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I cappelli italiani in mostra nella sede dell'Ice

Di Riccardo Chioni

15-09-2014

 

Scusi, lei cosa porta in testa? Lo spiegano agli americani dodici modisti italiani arrivati nella Big Apple, preceduti da fama di tradizioni secolari, durante la presentazione di "I HATS", la prima rassegna di cappelli in svolgimento presso la sede dell'Ice nella Upper East Side.

All'apertura ieri mattina i modisti hanno subito tastato il polso del mercato newyorkese, con i buyers in fermento per le novità portate in fiera che andranno a determinare il trend di cosa la gente porterà in testa.

"I HATS" è stata visitata dal console generale Natalia Quintavalle che ha provato alcuni modelli, accompagnata dal direttore dell'Ice in North America, Pier Paolo Celeste che ha definito la fiera "una preview delle collezioni dei migliori modisti".

Gli americani adorano i prodotti italiani di qualità e i cappelli non sono da meno, ad iniziare da una tradizione di almeno due secoli e poi le tecniche, i materiali naturali come raffia, lana, cotone, paglia di origini italiane e a questo si aggiunge maestria e genialità degli imprenditori che la tramandano. Un altro segmento di mercato nostrano e storico che ha un discreto valore nell'export italiano negli Usa.

"È un settore storico - ha spiegato il direttore dell'Ice - perché l'Italia fa cappelli da almeno duecento anni e abbiamo dei marchi di assoluta eccellenza, di cui quello più noto, Borsalino che abbiamo visto nei film americani, lo abbiamo visto portare da tutti i più grandi personaggi del mondo. Abbiamo voluto fare questa scommessa come Agenzia Italia, perché è un settore che in fiera assieme non è mai stato messo".

I buyers non si sono fatti attendere per questa prima edizione di "I HATS".

"Abbiamo dodici imprese e tra l'altro va molto bene, perché la risposta dei buyers è stata interessante, alcune aziende hanno già venduto a nemmeno un'ora dall'inizio della manifestazione divertente e colorata. Facciamo vedere una Italia che è tutto", ha aggiunto Celeste.

I cappelli Made in Italy sono già affermati negli Stati Uniti dove arriva la maggior parte della produzione.

"Questo settore di mercato - ha precisato Celeste - anzitutto esporta oltre il 65 per cento del prodotto e sul Paese a stelle e strisce vale 15 milioni di euro. È un segmento in piena espansione, è comunque un settore di nicchia che vogliamo curare perché negli Stati Uniti tutto quello che è italiano in questo momento sta andando molto bene".

Per il direttore dell'Ice si è trattato d'una scommessa che ha già prodotto risultati: "Abbiamo lanciato questa sfida, le aziende hanno risposto positivamente e il mercato per noi è in crescita, ciò significa che anche in questo mercato avremo soddisfazioni".

Il console generale Natalia Quintavalle ha provato e riprovato diversi modelli di cappelli ed ha confidato che ama portarli alle cerimonie.

"C'è questa grande ricchezza della produzione di cappelli in alcune regioni in particolare come la Toscana, le Marche e finalmente si è deciso di puntare su questa rassegna. Io spero - ha aggiunto Quintavalle - che sia l'inizio di un percorso per portare i cappelli a New York e di vederli in testa a tutte le signore e i signori eleganti. Proprio per questo - ha anticipato - si sta già pensando di organizzare un altro evento per la stagione invernale, a febbraio in un'atmosfera più divertente".

Giuseppe Grevi, al battesimo con la collettiva "I HATS" viene dalla città in cui è nata la tradizione del cappello di paglia di Firenze, dove è presidente del Consorzio del Cappello che comprende 19 aziende.

"In Italia ci troviamo in una situazione molto difficile e quindi tutti noi ci diamo da fare per incrementare l'esportazione. che nel mio caso specifico è del 70 per cento. L'America e il Giappone - ha detto Grevi - sono tra i paesi di maggior consumo e adesso si sono aggiunte anche Cina e Corea".

Il cappello fa moda? Secondo il modista fiorentino di lunga tradizione Grevi sicuramente sì: "È un accessorio che è diverso dagli altri perché finisce il viso e diventa molto personale, ti distingue, può darti eleganza".

Negli Usa e nel mondo il cappello italiano ha fatto presa anche sulle nuove generazioni. "Stanno iniziando a percepire sempre più, lo si vede anche con i divi del rock che portano i cappelli e i ragazzi li seguono".

I modisti hanno aperto in bellezza e si augurano di chiudere oggi con botto, come Grevi che torna a Firenze soddisfatto dei frutti raccolti nella Big Apple.

"Sì, sì, sì! Abbiamo già avuto qualche ordine e speriamo di farne altri. È stato un buon battesimo e un ottimo inizio".

 

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