Cultura

The Americans a Villa Taverna, il documentario presentato in anteprima a Roma

06-11-2014

 

ROMA. Da Amadeo Giannini, tra i fondatori della Bank of America, il primo a concepire la banca come un bene di largo consumo, un servizio per tutti, ad Arturo Giovannitti, un nuovo immigrato che sarà a capo del più grande sciopero del 1912; da Fiorello La Guardia (il primo ad ottenere la poltrona di sindaco di New York) a Nancy Pelosi e Mario Cuomo. Che rapporto c'è oggi tra Italia e Stati Uniti? Cosa sarebbe l'Italia senza l'America? E l'America senza l'Italia?.

Nella splendida cornice di Villa Taverna, residenza dell'ambasciatore degli Stati Uniti John Phillips (paladino dei diritti civili, fra i maggiori finanziatori della campagna di Barack Obama per la rielezione, sposato all'ex portavoce della Casa Bianca la signora Linda Douglass) è stato presentato, martedì sera in anteprima il documentario The Americans' (diviso in quattro parti e che va dal 1880 ai giorni nostri) realizzato dalla PBS, la tv pubblica americana, sulla storia dell'emigrazione italiana in America, vista e raccontata dal Paese che oltre un secolo fa accolse milioni di nostri cittadini. The Americans è firmato dal regista, sceneggiatore e produttore John Maggio e raccontato (nella versione Usa) dalla voce di Stanley Tucci, vincitore di un Emmy per il film televisivo Winchell.

Lo speciale Italo-americani sarà proposto da "Eco della Storia" con Gianni Riotta che introdurrà il racconto di ogni documentario a partire da sabato 8 novembre alle 21.30 su Rai Storia. Oltre ad essere "eccellente, susciterà ricordi in molte persone", ha sottolineato l'ambasciatore Usa. John Phillips ha quindi ricordato le sue origini italiane: il nome iniziale della sua famiglia, originaria del Friuli era "Filippi".

"I miei parenti lasciarono l'Italia perché la vita era disperata", ha detto, "Non avevano di che mangiare e l'America era una terra di opportunità". "Gli italo-americani - ha aggiunto l'ambasciatore - sono molto orgogliosi delle loro origini".

Al termine della proiezione la signora Douglass ha moderato un mini dibattito con il regista rispolverando le grandi doti da ex corrispondente della tv Abc da Capitol Hill. Tra gli ospiti dell'ambasciatore il regista John Maggio, Monica Maggioni direttore di Rainews24; la scrittrice Maria Laurino (il marito è vice sindaco di Ny Anthony Shorris) e anche Gianni Riotta profondo conoscitore della cultura americana: "La storia degli italiani d'America - ha spiegato Riotta - è una storia, come tutte quelle dell'emigrazione, nata dalla necessità; la necessità di crearsi un futuro migliore, una speranza di vita, una prospettiva per le generazioni future", dice. "Queste storie portano con loro tutto il carico della sofferenza e degli enormi sacrifici, ma anche il tratto unico e distintivo di una popolazione che ha dato un contributo enorme alla formazione della società americana contemporanea".

Dopo aver lavorato negli Stati Uniti per assicurare il sostentamento della propria famiglia, quasi metà della prima generazione d'immigrati rientrò in Italia. Coloro che decisero di restare lottarono contro il pregiudizio e per preservare la cultura italiana fortemente incentrata sull'unione della famiglia e il senso della collettività, un sistema di valori spesso in contrasto con gli ideali americani di libertà e scelta individuale. L'eco di questo scontro tra culture diverse perdurerà per generazioni d'italoamericani e lascerà il segno nel panorama Americano quando essi assumeranno posizioni influenti a livello politico, sociale e culturale.

La prima puntata è "La Famiglia - Radici " (1880 - 1910), una panoramica del Risorgimento italiano fornisce il contesto in cui si verifica il grande esodo dal Mezzogiorno, le origini degli aspetti psicologici che caratterizzano la prima generazione di immigrati. Si scopre la natura transnazionale di questi "uccelli di passo", chiamati così, perché proprio come gli stormi di uccelli migratori si spostano per necessità vitali. L'ultima puntata è "Il sogno Americano" (dal 1945 ad oggi) - in onda sabato 29 novembre. Nell'America post-bellica sembra che gli italoamericani si siano finalmente affermati. Si trasferiscono nei quartieri residenziali, frequentano l'università e diventano parte del ceto medio. I crooner italoamericani, guidati da Frank Sinatra, definiscono lo standard americano dell'eleganza. Tuttavia, anche nel periodo di maggior celebrità, Sinatra sarà perseguitato dalle accuse di presunti legami con la mafia. Gli italoamericani riusciranno mai a trovare il proprio posto nell'America degli anni '50, oppure lo spettro della criminalità organizzata precluderà sempre la loro affermazione? Ma ci sarà mai un presidente italoamericano? Gli italoamericani sono finalmente riusciti a liberarsi dei vecchi stereotipi e ad essere pienamente accettati in America?

 

Il palinsesto di oggi