Dal Mondo

Dirottamento volontario per Corrie. Pericolo scampato sulla Striscia di Gaza

06-06-2010

TEL AVIV. Questa volta non ci sono stati scontri, spari, coltellate, violenze e morti. Per aver ragione dei 19 attivisti filopalestinesi della Rachel Corrie, incluso un pugno di ultrasessantenni, e impedire alla piccola nave irlandese di perforare il blocco marittimo imposto da Israele alla Striscia di Gaza, è bastata qualche ora di pazienza e un abbordaggio soft: durato in tutto minuti 5. Un epilogo annunciato, che non cancella le polemiche. E che tuttavia fa tirare un sospiro di sollievo - a Gerusalemme come nelle cancellerie di mezzo mondo - dopo il sanguinoso blitz notturno di lunedì contro la flottiglia guidata dal traghetto turco Mavi Marmara concluso con un bilancio di 9 morti, decine di feriti, centinaia di fermi temporanei (inclusi 6 italiani), una coda di recriminazioni ed effetti politici collaterali.

Israele l'aveva detto e ripetuto: non si passa. E ha tenuto parola nonostante i timori di un bis. Timori esagerati, vista la diversa composizione e consistenza della spedizione odierna, salpata in ritardo rispetto alle sei navi della Freedom Flotilla di cui in origine avrebbe dovuto far parte. Ma che solo a cose fatte si sono del tutto stemperati. Intitolata alla memoria di una giovane pacifista americana uccisa da un ruspa militare israeliana nel 2003, mentre manifestava contro la demolizione di case palestinesi nel sud della Striscia di Gaza, la 'Rachel Corrie' è arrivata più vicina della 'Flotilla' all'enclave palestinese controllata dal 2007 dagli islamici-radicali di Hamas e sottoposta da allora a embargo.

Ma il suo destino era già segnato a diverse decine di miglia dalla meta, quando tre unità della marina israeliana l'hanno intercettata di prima mattina in acque internazionali. L'accompagnamento si è protratto per quattro ore con ripetute intimazioni a cambiare rotta e a deviare verso Ashdod: il porto a sud di Tel Aviv nel quale era stato offerto all'equipaggio di sbarcare il suo carico di aiuti, sottoporlo alle ispezioni israeliane e lasciarlo trasferire solo dopo - via terra - verso Gaza. Un dirottamento volontario che avrebbe rappresentato una forma di legittimazione del "blocco illegale imposto da Israele", ha risposto dalla nave uno dei partecipanti, John Graham.

Ma al quale, a differenza di quanto accaduto con la Mavi Marmara, che aveva a bordo anche esponenti di un'organizzazione islamica militante come la IHH turca, gli attivisti della Corrie si sono limitati a opporre una resistenza passiva: ignorando i moniti e tirando dritto, a dispetto dell'oscuramento della radio e del sistema radar di bordo. Finché, a 23 miglia nautiche dalla costa di Gaza, mentre qualche cannocchiale già scorgeva da terra il profilo del battello, le forze israeliane sono passate all'azione. Stavolta, però, quasi in punta di piedi: senza elicotteri e con una ventina di commando (uno per passeggero con l'avanzo di uno) fra cui quattro donne-soldato: incaricate di prendere in consegna le attiviste del gruppo, a cominciare dalla premio Nobel irlandese Mairead Maguire, 66 anni compiuti. Tutto si è svolto senza violenza o incidenti di sorta, come hanno confermato sia i portavoce dello Stato maggiore, sia quelli di Free Gaza, movimento che patrocinava il viaggio della Rachel Corrie. Anche perché i 19 di bordo (divisi più o meno a metà fra pacifisti occidentali e attivisti e reporter malaisiani), si sono guardati dalla benché minima provocazione: facendosi trovare tutti allineati sul ponte di comando, quasi a ricevere una delegazione di ospiti. Un atteggiamento di autocontrollo che peraltro non esclude la protesta, per quello che una delle organizzazioni promotrici, da Dublino, ha definito "un sequestro di persona" collettivo. Seppure in guanti bianchi. La nave, alla fine, è stata fatta attraccare in ogni caso dove Israele voleva che fosse: ad Ashdod, dove nel pomeriggio l'equipaggio è stato avviato a un rimpatrio lampo. Il premier Netanyahu non ha mancato di rendere omaggio al comportamento della gente della Rachel Corrie.

"Oggi abbiamo visto la differenza che passa tra una nave di veri attivisti della pace, con i quali non siamo d'accordo, ma dei quali onoriamo il diritto di esprimere opinioni diverse, e una nave di odio, organizzata da estremisti violenti e fiancheggiatori del terrorismo", ha detto.

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