Analisi e commenti

La timidezza di Obama. La sua remissività sta facendo il gioco dei repubblicani

di Domenico Maceri*

05-09-2011


 

Il dibattito fra il presidente Obama e i leader repubblicani per l'innalza-mento del tetto al debito pubblico è terminato con una vittoria per gli avversari dell'inquilino alla Casa Bianca. Nonostante l'innalzamento del tetto del debito avvenuto all'ultimo momento, Obama ha perso perché invece di concentrarsi sulla creazione di posti di lavoro tutto il discorso è stato indirizzato alla riduzione del deficit. Come se la disoccupazione non fosse così importante.

Gli ultimi dati del mese di agosto rivelano però che l'enfasi sul deficit era sbagliata. Per la prima volta in undici mesi l'economia non ha creato nuovi posti di lavoro. Quattordici milioni di americani sono disoccupati.

Obama vuole adesso fare un discorso al Congresso per spiegare il suo piano per stimolare l'economia. Non si sa esattamente che cosa dirà ma le sue idee sono già trapelate in un modo o nell'altro. Si tratta di piani timidi che continuano a insistere sul cammino bipartisan invece di forti investimenti pubblici che la situazione attuale richiede.

Obama vuole offrire sgravi fiscali ad aziende che assumono nuovi impiegati. Il costo sarebbe di 30 miliardi di dollari e creerebbe 900mila nuovi posti di lavoro secondo alcuni. Il presidente ridurrebbe inoltre l'aliquota sul reddito dei lavoratori del 2 percento ed estenderebbe i benefici ai disoccupati che scadono alla fine di dicembre di quest'anno.

Il presidente intende anche creare una "banca" per le infrastrutture che userebbe 30 miliardi per riparare ponti, strade, tunnel e porti che sono in pessime condizioni. Troppo pochi soldi che avranno un effetto positivo ma insufficiente.

In realtà si tratta di misure molto timide che riflettono l'ideologia repubblicana, tranne gli stanziamenti per le infrastrutture.

Il limitato successo del presidente di cooperare con i repubblicani che controllano la Camera dei rappresentanti lascia poco da sperare, considerando soprattutto l'intransigenza del Tea Party.

Obama si è rivelato un presidente abbastanza titubante, incapace di rivolgersi direttamente al popolo americano con un solido piano simile al New Deal di Roosevelt con investimenti pubblici che non solo creerebbero posti di lavoro ma a lungo termine ridurrebbero il deficit, come era successo durante la presidenza di Bill Clinton. Come si ricorda, quando Clinton lasciò la Casa Bianca nel 2001 consegnò un surplus a George Bush che il nuovo inquilino e i repubblicani sprecarono quasi immediatamente.

Obama ha cercato di stimolare l'economia con gli ottocento miliardi di dollari spesi l'anno scorso, considerati insufficienti dagli analisti ma visti dalla destra come la conferma che è un presidente spendaccione al quale affibbiare la responsabilità del deficit.

La conquista nelle elelezioni dello scorso anno della Camera da parte dei repubblicani è stata interpretata dalla destra come l'indicazione che gli elettori vogliono controllare il deficit e sono stanchi delle spese sfrenate di Washington. I sondaggi però rivelano un'altra cosa. La maggioranza degli americani crede, per esempio, che il deficit dovrebbe essere ridotto mediante tagli ma anche con aumenti delle tasse ai benestanti. Gli ultraricchi in America (e anche in Europa) sono d'accordo sulla necessità di contribuire di più, come ha indicato anche Warren Buffett, il terzo uomo più ricco al mondo.

I repubblicani però sono stati molto efficaci nel proteggere i ricchi, non toccare le loro tasche e lasciare all'iniziativa privata il compito di creare i posti di lavoro.

La realtà si è vista e continua a diventare sempre più palese: in mancanza dell'iniziativa privata spetta al governo creare posti di lavoro mediante investimenti a lavori pubblici. Questi investimenti sono indispensabili per il Paese considerando la brutta situazione delle infrastrutture. Allo stesso tempo queste spese pubbliche creano posti di lavoro e stimolano l'economia anche per le aziende private. Rimodernare gli edifici scolastici, per esempio, urge non solo come investimento alla pubblica istruzione ma anche come fonte immediata di occupazione in un momento in cui gli Stati e gli enti locali, a corto di fondi, non possono investire.

Si calcola che per ogni dollaro speso dal governo si crea attività economica che equivale a un dollaro e quarantaquattro centesimi.

Obama ha scelto di concentrarsi su ciò che ha possibilità di essere approvato dai repubblicani. Forse sarebbe ora che spiegasse al Paese un piano ambizioso per stimolare l'economia anche se i repubblicani non lo accetterebbero. Offrirebbe al Paese una visione costruttiva che gli elettori potrebbero accettare spronando i repubblicani ad attuarla. In caso contrario alle prossime elezioni gli americani potrebbero eleggere parlamentari e senatori che potrebbero mettere in atto questa visione di investimenti oppure scegliere di eleggere un repubblicano alla Casa Bianca.

L'elezione presidenziale dell'anno prossimo potrebbe facilmente essere determinata dalla disoccupazione. Se Obama non riesce a creare sufficienti posti di lavoro anche lui potrebbe trovarsi disoccupato.

*Docente di lingue all'Allan Hancock College, Santa Maria, California

(dmaceri@gmail.com).

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