Analisi e commenti

Riforme. Programma di legislatura per coninvolgere le opposizioni. Le strategie del Cavaliere

Di Luca Tentoni

10-01-2010

I l presidente del Consiglio torna sulla scena politica con un'intervista concessa a "Repubblica", compiendo un gesto distensivo verso un quotidiano col quale ha avuto per mesi uno scontro molto duro. E rilancia: non bastano le riforme della giustizia (il legittimo impedimento e il processo breve con legge ordinaria, il "lodo" Alfano-Quagliariello e l'immunità parlamentare "alla Maccanico" con legge costituzionale), delle istituzioni (bozza Violante), dei regolamenti parlamentari ed eventualmente della legge elettorale, ma è necessario cambiare presto anche il fisco. Come aveva già ammonito il capo dello Stato nel messaggio di fine anno, non bastano ritocchi, ma è tutto il sistema impositivo che va rivisto e ristrutturato profondamente, con l'obiettivo, come auspica Berlusconi, di realizzare "una semplicazione complessiva".

È un pacchetto molto corposo, un "omnibus" destinato ad impegnare le Camere per l'intero anno. Ma soprattutto si abbandona la politica del "prendere o lasciare" e dello scontro con l'opposizione per seguire un'altra via, quella delle "convergenze occasionali". Quello delineato, infatti, sembra il programma di un governo di grande coalizione, non l'agenda di chi vuole andare avanti a colpi di maggioranza sfidando anche la fronda interna (che nel Pdl non manca, e alla Camera è tanto forte da poter - se vuole - "mandare sotto" il governo in votazioni delicate e decisive).

Poiché un'intesa complessiva Pdl-Lega-Pd-Udc è impossibile - soprattutto sui primi provvedimenti che andranno in aula, processo breve e legittimo impedimento - l'"omnibus" serve però a coinvolgere l'opposizione in una serie di riforme "di sistema", ben sapendo che su alcune Bersani e Casini (più, ovviamente, Di Pietro) diranno "no". L'idea è quella di un "menù ampio", sul quale ricercare di volta in volta il consenso di settori dell'opposizione: sul fisco, l'Udc potrebbe dire sì a interventi per la famiglia; sulla giustizia, Casini potrebbe approvare il legittimo impedimento o astenersi, mentre il Pd potrebbe evitare di fare le barricate e di raccogliere firme per un referendum. Su ciò che più interessa Berlusconi - la giustizia - l'unico problema è il percorso del "processo breve" (in Aula al Senato martedì prossimo): è il provvedimento più detestato dalle opposizioni e potrebbe finire impallinato alla Camera dal "fuoco amico" di settori della maggioranza.

Ma sul legittimo impedimento, sul progetto bipartisan "Chiaromonte-Compagna" destinato a reintrodurre l'immunità parlamentare (con la benedizione del Quirinale) e persino sul "lodo Alfano" rivisitato da Quagliariello si può forse andare avanti. Quest'ultimo, infatti, è un disegno di legge costituzionale: la speranza di Berlusconi è che passi con i voti di maggioranza e Udc e che il Pd non chieda il referendum confermativo. Ecco perchè il Cavaliere ripete ai suoi che vuole capire se di Bersani può fidarsi.

Fino alle regionali si andrà avanti con prudenza. Per l'eventuale accordo sul "menu" - o solo su alcune "portate" (compresa una legge elettorale con le preferenze) - bisognerà attendere la tarda primavera, sempre che - come sperano alcuni pontieri - il risultato del voto non sia devastante per il Pd, altrimenti l'opposizione si radicalizzerà e non ci sarà più spazio per dialogare. 

 

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