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Lo Yemen un Paese a rischio disintegrazione

di Alberto Zanconato

21-03-2015


 

D opo l'Iraq e la Siria la guerra tra sciiti e sunniti investe lo Yemen, già a rischio disintegrazione a causa di conflitti tribali, movimenti secessionisti e la forte presenza di al Qaeda, che si ispira a una dottrina fondamentalista sunnita e che a sua volta sente la concorrenza dello Stato islamico, appartenente alla stessa confessione.

Come ormai fa con quasi tutti gli attacchi terroristici - compreso quello in Tunisia - lo Stato islamico ha rivendicato anche gli attentati suicidi alle moschee in Yemen, secondo il Site Intelligence Group. Ma è un'affermazione da prendere con cautela. Del resto anche la Casa Bianca è cauta, non conferma che dietro il sanguinoso attacco in Yemen ci sia l'Isis e sottolinea come al momento non ci sono indicazioni in questo senso e non si esclude che si tratti di pura propaganda.

La branca yemenita della rete già guidata da Osama bin Laden è considerata la più temibile a livello planetario dagli Usa, e ha già saputo colpire nel cuore della capitale. Come il 7 gennaio scorso, quando ha rivendicato un attentato davanti all'Accademia di polizia che ha ucciso decine di aspiranti reclute. E un sedicente membro di al Qaeda nello Yemen ha rivendicato anche l'attacco compiuto lo stesso giorno dai fratelli Kouachi a Parigi contro Charlie Hebdo.

A facilitare l'azione dei gruppi jihadisti è il caos in cui lo Yemen è precipitato a partire dal 2012, quando il presidente Ali Abdullah Saleh, ‘uomo forte' dello Yemen per decenni, fu costretto alle dimissioni dopo un anno di proteste popolari scatenate dalle Primavere Arabe ma anche da violenze tra diversi clan tribali e comandanti militari.

A succedergli è stato Abed Rabbo Mansur Hadi. Ma il processo di transizione costituzionale mirante a coinvolgere i vari gruppi etnici e religiosi nella gestione del potere si è arenato e nel settembre dell'anno scorso i ribelli Huthi, seguaci dell'Islam sciita e accusati di essere sostenuti dall'Iran, sono scesi dalla loro regione d'origine di Saada, nel Nord del Paese, e si sono impadroniti di Sanaa. Qui, in gennaio, hanno posto il presidente Hadi e tutto il governo agli arresti domiciliari e hanno sciolto il Parlamento.

Da lì hanno proseguito la loro marcia verso Sud, dove è forte la presenza di clan tribali armati sunniti loro avversari, delle forze di al Qaeda e di un'organizzazione secessionista che vorrebbe ricreare la divisione in due del Paese precedente al 1990. Manifestazioni anti-Huthi si sono svolte nelle strade di Taiz, la terza città yemenita, 200 chilometri a Sud di Sanaa.

Il 21 febbraio il presidente Hadi è riuscito a fuggire da Sanaa e si è rifugiato ad Aden, già capitale dello Yemen del Sud prima della riunificazione del Paese del 1990, dove ha un forte seguito tra la popolazione.

A questo punto l'ex presidente Saleh, sciita, si è schierato con gli Huthi. Giovedì forze speciali della polizia fedeli a Saleh hanno cercato di conquistare l'aeroporto, con l'intento di isolare Hadi. Ma sono state respinte dopo ore di combattimenti che hanno provocato 13 morti.

 

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