Dal Mondo

Turchia In rivolta contro Erdogan

02-06-2013

ANKARA. Giornata di guerra urbana e di caos a Istanbul e in tutta la Turchia: decine di migliaia di persone sono scese in piazza contro il premier Recep Tayyip Erdogan, denunciandone la politica autoritaria e il progetto di ‘re-islamizzare' il Paese. Gli scontri con la polizia sono stati durissimi, manifestazioni sono avvenute in almeno 90 luoghi del Paese, arrivando in nottata ad Ankara. Mille i feriti, di cui almeno quattro hanno perso la vista, quasi mille gli arresti. In serata Erdogan ha invitato alla calma e a desistere dalla protesta, al termine di una giornata tumultuosa.

"Ci sono state 939 persone arrestate in diverse città. Alcune di esse sono state già rilasciate", aveva dichiarato poco prima il ministro Guler alla tv, mentre nella capitale la gente faceva caroselli con i clacson innalzando ritratti del padre della Turchia moderna e laica, l'Ataturk Mustafa Kemal. C'é chi annuncia una "primavera turca", chi una "estate calda", chi una rinascita degli "indignados". Quella che lunedì era la protesta di centinaia di giovani contro la distruzione di uno degli ultimi spazi verdi del cuore di Istanbul è ora una rivolta di massa laica contro il ‘sultano' Erdogan. La repressione della polizia è stata durissima. Secondo una associazione medica almeno quattro persone hanno perso la vista. Non è chiaro se in forma definitiva. Alcuni sono stati colpiti da candelotti lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Il ministro Guler ha dichiarato che i feriti sono stati in tutto 79, ma fonti mediche avevano in precedenza parlato di oltre mille, quattro dei quali perderanno la vista. Fra i feriti anche un deputato curdo, colpito da un lacrimogeno, e tre cronisti.

La giornata di guerra urbana è iniziata all'alba: i reparti anti-sommossa hanno preso d'assalto con manganelli, lacrimogeni, cannoni ad acqua, spray urticanti, i giovani che presidiavano il Gezi Park di piazza Taksim, cuore della Istanbul europea, per impedire alle ruspe di sradicare i 600 alberi del parco e fare spazio a un mega-centro commerciale. Gli scontri sono andati avanti fino al pomeriggio, dilagando nelle strade vicine. Ci sono state scene di guerriglia anche nella famosa Istiklal Caddesi, strada icona della Istanbul ‘veneziana' fra Taksim e Galata, e scontri perfino sulla riva del Bosforo, a Besiktas. I manifestanti gridavano cori anti-Erdogan, "Fermiamo il fascismo!", "Governo dimissioni!".

Secondo alcuni testimoni lacrimogeni sono piovuti anche dagli elicotteri. Una nuvola grigia è rimasta per ore sopra Istanbul. Migliaia di attivisti del principale partito di opposizione, il Chp, che dovevano manifestare sulla riva asiatica contro l'ultimo giro di vite contro l'alcol e la "re-islamizzazione", hanno passato il ponte sul Bosforo per raggiungere Taksim, sotto assedio dalla polizia.

Un nuovo scontro, durissimo, sembrava imminente. Poco prima Erdogan aveva sfidato la protesta: "Non cederemo!". A Istanbul il consolato generale d'Italia ha avvertito i connazionali: "Restate in albergo!". Ma è intervenuto il capo dello stato Abdullah Gul. Ha chiesto "moderazione", denunciato un livello di scontro "inquietante", telefonato a Erdogan. Non si sa che cosa si siano detti. Ma poco dopo la polizia si è ritirata da Taksim e il premier ha fatto marcia indietro nella linea fino ad allora muscolare verso i manifestanti. Ha ammesso "eccessi" e "errori" della polizia.

Ieri Amnesty International (Ai) aveva denunciato l'uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine, preoccupazione è venuta da Ue e Usa. Dopo il ritiro della polizia, Taksim è stata invasa da decine di migliaia di manifestanti in festa per la ‘vittoria' sul premier. Alle finestre delle case attorno sono fioriti i ritratti di Ataturk. I camerieri dei ristoranti hanno offerto spicchi di limone ai manifestanti contro gli effetti dei lacrimogeni. Molti artisti e intellettuali si sono schierati con la protesta, denunciando il sistema autoritario di potere del "sultano" Erdogan. Il capo dell'opposizione Kemal Kilcdaroglu lo ha accusato di comportarsi come un dittatore. Il 2014, l'anno di tutte le elezioni in Turchia - locali, presidenziali e politiche - è alle porte.

 

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