Dal Mondo

I rifugiati sono 44 milioni. Rapporto dell'Onu nella giornata mondiale

21-06-2011


 

ROMA. Dall'Afghanistan, dall'Iraq, dalla Somalia. Sono 43,7 i milioni di persone in fuga dalla guerra, da un'instabilità permanente, dal rischio di restare vittime di crisi che si protraggono da anni, alle quali vanno aggiunte quelle divampate in Nordafrica e Medio Oriente negli ultimi mesi. Il rapporto 'Global Trends 2010' dell'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati (Unhcr) presentato ieri a Roma in concomitanza con la Giornata Mondiale del Rifugiato, lancia l'allarme su un fenomeno in espansione e rivela: nel mondo, le persone costrette a fuggire non sono mai state così tante negli ultimi 15 anni.

Di questa vera e propria nazione in fuga (con una popolazione pari a quella della Scandinavia), i rifugiati sono 15,4 milioni - 10,55 sotto protezione dell'Unhcr e 4,82 di competenza dell'Unrwa, che si occupa dei rifugiati palestinesi - gli sfollati interni sono 27,5 milioni, gli apolidi circa 12 milioni mentre in 845.800 hanno inoltrato richieste di asilo o per lo status di rifugiati, in primo luogo ai governi di Sud Africa, Usa, Francia.

Di questi, 15.500 domande sono state presentate da bambini non accompagnati o separati dalle proprie famiglie. Cifre "angoscianti" come quella dei 7,2 mln di persone in esilio protratto, lontani dalla loro patria da più di 5 anni. Ma ad emergere è in particolare "la falsa impressione" che i rifugiati vadano al Nord del mondo. "Se c'é un esercizio di condivisione delle responsabilità nell'accoglienza, questo è dei Paesi in via di sviluppo", ha spiegato l'Alto Commissario Antonio Guterres presentando il rapporto e ricordando che i 4/5 dei rifugiati mondiali è ospitato dai Paesi più poveri: il Pakistan (1,9 milioni), innanzitutto, seguito da Iran (1,1 milioni), Siria (1 milione) e Germania (594.300), primo tra i Paesi industrializzati. E a risentirne sono economie già instabili come quella del Pakistan, che accoglie 710 rifugiati per ogni dollaro pro capite contro i 17 per dollaro ospitati da Berlino.

 Per questo "occorre che i Paesi più ricchi sostengano quelli più disagiati", è stato l'appello di Guterres. L'Italia è solo sfiorata dal fenomeno, con 56mila i rifugiati, meno di uno ogni mille abitanti. Cifre contenute rispetto a quelle di Danimarca, Paesi Bassi, Germania e Svezia dove la media oscilla tra i 3 e i 9 rifugiati per mille abitanti. Più in generale, chi scappa da una guerra non cambia area geografica: solo 1/4 si è recato negli Stati non limitrofi.

 E ciò è avvenuto anche con lo scoppio della guerra in Libia dalla quale solo "il 2% è fuggito in Europa, mentre circa un milione di persone sono scappate in Egitto e Tunisia", ha precisato Guterres invitando i Paesi più ricchi, a seguire l'esempio di Tunisi e Il Cairo: "mantenere i confini aperti e garantire l'accesso a tutti". Ma l'Alto commissario ha chiesto anche più armonia alle politiche Ue dove "vige un sistema disfunzionale e i rifugiati non hanno tutti lo stesso trattamento". I respingimenti invece, "sono assolutamente inaccettabili", per l' agenzia dell'Onu, che sulla recente intesa tra Italia e Cnt sull'immigrazione ha stigmatizzato: "la situazione in Libia ora non consente un rimpatrio".

 La Giornata Mondiale del Rifugiato in Italia ha avuto il suo apice a Roma, con una conferenza stampa a cui è intervenuto anche il presidente Giorgio Napolitano. Ma le iniziative dell'Unhcr, che nel 2011 ha compiuto 60 anni, si sono moltiplicate in 17 regioni e il Colosseo ieri sera è stato illuminato con il logo dell'agenzia. Tutto per ribadire che "un rifugiato che affoga è già troppo. Un rifugiato senza speranza é già troppo".

 

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