L'intervista. Lavoro duro e idée giuste. La ricetta di Paolo Zampolli, italiano di successo a New York
"Determinazione, giuste idee e voglia di arrivare". Sono queste le tre caratteristiche vincenti per avere successo in America. Parola di Paolo Zampolli, italiano trapiantato a New York da oltre dieci anni, che ha fatto della sua vita un vero e proprio business.
Socio di Donald Trump, fondatore della nota agenzia di modelle ID Models, lavora per le Nazioni Unite ed è un grande esperto del mercato immobiliare newyorkese. Ma queste, sono solo le principali attività svolte dal milanese Zampolli che a quanto pare, dati i successi ottenuti, ha eredito il suo talento dal padre, produttore di giocattoli, che in Italia aveva inventato il "dolce forno", uno dei balocchi preferiti dalle bimbe italiane negli anni '80.
Bill, Hillary, Claudia, Ron. Paolo Zampolli parla con estrema disinvoltura dei suoi celebri amici che di cognome fanno: Clinton, Schiffer e Burkle, il socio in affari dell'ex Presidente degli Stati Uniti.
Il suo "american dream" si è proprio realizzato. Appena quattordicenne, alzava gli occhi al cielo, sulla fifth avenue, per ammirare le meraviglie della Grande Mela. Era solo un adolescente quando, durante i viaggi negli States con i genitori, promise a se stesso che avrebbe avuto successo a New York. Malgrado gli innumerevoli impegni, Zampolli, è un uomo disponibile e felice di raccontare la sua vita ai lettori di "America Oggi".
L'intervista viene spesso interrotta dal continuo squillare di telefoni: francese, italiano, inglese, Paolo si destreggia fra le varie lingue, ma appena liquidati i suoi interlocutori riprende senza esitazione il filo del discorso.
Paolo, il mercato americano è sicuramente tra i più difficili al mondo, cosa deve aspettarsi un italiano che, come lei, decide di trasferirsi a New York per avere successo?
Tante porte chiuse in faccia. Bisogna essere preparati soprattutto a questo. L'America non è facile e gli americani non ti accolgono subito a braccia aperte.
Quali sono, allora, i numeri che un imprenditore deve avere per diventare famoso nella Grande Mela?
Determinazione, duro lavoro, giuste idee e tanta voglia di arrivare. Sì, queste sono sicuramente le caratteristiche che deve avere.
La determinazione non le manca, le giuste idee ha dimostrato di averle, ma cosa intende per duro lavoro e quanta voglia di arrivare aveva quando è giunto in America?
Io lavoro tanto, mi piace essere "busy", non amo fare le ferie in agosto come gli italiani, o fare lunghi weekend per andare agli Hamptons, come fanno molti americani. Non sopporto i giorni tipo il Memorial day in cui l'America si ferma. Anche in questi giorni particolari, io preferisco andare in ufficio e lavorare, ma spesso mi ritrovo solo. Per quanto riguarda la mia voglia di arrivare era veramente tanta.
Quando ha deciso che si sarebbe trasferito a New York?
Avevo circa quattordici anni. I miei genitori mi portavano spesso in vacanza nella Grande Mela. Questa città è sempre stato il mio "american dream", mi incantavo guardando i palazzi della fifth avenue e lo skyline. Così, appena sono cresciuto, alla prima opportunità mi sono trasferito.
Lei ha iniziato con la ID Models, l'agenzia di modelle, ma in Italia, aveva già fatto questo tipo di esperienza?
Non proprio. Avevo organizzato solo il concorso di bellezza "The look of the year", ma in quell'occasione scoprimmo Gisele Bündchen, la nota top model brasiliana.
Fu in seguito a quell'esperienza che decise di addentrarsi in questo mondo?
Ho cominciato con Claudia Schiffer, la modella. I primi tre anni a New York eravamo soci, in un'altra agenzia. Successivamente, nel 1997, decisi di aprire la ID Models.
Dalle modelle ai loft di Soho, come avviene il passaggio dall'agenzia al mercato immobiliare?
È stato grazie al mio amico Donald Trump, fu lui a convincermi. Per la gioia di mia madre! Io, comunque, mando avanti tutto, sia la ID Models che il settore immobiliare, quest'ultimo è il "date to day business".
Perché, sua madre non era contenta del lavoro con le modelle?
No, preferisce il mercato immobiliare.
Ma non si è fermato solo a queste due attività...
No, sto lavorando anche alle Nazioni Unite. Sono contento di questa nuova esperienza.
A quali progetti sta lavorando per le Nazioni Unite?
Mi occupo del settore dell'energia rinnovabile, attraverso l'IREO (International Renewable Energy Organization n.d.r.), delle negoziazioni relative al Protocollo di Kyoto e della realizzazione di una "nuova acqua" del Brasile, direi super pura. Inoltre, mi sto occupando della preparazione e della negoziazione del summit di Copenhagen 2009.
Un uomo impegnato come lei, riesce ad avere una vita privata?
Sono fidanzato da 4 anni con la modella Amanda Ungaro.
Oltre al lavoro ha un hobby che le piace praticare?
Si, adoro il mare, anche se non frequento gli Hamptons.
Spesso gli italiani all'estero hanno delle caratteristiche che emergono più di altre e di cui in Italia non si erano resi conto, qual è la sua?
L'educazione. Quando sono a tavola con degli americani e una signora si alza per andare alla toilette, io, in segno di educazione, mi alzo, ma gli americani continuano a stupirsi per questo gesto. Mi piace essere garbato e, per esempio, aprire la portiera dell'auto alle donne, anche se ormai, è un privilegio del mio autista.
È maggiormente difficile avere successo a New York o mantenerlo?
Mantenerlo.
Negli ultimi mesi, le cronache mondiali hanno parlato di vari imprenditori italiani che in America non si sono comportati secondo la legge, tipo Raffaello Follieri, che ne pensa?
Immaginavo che dietro a questo ragazzo ci fosse qualcosa di poco chiaro. E poi, comprare la borsa griffata alla sua ex fidanzata (Anne Hathaway n.d.r.) con la carta di credito aziendale, non è stato proprio astuto...
Ma, questa pubblicità negativa ostacola la carriera dei bravi italiani in America?
Si, danneggia tutti quelli che lavorano onestamente. Ancora capita di sentir dire che gli italiani sono in un certo modo...
Intende dire mafiosi?
Si, volevo dire proprio questo, ma sono solo luoghi comuni, come quando si pensa che le modelle russe siano tutte in un determinato modo...
L'America è prossima alle elezioni presidenziali, chi vota Paolo Zampolli?
Mi piace Hillary Clinton, ma in attesa che lei si prepari per i prossimi quattro anni, simpatizzerò per McCain.
Un'ultima domanda, lei si sente italoamericano o un italiano che vive e lavora in America?
Assolutamente un italiano.










