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Serie A. Del Piero entra nella ripresa e trasforma la Juve

26-03-2012


Quel che resta della Juventus (molto) travolge quel che resta dell'Inter (quasi niente), con una ripresa straordinaria che annienta i nerazzurri. Alla fine della partita sembravano gli uomini di Ranieri reduci da una faticosa gara di Coppa con supplementari: e invece la Juve di Conte ha di nuovo sorpreso tutti, buona ma non trascendentale nel primo tempo, devastante nel secondo, con il tecnico protagonista (il suo cambio di modulo si è rivelato decisivo) e il vecchio leone Del Piero che ha ruggito ancora, nella sua ultima partita contro l'Inter.

Nel primo tempo erano emersi, in casa bianconera, i soliti limiti realizzativi (tre conclusioni fallite) e qualche timore che l'avversario potesse far male, quando due volte - prima con Milito e poi con Forlan - ha costretto Buffon al miracolo. Ma nella ripresa è esistita solo la squadra di casa: dentro Del Piero e Bonucci, difesa a tre e centrocampo a cinque, con l'uomo in più, e Ranieri che non ci ha capito più nulla.

E' arrivato presto il gol di Caceres, di testa su angolo, a scombinare ulteriormente i piani nerazzurri, ma la Juve non accennava a mollare: pressione continua e difesa interista alle corde. Il raddoppio è partito dall'indiavolato Vidal, che dopo tanta quantità ha messo un pallone alla Pirlo sui piedi di Del Piero e il capitano, con un destro in corsa di agilità, ha risposto come sempre, mettendo a segno il suo primo gol nel campionato 2011/12.

Inter ko. Soltanto Vucinic (a tratti di nuovo irritante ieri sera come un mese fa) ha cercato di rivitalizzarla, mangiandosi un gol solare tutto solo davanti a Julio Cesar. Ma gli uomini di Conte non hanno fatto una piega e, anzi, hanno costruito altre due occasioni enormi: con Quagliarella che si è visto respingere il tiro del gol già fatto sulla linea da Maicon; e Chiellini, che di testa ha costretto Julio Cesar al secondo miracolo.

L'Inter non ha mai dato l'impressione di potere imbastire una controffensiva decente: è stata solo cinica sugli errori avversari nel primo tempo (fallendo però il bersaglio), ma non ha mai fronteggiato alla pari la Juve, che aveva nelle gambe un ritmo superiore. Male Maicon, Stankovic, Lucio, insomma i senatori; ma anche Nagatomo e Forlan si sono rivelati inconsistenti. L'unico un po' reattivo è stato Obi, ma ha avuto pochi palloni giocabili e scarsa sponda nei compassati compagni. Ranieri ha tentato la carta Pazzini, buttato dentro con Faraoni nella ripresa, ma non si è visto alcun risultato.

Oltre al valore simbolico enorme di questa partita per la tifoseria Juventina (era la prima volta dell'Inter allo Juventus Stadium), c'è quello più reale di tre punti che rendono ancora credibile la rincorsa scudetto e mettono pressione al Milan, pieno di guai fisici e di fantasmi catalani. Resta solo un rammarico, nella squadra-miracolo di Conte: con un bomber di livello superiore, forse i rossoneri sarebbero più vicini. Di assoluto livello le prove di Buffon, Chiellini, De Ceglie, Caceres, Vidal, Pirlo, Marchisio.

Nell'Inter che mestamente si avvia sul viale del tramonto si sono salvati solo Julio Cesar, Obi e Zanetti, ovvero la classe, la gioventù e la bandiera. Troppo poco per salvare la stagione, ora che anche agli occhi dei tifosi rimane il dato più sconfortante: sono stati battuti due volte dalla rivale più odiata.

 

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