L'Articolo

Calciopoli, a Napoli udienza preliminare. 37 le persone accusate di frode sportiva, venti anche di associazione a delinquere

15-12-2007

ROMA. Ad un anno e mezzo da quell'estate di fuoco, il più grande scandalo della storia dello sport italiano arriva oggi nelle aule dei tribunali della giustizia ordinaria. Non si gioca più con le penalizzazioni, i punti in meno in classifica, il timore delle cadute negli inferi della B o della C di "signore squadre". E neppure ci sarà spazio per quell'accurato "riciclaggio" di cariche e nomine messo in atto dai processi sportivi riusciti con abilità a produrre verdetti discutibili, come quello salvatutti del luglio 2006.
La vicenda ora è più seria. È penale. A Napoli va in scena l'udienza preliminare che mette sotto accusa i vertici di una "cupola" che avrebbe guidato il calcio, falsato il campionato del 2004_2005, scelto gli arbitri giusti per le partite giuste, manipolato il sistema.
"Moggiopoli" _ ossia nella fattispecie Luciano Moggi (ex dg della Juve), Antonio Giraudo (ex ad della società bianconera), Massimo De Santis (ex arbitro) e a seguire dirigenti, designatori arbitrali e uomini federali _ presenta numeri impressionanti: in 37 sono accusati di frode sportiva, in 20 anche di associazione a delinquere. Sarà un processo ad alto impatto mediatico che offrirà sorprese e colpi di scena, che non si esaurirà in pochi udienze (previste non meno di cinque), che tra eccezioni e pregiudiziali si annuncia sfiancante. Basti pensare che soltanto nel febbraio del 2008 è prevista la decisione su chi sarà rinviato a giudizio e con chi dunque continuare con il processo. Sul banco degli imputati tra gli altri anche Carraro (allora presidente della Figc), Pairetto e Bergamo (designatori arbitrali), Lanese (presidente Aia), Messina (arbitro), Della Valle e Lotito (patron di Fiorentina e Lazio). Dopo il Coni e la Federcalcio anche la Lega ha deciso di costituirsi parte civile.
Il lavoro investigativo dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci è stato certosino anche a indagini concluse. Oggi mettono subito sul tavolo una nuova carta presentando l'ultima informativa dei carabinieri che conterrebbe l'approfondimento e la verifica di quanto già evidenziato: la cupola esisteva, ha operato per anni, era composta da almeno una ventina di persone, abili nel realizzare una rete di comunicazione che durava da tempo, quantomeno dall'agosto del 2004, data delle intercettazioni telefoniche disposte dalla Procura di Torino che _ nell'ambito di un fascicolo poi archiviato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva _ vennero pubblicate da alcuni quotidiani.
C'è da ricordare che per diversi mesi, dall'autunno del 2005 al maggio del 2006 (mese dello scoppio dello scandalo), il dossier con le scottanti intercettazioni rimase nei cassetti della Federcalcio e del ufficio indagini di via Allegri, così come dell'Uefa e della Procura di Roma che nel frattempo aveva avviato una inchiesta sulla "Gea World", la società che gestisce centinaia tra calciatori, allenatori e dirigenti e facenti capo ad una pattuglia di "figli di papà". Ma questa è un'altra storia.
Su "Moggiopoli" gli inquirenti hanno messo a fuoco la titolarità di una decina di schede telefoniche svizzere acquistate da Moggi. Sono state evidenziate altre utenze che servivano a stringere ancora meglio i apporti tra Moggi e gli arbitri. Ancora da definire la posizione dell'arbitro Gianluca Paparesta che avrebbe saputo dell'esistenza delle schede solo dopo essere stato raggiunto dall'avviso di garanzia. Una testimonianza che non ha convinto i pm. Oggi dunque si parte. Allacciatevi le cinture, il viaggio si annuncia lungo. E pieno di scossoni.

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