Cultura

I Macchiaioli a New York

04-10-2014

 

NEW YORK. Sono parte dei nostri ricordi di Toscana: Fattori, Lega, Signorini. I loro paesaggi, le loro campagne, le vedute costiere, i soldati a cavallo, le donne al ricamo o che leggono in giardino fanno parte dell'immaginario di chi è cresciuto a Firenze, Pisa, Livorno e dintorni.

Oggi i Macchiaioli sono a New York. Una piccola grande mostra all'Istituto Italiano di Cultura: "I decenni dalla metà dell'Ottocento al primo Novecento sono stati finora un ‘buco nero', un periodo dimenticato nella comprensione dell'arte italiana su questa sponda dell'Atlantico", spiega Marco Bertoli, lo storico dell'arte che l'ha organizzata portando a Manhattan 24 dipinti da collezioni private italiane: la sua mostra è la prima in quasi trent'anni in America.

Nel 1963 molte opere avevano girato gli Stati Uniti e nel 1986 c'era stata una mostra a Los Angeles, poi più niente. La rassegna a New York cerca di ricreare l'esperienza dei quadri in un salotto italiano d'oggi. I locali dell'Istituto di Cultura sono stati riarredati con divani e tappeti messi a disposizione dagli sponsor.

L'obiettivo è di far giustizia a "un'epoca contrassegnata dal fiorire delle scuole d'arte e da straordinari artisti che hanno fatto da precursori a tanta arte del ventesimo secolo", spiega Bertoli. Macchiaioli era un termine dispregiativo: così almeno su un articolo di un anonimo sulla Gazzetta del Popolo di Torino nel 1862.

Ma il movimento era vivo è vegeto già un decennio prima. Nemici dell'Accademia e impressionisti ante litteram, Serafino De Tivoli, Cristiano Banti, Vito D'Ancona, Giovani Fattori, Silvestro Lega , Telemaco signorini si incontravano al Caffè Michelangelo per discutere di arte e di estetica. È una mostra, come i Macchiaioli, fortemente radicata sul territorio.

"Per chi come me è crescita in Toscana", ha osservato Natalia Quintavalle, console generale d'Italia New York e "reggente" dell'Istituto in attesa della nomina del nuovo direttore, "nomi come Fattori, Lega Signorini sono familiari. I quadri di artisti minori che si erano ispirati a loro erano appesi nelle case dei nostri nonni".

Ed è, nei giorni in cui a Firenze è in corso il Forum dell'Unesco sulla cultura, un piccolo viaggio in quella Toscana di un tempo, accompagnata dagli sprazzi delle guerre di Indipendenza a cui i pittori della Macchia parteciparono in prima linea e uno di loro, Raffaele Senesi mori prigioniero degli austriaci, da Solferino a Magenta.

Ma poi anche l'Arno alle Cascine di De Tivoli, Via di Montughi di Odoardo Borrani e il piccolo paesaggio marino di Fattori dipinto dalla casa di Diego Martelli, il mecenate del gruppo, a Castiglioncello.

 

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