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Zlatan Ibrahimovic

Calcio. Inter. Dopo supercoppa e scudetto, manca solo la Champions League

16-05-2009

MILANO. Non sarà la cavalcata trionfale di due anni fa, con il record assoluto di punti (97), un primato anche per l'Europa, e un traguardo raggiunto con cinque giornate di anticipo, ma è stato lo stesso un monologo Inter.

I nerazzurri infilano il loro poker: dopo i tre scudetti consecutivi dell'era Mancini (con il primo però grazie a Calciopoli) José Mourinho fa centro al primo colpo, regalando un altro sorriso a Moratti. Dopo l'aiutino della Juve, che domenica scorsa aveva fermato sull'1-1 il Milan a San Siro, lo scudetto si decide lontano da Milano, ma ha ancora i colori bianconeri grazie questa volta all'Udinese. E oggi, contro un'altra formazione bianconera, il Siena, contro il quale i nerazzurri hanno una lunga tradizione favorevole, sarà solo festa.

Due anni fa l'Inter conquistò il suo scudetto proprio in Toscana con una doppietta di Materazzi, che lo scorso anno fallì invece un rigore alla penultima giornata. Questa volta Inter-Siena non sarà decisiva: la partita di oggi sarà solo una passerella nerazzurra, prima del bagno di folla in città. La rincorsa di Ibrahimovic e compagni verso il loro 17/o scudetto si conclude a due giornate dalla fine di un torneo mai davvero in discussione. Dunque niente finale thrilling come l'anno scorso, nello sprint con la Roma.

Un campionato stradominato dall'inizio alla fine, quasi senza soluzione di continuità dopo la solita bagarre iniziale. Ha avuto solo un paio di sbandamenti: il primo a fine ottobre, con il doppio 0-0 con Genoa e Fiorentina, seguito però da otto vittorie di fila; il secondo a gennaio con il tracollo peggiore e più sorprendente di tutto il torneo a Bergamo con l'Atalanta, dopo un primo tempo concluso sul 3-0 per la squadra di Del Neri e i nerazzurri "sbagliati" che sembravano dei marziani in campo.

La ciliegina sulla torta quest'anno è aver lasciato con un palmo di naso i "cugini" milanisti. I rossoneri concludono in crescendo, ma la rimonta impossibile non si completa. Si è sempre detto: solo l'Inter può perderlo. Ma di 5 maggio ce n'è stato soltanto uno.

Il nuovo Centenario inizia dunque con un altro trionfo. Ancora un sigillo targato Moratti, come la grande Inter di Moratti padre ed Herrera. Questa volta il Sarti di turno in porta è il n.1 più forte del mondo e se lo è deve dire grazie a questa squadra ormai diventata di livello planetario e a Mourinho, il cui arrivo in panchina ha messo le ali al brasiliano. In difesa non c'é più Burgnich ma Cordoba, ma come esterno è nato uno come Santon che ricorda molto Facchetti. E poi c'è un centrocampo ormai super collaudato con Cambiasso, uomo tuttofare (all'occorrenza anche il difensore), l'intramontabile Javier Zanetti, il capitano, e poi Muntari, fortemente voluto dallo Special One, che si è ritagliato un posto da titolare.

Insostituibile tatticamente anche Stankovic dietro alle punte, ma la vera scommessa vinta da Mourinho si chiama Balotelli. Il ragazzo qualche tempo fa era sul punto addirittura di andare via, visto che giocava pochissimo, poi è entrato in campo e non è più uscito. E poi c'è lui, Ibrahimovic, corpo e anima di questa squadra. Senza Ibra, l'Inter non avrebbe vinto l'anno scorso (rientrò da un infortunio segnando una doppietta a Parma) e anche quest'anno è stato decisivo togliendo tante volte le castagne dal fuoco a Mourinho. E quando, dopo Manchester, ha iniziato a dare segnali di irrequietezza, il tecnico gli ha fatto capire che senza di lui l'Inter non sarebbe stata più l'Inter, spingendosi perfino a dire: "Allora lo compro io".

Nell'anno degli "zero titoli" per Milan, Juve e Roma, lo Special One conclude con due trionfi: la supercoppa italiana, battendo ai rigori la Roma appena messo piede in Italia, e questo scudetto di cui è stato lui il primo a non dubitare mai. La fuga nerazzurra è cominciata all'undicesima giornata con la vittoria per 1-0 sull'Udinese, capolista per alcune giornate. Poi l'allungo progressivo: +6 poi dimezzato a gennaio dopo Bergamo, ma a febbraio in nerazzurri hanno messo il turbo toccando i +9, trasformato in un mortificante (per gli avversari) +10 ad aprile su una Juve sempre più in affanno, che infatti da lì a poco avrebbe ceduto la piazza d'onore al ritorno del Milan. All'Inter dei fenomeni (altro che Ronaldo!) rimane un unico traguardo da raggiungere: la Champions League. Un'attesa che si prolunga da un'eternità (oltre 40 anni), che come tutti i tabù è destinato presto o tardi a finire. Almeno è questo il pensiero recondito del popolo nerazzurro in questo giorno di festa.

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