenti e i dati scelti per suffragarle non sono sempre identici, spesso cambiano gli anni di riferimento. Si tratta di divergenze quasi accademiche che nulla hanno a che vedere con le asprezze di qualche anno fa che caratterizzavano i rapporti tra i due palazzi allora abitati da due diversi inquilini.

Il ministero dell'Economia ha snocciolato ieri i dati del deficit degli ultimi anni e ha risposto con le stime contenute negli ultimi documenti previsionali ai rilievi mossi mercoledì dal governatore della Banca d'Italia durante l'audizione in Senato sulla Legge Finanziaria.

Il deficit al netto delle una-tantum - ha spiegato il Tesoro - non é passato dal 2,5 del 2006 al 2,4 del 2007, ma dal 3,3% al 2,5% nel 2007. Il miglioramento si vede e, inoltre, se si guarda al dato strutturale (correggendo il deficit sia delle misure one-off, sia degli effetti del ciclo) il risultato rispetta inoltre pienamente gli obiettivi dati da Bruxelles all'Italia nel 2005, al momento dell'apertura della procedura di infrazione per deficit eccessivo: il deficit - era previsto - doveva calare di 0,8 punti per ciascuno dei due anni successivi al 2005.

"L'aggiustamento strutturale nel biennio 2006-07 - ha spiegato il Tesoro - ammonta all'1,8% del Pil, 0,2 punti in più rispetto a quanto raccomandato dal Consiglio UE nel contesto della procedura di disavanzo eccessivo avviata nei confronti dell'Italia nel luglio 2005".

Ma la nota della Banca d'Italia replica ribadendo la frase letta ieri dal Governatore. E riportando i dati ai quali fa riferimento: il deficit senza una-tantum del 2,5% nel 2006, preso dall'Istat e riportato anche nella relazione unificata approvata dal governo lo scorso maggio. Rispetto al 2,4% di quest'anno il risanamento rimane di un decimale.

C'é poi il risanamento "strutturale", quello che si calcola con il deficit corretto per il ciclo e senza una tantum. Dice la Banca d'Italia: "Tali stime - ha scritto Via Nazionale - mostrano un miglioramento di 0,5 punti percentuali del Pil tra il 2006 e il 2007 e di 0,2 punti tra il 2007 e il 2008". Come dire: il rallentamento ci sarà.

Il Tesoro nel pomeriggio aveva anche dato una spiegazione della diversa lettura. Quando il governatore aveva puntato l'indice su un rallentamento del risanamento, facendo riferimento ad un deficit senza una tantum del 2,5% nel 2006 e del 2,4% nel 2007, aveva guardato solo ad alcune una-tantum, quelle che comportano maggiori spese, ("derivanti dalla cancellazione di crediti dello Stato nei confronti delle Ferrovie e della sentenza della Corte di Giustizia in materia di Iva auto",ha detto ieri il Tesoro). Non avrebbe invece considerato le una tantum migliorative, quelle che danno maggiori entrate, come ad esempio la rivalutazione dei cespiti aziendali. "Ai fini di una corretta valutazione dell'evoluzione dei saldi di bilancio tra il 2006 e il 2007 - ha spiegato ieri il Tesoro - occorre tuttavia rendere omogeneo e significativo il confronto tra i due esercizi, tenendo quindi conto di "tutti" i fattori una tantum, sia migliorativi che peggiorativi, che incidono su di essi".

Il deficit, se si considerano tutte le misure una-tantum, è ovviamente diverso. "Il totale delle misure una tantum nel 2006 si situa all'1,2% del Pil - ha affermato il ministero dell'Economia - Al netto di queste, pertanto, il disavanzo del 2006 è pari al 3,3% (4,4% meno 1,2% tenendo conto degli arrotondamenti). Lo stesso calcolo per il 2007 fornisce una stima del disavanzo pari al 2,5% del Pil (le misure a carattere straordinario incidono solo per lo 0,1-0,2%). Sono questi i dati cui occorre fare riferimento ai fini di una valutazione omogenea e significativa dell'azione di politica di bilancio adottata dal Governo".

In pratica il miglioramento è di 0,8 punti percentuali in un anno. Ma il risanamento, per il Tesoro, è evidente anche se si considerano gli altri valori del deficit: al lordo, al netto delle una-tantum, e anche considerando l'effetto del ciclo economico.

"L'indebitamento netto si è ridotto dal 4,4% del Pil nel 2006 al 2,4% nel 2007 (0,4% del Pil in più di quanto richiesto da Bruxelles) - ha spiegato via XX settembre - L'indebitamento netto corretto per le misure una tantum si è ridotto dal 3,3% del Pil al 2,5%; l'indebitamento netto strutturale (al netto delle una tantum e del ciclo economico, calcolato secondo la metodologia adottata da tutti i paesi UE), sempre tra 2006 e 2007, si è ridotto dello 0,5% del Pil".

Così - mentre la Banca d'Italia ha confermato le sue critiche - per il Tesoro da qualsiasi punto lo si guardi il deficit tra il 2006 e il 2007 ha registrato un deciso miglioramento, senza mollare la presa.

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