Analisi e commenti

Se i grandi fanno sul serio. La crisi dei mutui/Le richieste italiane hanno pesato sulle scelte finali

di Emilio Manuelli

11-10-2008

Ci voleva la crisi finanziaria più grave del mondo moderno perchè i grandi della terra decidessero finalmente di fare sul serio. Quanti summit senza sostanza, quanti incontri ai più alti livelli senza alcuna linea di azione: questa volta non è stato così e da Washington arriva adessso un "pentalogo" di cose da fare subito, un pacchetto di indicazioni chiare, nella speranza che i mercati sin da domani mattina ne prendano atto.
Ma cosa hanno detto i ministri delle Finanze e i governatori delle Banche centrali nel loro appello alle opinioni pubbliche occidentali? La prima più importante azione è rivolta ai governi che dovranno impegnarsi a fondo per impedire in ogni modo il fallimento delle banche, soprattutto quelle rilevanti per il buon funzionamento del sistema. In pratica una tirata d'orecchie agli Usa che hanno assistito inerti alla caduta rovinosa di Lehnman Brothers senza far nulla, la goccia che ha fatto traboccare la crisi. Per le banche sarà però decisivo poter tornare ad una situazione di liquidità ordinaria, nella quale il ritorno della fiducia consenta loro di prestarsi il denaro a condizioni normali di quantità e prezzo.
I sistemi pubblici e privati dovranno sostenere questa azione di raccolta per consentire alle banche di far il loro mestiere principale che è quello di finanziare famiglie e imprese. In questo contesto riveste una fondamentale importanza la garazia dei depositi dei correntisti, il cui rimborso dovrà essere assicurato al cento per cento. Ed è una naturale conseguenza di queste indicazioni di rotta il fatto che riprenda regolarmente il mercato dei mutui.
A fare da cornice indispensabile di riferimento al nuovo deal arriva da Washington un messaggio chiaro: l'attuale sistema di regole e di controlli è fallito, da rifondare del tutto. "Basilea 2 è morta" ha detto ieri notte Giulio Tremonti riferendosi a quell'insieme di disposizioni cui devono attenersi le banche attualmente, ed è morta perché si basa principalmente sul modello del rating, le famose pagelle che dovevano garantire sulla solidità delle istituzioni, e che invece si è rivelato fallace e inutile.
Il compito di riscrivere il libro delle regole è affidato dal punto di vista tecnico al Financial stability forum guidato oggi dal nostro governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. È affidato dal punto di vista politico al G8 di cui l'Italia si appresta ad assumere la presidenza per un anno. Una doppia sfida per il nostro Paese, una bella responsabilità.
Ed è anche per questo che ieri Tremonti ha annunciato la proposta italiana (e ne ha presentato una bozza) per una nuova Bretton Wood. In questa località fra i boschi si riunirono nel luglio del 1944 a conflitto ancora in corso le nazioni alleate per fissare i principi che avrebbero dovuto regolare il sistema dei commerci e della finanza, fissando i relativi accordi monetari. A oltre sessanta anni di distanza quel modello è superato, come dimostrano le drammatiche circostanze di queste settimane.
L'obiettivo del governo italiano è ambizioso, ma una crisi così nuova nelle forma e nelle sue manifestazioni come quella in corso richiede anche nuove regole, non può essere più affrontata con armi vecchie e spuntate.
A sentire i commenti a caldo, il comunicato di ieri rappresenta un successo per la richiesta italiana di concretezza nel messaggio da lanciare ai mercati ed è una soddisfazione sottolineare come alcune misure di garanzia, come quella integrale sui risparmi dei correntisti, siano già state adottate dal nostro Governo.
Si tratta ora di vedere se l'obiettivo che il G7 che ha voluto perseguire con il suo pacchetto, un'iniezione di fiducia per le istituzioni finanziarie, verrà recepito dai mercati e, tramite loro, dagli investitori.
Non è detto che ciò avvenga subito, ma dobbiamo essere fiduciosi e trasmettere fiducia con i nostri comportamenti. Anche perché le munizioni per difendere il fortino sono ormai finite.   


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