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Roberto Donadoni

Per Donadoni, sfida cruciale in Scozia. Occorre vincere

13-10-2007

GENOVA. Dai tempi del tandem Bettega-Graziani (ct Bearzot, qualificazioni mondiali del 1978) la nazionale italiana di calcio non gioca con due 'lunghi' di movimento in avanti: l'intenzione di Roberto Donadoni di rispolverare l'inconsueto modulo domani contro la Georgia è legata alle vie respiratorie di Vincenzo Iaquinta, sofferenti oggi al punto che lo juventino non si è presentato al Ferraris ed ha lasciato solo Toni nell'ultimo allenamento.

Era, la nazionale di Bearzot, una squadra votata all'attacco ed ultramoderna per i suoi tempi: è, quella di Donadoni, una formazione la cui vocazione offensiva da domani alla fine del girone di qualificazione europea è obbligata. La classifica del gruppo infatti non consente eccessivi sofismi: da domani alla gara conclusiva con le Far Oer, passando per la sfida cruciale in Scozia, occorre vincere. Se non è una situazione da ultima spiaggia, immagine che fa infuriare Donadoni, certo non è giocare sul velluto. Ed infatti anche il ct lo ammette: da ora in poi passi falsi vietati. "Anche se - si affretta ad aggiungere - in qualche passo falso possono incorrere anche gli altri". Domani, ad esempio, la Scozia affronta l'Ucraina in casa... "Ma io non la vedrò nemmeno, mi voglio concentrare sulla partita che giochiamo noi a seguire". Eppure, condizioni di Iaquinta a parte (per lui test decisivo domani mattina, in alternativa toccherebbe a Quagliarella), Donadoni spiega di avere mai come questa volta le idee chiare alla vigilia sul piano della formazione. Assenti per squalifiche o infortuni Cannavaro, Zambrotta, Aquilani,  Perrotta e Camoranesi, il ct davanti al capitano di giornata Buffon dovrebbe schierare Oddo, Panucci, Barzagli e Grosso (o Chiellini). A centrocampo spazio per uno solo dei due diffidati Pirlo e De Rossi: il milanista, con al fianco i compagni di club Gattuso ed Ambrosini. Ed in avanti Di Natale leggermente arretrato sulla sinistra, Toni al centro e Iaquinta o Quagliarella sulla destra. "Siamo una squadra operaia? - rivendica il ct - E' una definizione che mi piace, è una classe sociale che manda avanti il Paese. Non mi offendo se ci definite così".

Non ha dubbi, Donadoni. "Quelli veri - racconta - riguardano la Georgia, una squadra che è il crocevia di queste qualificazioni europee. Ora la dobbiamo affrontare noi, poi la Scozia. E' sbagliato pensare che i georgiani vengano qui demotivati". A parte i misteriosi allenamenti fatti svolgere a porte chiuse dal ct (il tedesco Topmoller), "quello che mi preoccupa - chiarisce Donadoni - è la loro voglia di mettersi in mostra. Sono una squadra giovane, costruita per il futuro". Non ci sarà Kaladze, "ma quelli che ci sono non hanno nulla da perdere. Una condizione psicologica che spesso crea guai a chi é costretto a vincere". A dispetto dello schieramento smaccatamente offensivo, Donadoni non chiede ai suoi l'assalto immediato, il gol risolutore in avvio. "La rete può arrivare al 5' del primo tempo o a metà ripresa, basta che arrivi. Ed arriva se si aggredisce il pallone, se si va su ogni tackle con lo spirito giusto. Andare in campo molli sarebbe un errore imperdonabile".

Gli chiedono del ritorno in nazionale di Toni, capocannoniere della Bundesliga ed in grande spolvero, lui minimizza: "E' un giocatore importante, ma la forza di questa squadra è il gruppo. Non si deve identificare un calciatore con la squadra". Infatti nega di avere evitato di assegnare la maglia numero sette per rispetto all'escluso Del Piero. "E' una maglia che io ho avuto per tanti anni indosso, e non mi sono mai accorto che cosa ci fosse sulle spalle. Sapete, gli unici numeri che contano nel calcio sono quelli della classifica". Che da qui a fine novembre sono tutti da decifrare.

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