Analisi e commenti

Liquidità e inflazione. Crisi/La Germania si rifiuta di stampare moneta. E fa bene

dii Mario Lettieri e Paolo Raimondi*

02-04-2009

Questa volta bisogna stare con la Germania.  
Anche se nel recente passato il governo tedesco è andato spesso per conto suo nel prendere decisioni importanti relative alla crisi economica e finanziaria globale, Berlino ha assolutamente ragione di rifiutare l'iniziativa del premier inglese Gordon Brown e della Federal Reserve americana di stampare moneta e immettere massicce quantità di liquidità nel sistema per salvare le banche comprando anche i loro titoli tossici. Ciò determinerebbe un'ondata di inflazione che darebbe il colpo finale al sistema economico produttivo, alla stabilità e al benessere sociale. Questo sembra contraddire i più recenti dati sul contenimento dei prezzi negli ultimi mesi, ma la statistica guarda al passato e noi, oggi più che mai, dobbiamo intuire il futuro per prevenire altri nefasti sconvolgimenti.
Il 5 marzo Gordon Brown ha invitato i governi a farsi promotori di un "global bail out" del sistema bancario in crisi, e invitandoli cioè a farsi garanti dei debiti delle banche. Subito dopo attraverso l'emissione di nuova moneta, quella moderna e virtuale creata al computer più che nella forma tradizionale di banconote di carta, la Bank of England ha acquistato una prima tranche di asset privati (compresi quelli tossici) e anche di obbligazioni del Tesoro per 2 miliardi di sterline, parte di un pacchetto di 75 miliardi.  Sarebbe a dire che i governi e le banche centrali dovrebbero stampare soldi per comprare carta in gran parte senza valore, ma a prezzi sufficientemente alti da far contenti banchieri e speculatori, sperando che simili mosse possano riattivare i canali del credito e stimolare l'economia. Anche se il premier britannico non lo dice, ma tra i titoli tossici ci sono anche pacchetti dei famosi derivati Otc che vantano un valore nozionale di 600.000 miliardi di dollari.
Alla vigilia dell'incontro a Bruxelles del Consiglio Europeo del 19-20 marzo, in preparazione del Summit del G-20 del 2 aprile a Londra, la Fed americana ha immesso altra liquidità nel sistema per oltre 1.000 miliardi di dollari: 250 per comprare titoli sovrani, i suoi Buoni del Tesoro, 750 miliardi per acquistare dalle banche debiti e titoli tossici, come i MBS (mortgage-backed securities) legati ai mutui casa inesigibili e un centinaio di miliardi per imprevisti! Anche l'economista dell'Università di New York, Roubini ha recentemente detto in una conversazione con il Sole 24 Ore che "Fed, Bce e altri istituti centrali dovranno essere disposti a comprare assets anche di scarsa qualità, ed accollarsi rischi di credito più elevati per riaprire il mercato dei corporate bond e delle cartolarizzazioni". E c'è chi, come il guru della finanza speculativa George Soros, propone di riattivare la stamperia dei Diritti Speciali di Prelievo del Fondo Monetario Internazionale per immettere nuova liquidità per trilioni di dollari. A nostro avviso sono ricette suicide, con alti rischi di iperinflazione.  
Il governo tedesco è invece sceso in campo con assoluta determinazione per denunciare questa pazzia. La stampa tedesca, a cominciare dal settimanale Der Spiegel fino al quotidiano popolare Build Zeitung, ha scritto che la decisione americana di stampare soldi rappresenta un grave pericolo di inflazione. Tutta la Germania, sia i suoi cittadini che la dirigenza economica e politica, a prescindere dai colori di appartenenza, hanno un'assoluta fobia e un sacro terrore dell'inflazione, avendola tristemente sperimentata negli anni 1923-4 della Repubblica di Weimar che sprofondò la Germania nella povertà e nella disperazione, foriera poi della più spaventosa deriva autoritaria che portò alla Seconda Guerra Mondiale.  
Londra, la Fed, i banchieri e i loro esperti economici dicono che il pericolo odierno maggiore è la cosiddetta deflazione, cioè la discesa dei prezzi combinata con la contestuale caduta della domanda, del consumo, della produzione e del commercio dei beni. Loro propongono di rispondere a questa fase di crisi stampando soldi, immettendo nuova liquidità che dovrebbe sostenere la domanda e anche creare nuova inflazione, ma che sarebbe, secondo loro, in seguito riportata sotto controllo.
Sarebbe come versare benzina sul fuoco, mentre si parla di approntare i mezzi per spegnere l'incendio!  L'inflazione è una brutta bestia da non provocare; non si comporta mai in modo prevedibile.  
Servirebbe invece un intervento globale da "curatore fallimentare" condiviso dai governi, liberi da qualsiasi condizionamento delle banche in fallimento. Occorrerebbe congelare i titoli tossici, che non possono essere salvati con i soldi dello stato, e condurre l'economia reale, l'occupazione e il benessere collettivo fuori dalla palude della depressione economica, con nuove linee di credito mirate a progetti di crescita.   
*Lettieri è stato sottosegretario all'Economia nel governo Prodi. Raimondi è un economista

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