Tea party. A Nashville interviene la Palin. “Sarah è una di noi”
NASHVILLE (TENNESSEE). Ieri sera l'appuntamento clou della prima convention nazionale dei tea-party ha visto l'intervento di Sarah Palin, l'ex candidata vicepresidente degli Stati Uniti che ora sta esplorando nuove strade diventando un'icona più mediatica che politica della destra più estrema.
E' stato un abbraccio affettuoso e un'ovazione da parte dei seicento 'patrioti' riuniti nel gigantesco centro congressi del Gaylord Hotel, una specie di città super kitch sotto un'enorme cupola di cristallo, con laghetto al centro, aria condizionata fissa e duemila stanze attorno. Tuttavia, quella di ieri sera non è stata una cerimonia di endorsement, non vi è stato il riconoscimento pubblico della sua leadership sul movimento. E la ragione è molto semplice: oggi, di un leader questa gente arrabbiata contro tutto il sistema, non sanno che farsene. "Sarah l'amiamo perché è una di noi", spiega un militante nel suo vestito da colono settecentesco. "Come noi è prima di tutto americana e conservatrice e tiene alla famiglia. Anche lei si batte contro i parassiti di Washington, ma ora non può essere la nostra leader, semplicemente perché non vogliamo che qualcuno decida cosa fare al posto nostro.
Le vogliamo bene perché la stampa di regime la sta massacrando, ma per ora tutto qua". Proprio ieri Mark Skoda, il capo dei 'patrioti' di Memphis ha annunciato che in vista delle elezioni di novembre, è nato 'Ensuring Liberty Corp', una sorta di comitato che aiuterà anche economicamente l'elezione di una ventina di candidati conservatori alle elezioni di midterm, persone che hanno già sottoscritto il loro decalogo anti-tasse, anti- aborto e anti-immigrazione. Mark parla già da politico e misura le parole: "Non abbiamo nulla contro Obama. Personalmente, credo sia una brava persona ma sono le sue politiche socialiste che ci stanno portando alla rovina. Siamo aperti a tutti, anche a sostenere candidati democratici se saranno d'accordo con noi a cambiare sistema".
Dentro la sala i toni sono più estremi: a riscaldare la folla, tutti bianchi e soprattutto di mezza età, ci pensa Jeff Breitbart, una celebrità del web usa: "Siamo la maggioranza ma la stampa tutta schierata a sinistra e gli intellettuali di Hollywood non lo dicono, anzi ci descrivono come un manipolo di estremisti. Ci bollano come omofobi e violenti, invece vogliamo solo un fisco giusto". Filippiche alle quali la gente reagisce con boati, applaudendo ironicamente all'indirizzo delle telecamere in sala. "E' vero che la Fox è con noi - ci risponde scendendo dal palco - ma è solo un canale via cavo, uno su centinaia.
La vera forza la fanno la Abc, Cbs e Cbn, quelle che vedono tutti. A fianco un uomo ultracinquantenne con il cappello da cow-boy annuisce: "Negli anni '60 ero contro la guerra del Vietnam, ma ora tutti i miei ex amici liberal fanno i soldi con il governo. Abbiamo bisogno di gente onesta che vada a Washington per abolire i ministri dell'agricoltura, del clima, dell'istruzione e altri baracconi inutili e costosi. Alle elezioni manca molto, non dobbiamo scegliere ora chi potrà cambiare le cose". Il movimento di protesta del Tea Party prende il nome dalla rivolta dei coloni che nel 1773 scaricarono in mare nel porto di Boston alcune casse di té per protestare contro le tasse imposte dal governo britannico.
Negli Stati Uniti una versione moderna del movimento ha cominciato a prendere forma all'inizio del 2009, poco dopo l'avvento di Barack Obama alla Casa Bianca, come protesta anti-tasse e anti-deficit trovando un facile bersaglio nel presidente Usa che viene dipinto come un "ideologo socialista convinto". Ma la rabbia degli attivisti del 'tea party' non è limitata al presidente Obama e al partito democratico dalla politica 'tassa e spendi'. Si tratta infatti di un movimento anti-establishment, anti-Grande Governo, anti-Washington che non ha grande simpatia neanche per molte delle scelte del partito Repubblicano che ha cercato, finora senza successo, di cavalcare e imbrigliare l'energia e la rabbia del movimento. Tra i creatori della protesta è stato importante il contributo del cronista della Tv CNBC Rick Santelli che dalla sua postazione alla Borsa Merci di Chicago aveva lanciato nel febbraio del 2009 l'appello agli americani ad organizzarsi in proteste spontanee. Un appello raccolto in numerose città americane dove nei mesi successivi sono state tenute numerose manifestazioni, da Seattle a Boston, da Chicago a Phoenix, animate dallo spirito comune anti-tasse e anti-Washington. La crescita del movimento ha portato alla decisione di organizzare una Tea Party National convention a Nashville (Tennessee), nella capitale della musica country, per segnare la nascita ufficiale del movimento in vista delle elezioni del novembre prossimo.












