La città

Fiat. Contestata al Salone dell'auto di New York

23-04-2011


L'arrivo della Fiat all'apertura del salone dell'auto newyorkese è stato salutato da una sonora dimostrazione di protesta all'esterno del Javits Convention Center contro il colosso torinese che intrattiene rapporti commerciali con il regime iraniano di Ahmadinejad.

La manifestazione di protesta a cui hanno aderito solo una ventina di persone, è stata organizzata dal gruppo Iran 180 e da United Against Nuclear Iran che hanno scelto il New York Auto Show per mettere in scena un vero e proprio teatrino del dissenso. Il tutto condito con il messaggio di Iran 180 rivolto al gigante dell'auto Fiat che chiede di porre fine ai rapporti commerciali che intrattiene con il regime iraniano, prima di fare affari qui in America.

Dall'altro lato della strada dell'ingresso al Javits Center, controllati a vista da un drappello di agenti di polizia, i dimostranti hanno intrattenuto il pubblico che si avviava verso il salone dell'auto con slogan e performance teatrali che hanno visto come protagonista il presidente iraniano Mohmoud Ahnadinejad, impersonato da una caricatura alta dieci piedi con indosso una maglietta con su scritto "My other car is a Fiat". Con a fianco un poliziotto, il presidente iraniano viene ironicamente arrestato per "guida in direzione sbagliata".

Negin Hadaghian del gruppo Iran 180 ha spiegato che il messaggio è indirizzato dritto e chiaro alla Fiat. "Acquistare un'auto non deve significare compromettersi con uno dei più brutali regimi al mondo. I consumatori americani - ha sottolineato Hadaghian - non intendono sovvenzionare il regime irtaniano".

Il gruppo Iran 180 è una coalizione di entità e organizzazioni che si sono associate per far arrivare attraverso una voce unica la condanna al perseguimento da parte del regime iraniano della realizzazione del programma nucleare e in protesta al trattamento dei suoi cittadini, al grido di "Human Rights, Not Nuclear Rights".

La Fiat, sostiene il gruppo Iran 180, attraverso le aziende affiliate ha stripulato contratti nultimilionari con il regime che sistematicamente abusa i diritti umani, sponsorizza il terrorismo e aspira a realizzare la bomba atomica.

I dimostranti ai giornalisti hanno spiegato il loro punto di vista: la Fiat, attraverso la sussidiaria Iveco, vende al regime autocarri che lo stesso adopera per le pubbliche esecuzioni.

Questo avviene - sostengono - in barba alla robusta legislazione americana che sanziona l'economia iraniana.

"La Fiat - ha aggiunto il dirigente del gruppo Iran 180 - recentemente ha acquisito il controllo di una buona fetta del gruppo americano Chrysler e la gente deve capire con chi ha a che fare".

 

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