I consigli di Laura

Ricordi dolci e nostalgici del periodo natalizio

06-01-2008

Cara Laura,
il nostro giornale è come il pane quotidiano. Dal primo giorno in America (più di 50 anni) ho sempre letto prima "Il Progresso" e poi "America Oggi". Ogni giorno, pioggia, neve o sole!! Spero di essere in grado di leggerlo fino all'ultimo.
Nel periodo di Natale mi sono venuti alla mente tanti ricordi e tanta tristezza e perciò ho pensato di esternare questi pensieri per lei e per i lettori italiani, specialmente i più anziani.
I ricordi vanno alla mia fanciullezza, negli anni Trenta e primi Quaranta, in un piccolo paese sulle colline dal Sannio. Natale! Che tristezza! Mussolini aveva relegato il Natale prettamente ad una festa religiosa. Niente "albero di Natale", niente "babbo Natale", erano segni anglosassoni e perciò dovevano scomparire dall'Italia fascista! Ci divertivamo a fare un piccolo presepe, con i pastori costruiti da noi, in qualche angolo remoto della casa che mamma ci assegnava. I regali? Non esistevano. I giocattoli? Nemmeno in sogno! Però il fascismo aveva "creato" la "befana fascista" che si celebrava il 6 gennaio, giorno dell'Epifania. Così la sera prima facevamo a gara a chi poteva impadronirsi di una calza grossa di nostra madre per appenderla al focolare (unica sorgente di calore), così che la befana, scendendo dal camino, trovava dove mettere i suoi regali.
La mattina della "befana fascista" prestissimo ci precipitavamo giù per trovare i nostri regali. Che gioia! Che piacere nel vedere nella calza un'arancia o un mandarino con qualche caramella se eravamo stati buoni (ossia se c'era qualche lira in casa). Oppure trovavamo carbone e cenere se eravamo stati cattivi (ossia se non c'erano soldi disponibili). Che tristezza a pensare alla nostra felicità per un'arancia. E se non c'erano proprio soldi o non si trovavano arance da comprare, qualche mela o un paio di noci o qualche castagna erano i soliti sostituti. Non sapevamo di meglio!! Possiamo raccontare queste cose ai nostri nipoti d'oggi che sanno tanto e forse anche troppo ed è difficile accontentarli? Altri tempi, altro mondo. Quale il più felice? Ai posteri l'ardua sentenza. Laura, pubblicherà questa fantasia di un vecchio italiano? Cari saluti,


Elvidio Salierno

 


Caro Elvidio, pubblico la sua lettera con piacere. Per rispondere alla sua domanda vorrei ricordare che quando si ha di meno si apprezza di più. E si è più felici...


Scrivete a: Laura, c/o America Oggi,
55 Bergenline Ave., Westwood, N.J., 07675

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