La città

Rivoluzione in ospedale. La "macchina del dolore" dall'Italia sbarca in USA

di Riccardo Chioni

11-03-2009

NEW YORK. Il nome tecnico è Scrambler Therapy MC-5A, ma nella comunità medica è comunemente definita la "macchina del dolore", una rivoluzionaria concezione per combattere i dolori acuti presentata lunedì presso il Consolato Generale di New York dopo l'ottenimento dell'approvazione da parte dell'agenzia FDA per la commercializzazione sul territorio statunitense.
La macchina del dolore creata dal medico e ingegnere Giuseppe Marineo alcuni anni fa, rimase nel dimenticatoio fino a quando fu rispolverata a Roma nel 2007 in occasione della manifestazione PharmaFinance da un gruppo americano che era riuscito ad ottenere i diritti per la commercializzazione della innovativa tecnologia.
Scrambler Therapy è un sistema non invasivo, indolore e totalmente privo di effetti collaterali per il trattamento di dolori acuti oncologici e neuropatici, compresi anche i casi resistenti alla morfina e durante il trattamento il dolore viene completamente rimosso, a prescindere dalla sua intensità.
La macchina, con i suoi diversi elettrodi, ha l'apparenza fisica di un rilevatore di elettrocardiogramma.
Questa tecnologia è stata identificata dall'agenzia regionale Sviluppo Lazio e dalla società americana Zangani Investor Community che hanno messo a disposizione di tre ospedali italiani la macchina del dolore da cui hanno già tratto benerfici oltre tre mila pazienti in Europa e da cui oltre un miliardo e mezzo di persone potrebbero trarre vantaggio in tutto il mondo.
L'assessore regionale del Lazio alla Piccola e media impresa, commercio e artigianato Francesco De Angelis spiega perché il coinvolgimento della Regione in questo progetto americano della macchina del dolore.
"È un progetto importante di collaborazione: da una parte le imprese con le eccellenze produttive della nostra regione e, dall'altra la collaborazione con gli Stati Uniti e il fondo di investimento. Quindi, finanziatori statunitensi per promuovere e valorizzare l'eccellenza produttiva. Mi sembra - sottolinea De Angelis - una combinazione importante, soprattutto vincente. L'esempio della macchina del dolore è significativo perché assieme alla parte economica c'è anche il carattere sociale di questa iniziativa".
La Regione è coinvolta nella promozione delle imprese per investimenti all'estero e cresce la collaborazione della Regione Lazio perché gli Stati Uniti sono un paese target.
"È un Paese obiettivo della Regione e quindi per noi la collaborazione è molto importante e significativa" aggiunge l'assessore che adesso guarda alla prossima edizione di PharmaFinance a Roma il prossimo giugno per proseguire la promozione della macchina del dolore.
"Il problema di molti inventori - spiega John Nano presidente di Competitive Technologies distributore della macchina - è che richiede molto tempo arrivare alla commercializzazione e all'uso. Questa macchina era stata inventata alcuni anni fa e nessuno aveva prestato attenzione perché è il suo approccio al problema è una novità. Per oltre tre mila anni si è tentato di bloccare i segnali del dolore prima che raggiungano il cervello con agopuntura e madicinali. L'inventore in questo caso invece ha pensato di invertire il segnale: un pensiero assai nuovo nella comunità medica".
Nano sostiene che un giorno sarà possibile miniaturizzare la macchina del dolore in formato tascabile per trattamenti personalizzati.
"Per il momento ci limitiamo a presentare questa tecnologia per il trattamento di quante più persone possibili dovunque nel mondo. Abbiamo iniziato a livello ospedaliero dove stiamo raccogliendo credibilità e acquisendo esperienza e questo fa parte della nostra strategia attuale, poi provvederemo a miniaturizzarla" prosegue Nano.
Adesso la comunità medica inizia a guardare con interesse alla macchina del dolore come sostituto ai medicinali come la morfina che a lungo tempo dà assuefazione e in molti casi porta anche all'overdose, mentre le aziende farmaceutiche sono in fermento per il demone elettronico.
"Per certi versi la macchina del dolore è vista come fumo negli occhi dalle case farmaceutiche, ma è pur vero che non tutti i casi sono trattabili con la macchina, soltanto nel caso di quelli cronici, severi e prolungati".
La macchina del dolore è anche stata sperimentata nel reparto leader mondiale contro il dolore dell'ospedale militare Walter Reed Medical Center di Washington dove il primario Steven Cohen ha riferito di essere estremamente ben impressionato dalla funzionalità ed efficacia dell'invenzione italiana per la cura di dolori acuti, in particolare su militari che hanno subito amputazioni.



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