Cultura

La storia della sartoria italiana raccontata da Vicki Vasilopoulos

02-01-2015

 

NEW YORK. Il mistero della creatività dei grandi maestri sarti italiani, la loro passione e devozione per un'arte che rasenta la religiosità e che nei secoli ha insegnato lo stile italiano al mondo, sono gli ingredienti primari del documentario "Men of the Cloth" di Vicki Vasilopoulos, la cui prima newyorkese sarà tenuta giovedì 8 gennaio 2015 presso il Village East Cinema di Manhattan alle 7.00 pm.

Il film, che ha come protagonisti Nino Corvato, Joe Centofanti e Checchino Fonticoli, tre firme storiche della sartoria italiana e precursori del "Made in Italy" che hanno trascorso una vita a perfezionare l'arte del vestito personalizzato per i loro clienti più raffinati di New York, Philadelphia e Penne, in Italia e che ora, al crepuscolo delle loro carriere, temono che la "nobile arte" del sarto scompaia e con essa anche i loro nomi e le loro tradizioni, é una ricca testimonianza umana e storica dell'arte della sartoria che ha caratterizzato il meglio della tradizione e innovazione italiana non solo a livello locale ma globale.

Per evitare che una tragedia artistica e soprattutto umana possa cancellare anni di storia, ecco il neofita-apprendista Joe Genuardi che con la passione giusta vuole continuare sulla scia dei suoi predecessori, sia per tutelare e preservare l'artiginato di qualità inteso come alternativa alla produzione di massa che ha svilito stile e senso di appartenenza dell'arte del cucire, poi per far rinascere l'interesse popolare per la raffinatezza dei prodotti di qualità.

"Men of the Cloth" è stato proiettato negli Stati Uniti e in Canada in sale cinematografiche di primo piano come West End Cinema di Washington, DC, Bloor Hot Docs Cinema di Toronto e al Bryn Mawr Film Institute di Philadelphia. Men of the Cloth è stato proiettato inoltre al Minneapolis Institute of Arts, al Craft in Focus Festival di Amsterdam ed infine all'Australian Centre for the Moving Image di Melbourne, in Australia.

Le recensioni del documentario sono state tutte lusinghiere; non solo i critici cinematografici hanno messo in evidenza l'eccellente qualità della produzione ma anche e soprattutto i contenuti artistici e quelli umani. "Una storia avvolgente e affascinante - scrive la rivista di stile A & H - che narra con dovizia di particolari e maestria impareggiabili il percorso di unificazione globale di stile e qualità dell'arte saroriale".

Il quotidiano canadese Globe & Mail paragona l'effetto che il documentario ha avuto sulla storia sartoriale italiana a quello che il film Jiro Dreams of Sushi ha avuto nella promozione della cucina sushi giapponese: " Una celebrazione di devozione, arte e, paradossalmente, di una forma d'arte forse in via d'estinzione". Ma "Men of the Cloth" è soprattutto un cantico delle creature dello stile che i grandi maestri dell'arte della sartoria sprigionano con le loro creazioni, con la loro fantasia, con i loro colori, con i loro disegni, con i loro modelli.

Un brand che raccoglie secoli di storia e di invenzioni, di arte e maestria che, nonostante i tentativi, non può essere mai duplicato, solo tramandato, come nell'intento di Joe Genuardi. Ma il glamour della moda italiana è anche la sua impareggiabile arte e la difficoltà di copiarla nelle sue sfumature e sfaccettature. Queste fanno parte dell'importanza della storia che il film vuole proiettare alla nostra e alle generazioni future, una storia densa di umanità e dignità che alla fine si rivela la chiave di volta del film. "Non a caso, all'inizio, nei testi informativi che precedono le sessioni del documentario - scrive Eugenia Paulicelli del Queens College e Graduate Center - si fa riferimento esplicito alla tradizione sartoriale italiana che ha profonde radici nel Rinascimento". "Il film - continua la nota firma italoamericana - procede parallelo alle fasi della costruzione del vestito. Storie che si sviluppano contemporaneamente e che ci vengono raccontate attraverso testimonianze di vita di sarti e maestri".

I "Men of the Cloth" del documentario sono i maestri Nino Corvato e Joseph Centofanti. Il primo, di origine siciliana racconta come è arrivato a New York dalla Sicilia e con il suo talento, lavoro e determinazione, ha poi pian piano costruito il suo atelier ancora attivo nella prestigiosa Madison Avenue, conquistandosi negli anni una clientela esclusiva che include il personaggio televisivo David Letterman e artisti come Framk Stella e Eric Fischi; il secondo Joseph Centofanti (deceduto nel 2011), che aveva la sua sartoria a Philadelphia, nel documentario racconta di aver seguito la sua passione e come grazie ai segreti del taglio e della manifattura sia riuscito a diventare il sarto dell'ambasciatore Walter Annenberg.

Oltre a giovedì, 8 gennaio prossimo (Village East Cinema di Manhattan), "Men of the Cloth" sarà proiettato mercoledì 14 gennaio al Cinema Arts Centre di Huntington nel Long Island con inizio alle ore 7.30 pm e infine domenica 25 gennaio alla Picture House di Pelham, Westchester, alle ore 7.00 pm. Le proiezioni sono possibili grazie alla partecipazione dell'AIAE (Association of Italian American Educators), sponsor ufficiale del documentario.

 

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