Il fatto

Mafia. Marino Mannoia tenta il suicidio

28-07-2011

PALERMO. Un film del 2003 dal titolo "Un boss sotto stress" tentò di descrivere col linguaggio della commedia l'ansia del capomafia. E il protagonista era un de Niro sull'orlo di una crisi di nervi. Ma la cronaca ci parla ora delle difficoltà psicologiche e e non solo di chi ha deciso di passare dall'altra parte: i pentiti. A decine denunciano di essere stati lasciati soli dallo Stato. Molti sono tanto disperati da arrivare a gesti estremi.

Solo nell'ultima settimana ci sono stati un suicidio e un tentato suicidio. Venerdì si è impiccato in cella Luigi Di Maio, ex esattore del pizzo di Cosa nostra. Sabato ha cercato di uccidersi con un cocktail di farmaci Francesco Marino Mannoia, tra i pentiti storici della mafia. Due casi drammatici che sono solo la punta dell'iceberg di un mondo sull'orlo di una crisi di nervi. Molti scelgono l'udienza pubblica per esprimere il disagio: come Maurizio Spataro, Francesco Briguglio e Gaspare Spatuzza che hanno preso la parola per dire che i loro legali, le cui parcelle devono essere saldate dal Servizio Centrale di Protezione, non vengono pagate da mesi, con evidente lesione del diritto di difesa. Che le risorse da destinare ai collaboratori sono diminuite é un dato che incide non solo sul pagamento dei difensori, ma anche sul mantenimento di chi ha lasciato Cosa nostra.

"Marino Mannoia è costretto a vivere con 1000 euro al mese e ha un figlio malato a carico", dice il procuratore aggiunto di Palermo Antonio Igroia che denuncia "la mancanza di una volontà politica di occuparsi dei collaboratori".

Un altro ex mafioso, Manuel Pasta, recentemente ha detto in udienza di non ricevere da mesi l'assegno di mantenimento e di avere rischiato più volte di non avere i soldi per comprare il latte alle sue bambine. Anche chi lavora, avendo la possibilità, magari dopo avere scontato la pena, di lasciare il carcere, ha difficoltà.

"L'inserimento nel mondo del lavoro - spiega Paci - è un percorso a ostacoli costellato di mille pastoie burocratiche". Ma per il pm il problema non è solo economico. "Si tratta di persone che vanno anche aiutate psicologicamente a volte - dice - Ad esempio Di Maio era stato lasciato solo dai familiari e aveva necessità di essere aiutato. La sua morte è una grossa sconfitta dello Stato che con la sua assenza non riesce a intaccare la legittimazione sociale di cui gode Cosa nostra".

Insomma il suicidio dell'ex estortore sembra richiamare un luogo comune dei clan secondo cui dalla mafia non si può uscire se non con la morte. "Mi auguro che la vicenda di Di Maio - auspica Paci - riesca ad alzare il livello di consapevolezza del Paese perché non possiamo permetterci il lusso di fare a meno dei pentiti".

 

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