Parkinson. Italiani scoprono la proteina killer
ROMA. In condizioni normali è inoffensiva, ma quando comincia a moltiplicarsi e ad aggregarsi la variante pericolosa della proteina chiamata alfa-sinucleina diventa un killer per le cellule nervose. La sua presenza massiccia porta infatti alla formazione delle placche caratteristiche del morbo di Parkinson. Conoscerne il meccanismo d'azione apre la via alla prevenzione e alla possibilità di intervenire precocemente.
La scoperta, pubblicata su Plos Biology, si deve a una tecnica messa a punto in Italia, in una ricerca condotta fra le università di Bologna e Padova. La stessa tecnica di analisi permetterebbe inoltre di capire i meccanismi alla base di altre malattie neurodegenerative che dipendono dall'aggregazione di proteine, come Alzheimer, corea di Hunting-ton, sclerosi laterale amiotrofica, diabete di tipo II, cataratta. "Prima della nostra ricerca la variante pericolosa dell'alfa-sinucleina era stata osservata solo come componente dei caratteristici depositi proteici (corpi di Lewy) che si trovano nel cervello dei malati di Parkinson", ha osservato il responsabile dello studio, Bruno Samorì, dell'università di Bologna. La presenza della versione alterata della proteina di per sé non è un pericolo. I problemi cominciano quando le proteine alterate diventano più numerose di quelle normali e cominciano a formare le placche. "Ciò che rende pericolosa la proteina - ha spiegato Samorì - è la sua particolare struttura che ne favorisce l'aggregazione e la conseguente sedimentazione. Proprio questa aggregazione, specie nelle fasi iniziali, si ritiene la principale causa della distruzione dei neuroni".
Gli studiosi italiani lo hanno scoperto grazie a una tecnica di nano-biotecnologie che ha permesso di manipolare e osservare per la prima volta la struttura di una singola proteina. Finora, invece, le osservazioni erano state fatte solo su aggregati di alfa-sinucleina perché non esistevano tecniche che permettessero di manipolare singolarmente una singola proteina. "Noi siamo riusciti ad isolarla ed osservarla, per la prima volta, in forma non aggregata", ha detto Samorì. Ciascuna molecola è stata "pescata" e "stirata" grazie alla tecnica messa a punto dal chimico Marco Brucale e dal biotecnologo Massimo Sandal. "Quello che abbiamo scoperto - ha aggiunto - è stato sorprendente. Intanto ci siamo accorti che, anche in condizioni normali l'alfa-sinucleina può presentarsi, in piccolissima parte, pure nella sua variante pericolosa. Ci siamo quindi chiesti cosa controllasse la quantità di questa variante e abbiamo scoperto che è regolata da un equilibrio chimico-fisico che può farla aumentare in seguito a particolari mutazioni genetiche o all'esposizione a sostanze tossiche. È questo aumento che porta allo sviluppo del Parkinson. Ciò non toglie che l'alfa-sinucleina pericolosa possa essere presente anche in soggetti sani, ma in concentrazioni insufficienti a determinarne l'aggregazione".












