Economia

Grecia. Vince il No: spettro Grexit

06-07-2015

Un trionfo oltre ogni aspettativa. Supera il 60% il 'No' al cruciale referendum indetto dal premier Alexis Tsipras sulle proposte dei creditori di Atene in cambio di ulteriori finanziamenti per il salvataggio del Paese.

 

ATENE. Un trionfo oltre ogni aspettativa. Supera il 60% il 'No' al cruciale referendum indetto dal premier Alexis Tsipras sulle proposte dei creditori di Atene in cambio di ulteriori finanziamenti per il salvataggio del Paese. Una bocciatura senza appello della ex troika, che manda onde sismiche in tutta l'Unione europea e in particolare in direzione di Berlino, dove secondo la cancelliera Angela Merkel "Tsipras sta mandando la Grecia contro un muro".

Un mandato popolare fortissimo al premier, che ora chiede un accordo con i partner internazionali in tempi rapidi, anche "entro le prossime 48 ore": "Siamo pronti ad incontrarli già stasera", dice il capo negoziatore greco Euclid Tsakalotos, che esclude l'introduzione di una "valuta parallela" per affrontare il problema liquidità.

Questa giornata storica della Grecia era iniziata con uno Tsipras "molto ottimista" al seggio elettorale a Kypseli, accolto da una folla enorme di giornalisti e curiosi. "Oggi è un giorno di festa, perché la democrazia è una festa... Non si può ignorare la decisione di un popolo. Da domani apriamo la strada per tutti i popoli d'Europa. Oggi la democrazia batte la paura".

Poco dopo, su twitter, il premier aggiungeva: "Oggi la democrazia prende una decisione per un futuro migliore per tutti noi, in Grecia e in Europa".

A nulla sono valsi gli appelli per il 'Sì', come quello del leader di Nea Dimokratia Antonis Samaras, che votando a Pylos vicino Kalamata aveva ripetuto: "I greci decidono il futuro del Paese. Sì alla Grecia, sì all'Europa".

Il fronte del 'No' - che aveva il suo cuore nella sede di Syriza a Exarchia, dove c'erano simpatizzanti da mezzo mondo, e dove è stata intonata anche 'Bella Ciao' - è esploso in un boato quando le tv greche hanno diffuso subito dopo le 19 i loro sondaggi (non exit poll, perché non potevano permetterseli, dicono qui) che davano un messaggio univoco: la proposta dei creditori era stata bocciata dai greci. Ma da diverse ore le voci davano un 'No' in forte vantaggio. Poi le prime proiezioni della Singular Logic: il 'No' era oltre il 61%. E per strada si sono sentiti i primi clacson, mentre piazza Syntagma si riempiva di gente pronta a festeggiare in un tripudio di bandiere.

E il governo Tsipras, forte della vittoria, si è fatto subito sentire. "I negoziati devono ripartire stasera", ha detto il portavoce Gabriel Sakellaridis. "Con questo risultato il primo ministro ha ricevuto un chiaro mandato dal popolo greco, e cioè difendere la sua proposta e le sue posizioni".

"Il governo greco ora andrà al nuovo negoziato con due nuovi elementi: il rapporto dell'Fmi sull'insostenibilità del debito greco e un nuovo mandato popolare, come mostra il risultato del referendum", gli ha fatto eco Tsakalotos.

Per Atene c'è una emergenza che le supera tutte: quella delle banche, che rischiano di rimanere a secco di contanti già martedì. Per questo la Banca di Grecia è pronta a presentare una richiesta di aumento di liquidità di emergenza attraverso il programma Ela alla Bce. Stasera ad Atene si riuniscono funzionari del ministero delle Finanze e della Banca di Grecia. La richiesta verrebbe esaminata domattina dal board della Bce. E segnali sono già arrivati da quella direzione: "La Banca centrale europea ha ben chiaro che se è necessario fare di più, farà di più", ha affermato il membro francese del board della Bce, Benoit Courè.

L'Unione Europea, intanto, esamina le conseguenze del 'No': oggi a Parigi c'è un summit quasi d'emergenza sulla Grecia tra Francois Hollande e Merkel, mentre l'Italia di Matteo Renzi, assieme alla Francia, spinge per riaprire il tavolo delle trattative. Tsipras ha vinto una drammatica battaglia, ma la 'guerra' per far uscire Atene dal tunnel - ed evitare una Grexit - è ancora tutta da combattere. Tanto che in serata Jp Morgan ha fatto sapere che dal suo punto di vista l'uscita della Grecia dall'euro è adesso lo scenario base, con tutto il "caos" che ne deriverebbe.

 

 

L'Ue in stato di allerta: oggi la Merkel da Hollande

 

BRUXELLES. Tornare subito al tavolo del negoziato - come chiedono a gran voce Italia, Francia e la stessa Grecia - per trovare al più presto un accordo, un compromesso compatibile con la vittoria del 'no' al referendum e le diverse posizioni esistenti all'interno dell'Eurogruppo: questa la difficilissima sfida che attendono l'Ue e Atene nel dopo-voto su cui si confronteranno oggi a Parigi Francois Hollande e Angela Merkel. Una sfida che riguarda il futuro stesso della moneta unica - che oggi sarà sottoposto alla prova dei mercati - e che è destinata a tenere ancora l'Europa con il fiato sospeso.

Ma alternative non ce ne sono. Anche se il 'no' della Grecia rappresenta una sconfitta per le politiche di austerità imposte dall'Eurogruppo, le due parti sono condannate a trattare, partendo dall'attuale condizione di separati in casa, o per salvare in qualche modo il matrimonio celebrato all'insegna dell'euro oppure per avviarsi verso il divorzio, cioè la Grexit. Dopo la vittoria del 'no', le istituzioni europee sono in stato di massima allerta. L'Eurogruppo si riunirà presto, anche solo in videoconferenza, per valutare la situazione e compiere un primo tentativo di riavvio del dialogo.

La Bce ha convocato per oggi il consiglio direttivo nelle cui mani è il destino delle banche elleniche. La Commissione europea non ha mai smesso di lavorare dietro le quinte - nonostante le smentite ufficiali - per prepararsi a qualsiasi eventualità. Nella sede del Consiglio Europeo la sala stampa è pronta ad accogliere il circo mediatico nel caso in cui venisse convocato un vertice d'emergenza dei capi di Stato e di governo dell'Unione. Mentre il G7 sta lavorando ad una dichiarazione sulla Grecia che sarà resa nota domani.

La strada maestra resta quella del dialogo. Da Atene il portavoce del governo ha detto che la Grecia farà "tutti gli sforzi possibili per arrivare a un accordo" con i creditori "anche entro 48 ore". Secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che ha convocato il ministro Padoan per domattina, "si dovrà tornare a parlare, e la prima a saperlo è proprio Angela Merkel. Lavoriamo in stretto contatto con i nostri partner europei", ha poi aggiunto. Sulla stessa lunghezza d'onda il ministro francese dell'economia, Emmanuel Macron. "Dobbiamo riprendere i negoziati politici. Non rimettiamo in scena il trattato di Versailles", ha detto invitando i governi europei a non punire la Grecia come avvenne con la Germania dopo la Prima guerra mondiale.

Parole concilianti che devono però fare i conti con chi, a partire da Merkel (e la cancelliera non è certo isolata, almeno tra i colleghi del Nord Europa), sente di aver subito gli effetti, a suo vedere snervanti, della strategia messa in campo da Alexis Tsipras. Sfogandosi nei giorni scorsi con alcuni colleghi di partito, Merkel ha giudicato la politica del premier greco "dura e ideologica", sostenendo che essa "lascia andare il Paese a occhi aperti contro un muro". Aggiungendo che "con questo governo la Grecia non si attiene ai principi dell'Ue" e in particolare "viola quello della collaborazione".

Sul confronto dopo-voto tra Grecia e Ue inciderà quindi anche la capacità di trovare una posizione comune tra i partner dell'Eurozona per andare oltre quelli che il commissario Ue agli affari economici, il francese Pierre Moscovici, ha definito atteggiamenti "intrusivi".

"E 'abbastanza insopportabile - ha osservato - che la Commissione tenga per mano i ministri o i governi, credendo di essere legittimata a farlo, con riforme presentate in modo burocratico e che sono più o meno sempre le stesse. Quante più sono, quanto sono più dettagliate, tanto piu' - ha aggiunto - si dirigono verso la loro destinazione legittima, che è il cestino".

Intanto, anche Londra ha annunciato per oggi un vertice sugli effetti del dopo-voto tra il cancelliere dello Scacchiere George Osborne, il premier David Cameron il governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney. "La Gran Bretagna è preparata a qualsiasi cosa", ha detto Osborne. "Non c'è dubbio che la situazione greca ha un impatto sull'economia europea, che ha un impatto su di noi".

 

 

L'Italia vuole il negoziato

 

Di Cristina Ferrulli

 



ROMA. Evitare la Grexit, un "territorio ignoto" dagli esiti imprevedibili per dirla come il presidente della Bce Mario Draghi, e spingere per un ritorno al tavolo del negoziato che non guardi solo alla dimensione finanziaria ma anche a quella sociale della crisi greca. Matteo Renzi, rientrato in serata a Roma per seguire in diretta il referendum greco, ragiona così con i suoi interlocutori sulla linea che l'Italia seguirà in un'Europa scossa dal No dei greci al programma dei creditori.

Solo oggi, dopo aver analizzato in mattinata con il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan la reazione dei mercati, il premier prenderà posizione. Ma già da ieri sera, subito dopo che è stato chiaro che Tsipras aveva vinto il suo "azzardo", come l'aveva definito il premier italiano, sono partiti da Palazzo Chigi contatti e telefonate sia con le cancellerie europee sia con i vertici delle istituzioni italiane. La tensione in Ue è altissima e la via di uscita tutt'altro scontata.

"Il governo greco ha giocato con il fuoco e ora sono fortissimi, ma questo non porta automaticamente ad una riapertura del negoziato visto il muro contro muro con l'Ue e la Germania degli ultimi giorni", spiega una fonte qualificata italiana al Parlamento europeo sperando che "prevalga la ragionevolezza". E ricordando che, se mai anche i falchi nord-europei dovessero accettare le riprese dei negoziati, ogni eventuale accordo dovrebbe passare le forche caudine dei Parlamenti, Bundestag in primis.

Ma il ritorno al tavolo è l'unica via che Renzi aveva immaginato a prescindere dall'esito del referendum. Va conservata, spiegano fonti del Tesoro, "l'integrità dell'eurozona" e questo può avvenire solo mettendo da parte le rigidità e tornando alla trattativa. E, prendendo atto "con rispetto" del risultato del referendum, come sostiene il Capo dello Stato Sergio Mattarella, l'Italia si augura "un nuovo programma di aiuti - indica Padoan - che tenga conto della situazione di profonda crisi della Grecia", non si limiti "alla dimensione finanziaria" ma affronti "il bisogno di investimenti e profonde riforme delle istituzioni economiche necessarie per rimettere l'economia greca sulla strada di una crescita sostenibile". Perchè, al di là del terremoto politico e finanziario, che il referendum greco rischia di innescare, la vittoria dei No è per il governo italiano la conferma che in Europa bisogna invertire la rotta del rigore e tornare ad una visione e a politiche più vicine ai cittadini.

Questo non vuol dire per Renzi che i greci non debbano impegnarsi in quella strada delle riforme, che l'Italia ha intrapreso anche a costo di misure impopolari, ma è giunta l'ora che tutti prendano atto che una correzione è necessaria. Anche per fermare, spiegano esponenti renziani, quelle spinte populiste e anti-euro che dal referendum ateniese alzano ancora di più la testa in tutta Europa.

 

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